'Salviamo le biblioteche della Sicilia', appello degli scrittori

Accanto alle denunce delle carenze strutturali, la richiesta di una legge regionale per rilanciare i presìdi culturali dell’isola

(Il gruppo degli Olmi al Salone del Libro)
(Il gruppo degli Olmi al Salone del Libro)
17 maggio 2026 | 16.36
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Dal Salone Internazionale del Libro di Torino si è levata una voce collettiva che arriva dalla Sicilia e che chiede attenzione, ascolto e soprattutto interventi concreti in favore della lettura, della diffusione dei libri e della valorizzazione della biblioteche pubbliche. È la voce degli Olmi, il gruppo di scrittrici, scrittori e giornalisti siciliani nato sulla scia della mobilitazione per salvare la biblioteca “Marsiano” di Niscemi (Caltanissetta), in bilico su una spaventosa frana, simbolo di una battaglia più ampia che riguarda il futuro dei presìdi culturali dell’isola.

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Nel corso di un incontro nello stand della Regione Sicilia, moderato dalla giornalista Elvira Terranova, sono stati accesi i riflettori sulle profonde difficoltà che attraversano il sistema bibliotecario siciliano: carenza di personale specializzato, orari ridotti, assenza di cataloghi digitali efficienti, strutture chiuse o dimenticate, mancanza di una normativa regionale organica e scarsità di investimenti pubblici. Un quadro definito “sconfortante e a tratti desolante”, ma che al tempo stesso ha mostrato il volto di una Sicilia diversa, fatta di bibliotecari, operatori culturali e cittadini che, spesso in silenzio e con poche risorse, continuano a tenere vive le biblioteche come luoghi di incontro, conoscenza e coesione sociale. Il gruppo degli Olmi ha avanzato, tra l'altro, la richiesta di un incontro con l’assessore ai Beni culturali e identità siciliana, Francesco Scarpinato, per ottenere chiarimenti in merito ai progetti di legge presentati per regolamentare lo status delle biblioteche sull’isola e per chiedere una riapertura dei centri di cultura dimenticati che possono rappresentare un potente centro di integrazione per la comunità.

Il dibattito ha assunto così valore di un manifesto civile e culturale. Non solo una denuncia, ma una richiesta di cambiamento che punta a ricostruire il rapporto tra cultura, istituzioni e società civile. Al centro della mobilitazione c’è il caso della Biblioteca comunale di Niscemi, diventata emblema di una fragilità diffusa. “Dobbiamo preservare la nostra memoria. Dobbiamo salvare la biblioteca di Niscemi, questo edificio in bilico, che sembra un simbolo dello stato delle istituzioni culturali siciliane”, ha dichiarato la scrittrice Stefania Auci, tra le voci più autorevoli intervenute all’incontro, autrice della saga bestseller dei Florio ("I leoni di Sicilia", "L'inverno dei leoni" e "L'alba dei leoni", pubblicati da Editrice Nord). Auci ha parlato apertamente delle “numerose criticità” che affliggono le biblioteche pubbliche dell’isola, sottolineando come il problema non riguardi soltanto gli edifici o i finanziamenti, ma il valore stesso attribuito alla cultura. “Vogliamo dare voce a chi custodisce le parole. Vogliamo una legge regionale sulle biblioteche”, ha affermato, evidenziando anche un paradosso che accomuna molte realtà siciliane: “Spesso gli orari delle biblioteche sono nemici del pubblico. Abbiamo in Sicilia fame di cultura ma non troviamo pane per sfamarci”.

“Vogliamo che le biblioteche siano le case di tutti”, ha detto la scrittrice Vanessa Ambrosecchio, rilanciando l’idea di biblioteche aperte, inclusive e accessibili, capaci di diventare luoghi di integrazione sociale oltre che di conservazione del sapere. Sulla stessa linea anche l’intervento dello scrittore Ugo Barbàra, che ha posto l’accento sulla necessità di rafforzare il legame tra biblioteche e territorio. “Serve rivitalizzare le biblioteche locali per far conoscere al pubblico il territorio attraverso le pubblicazioni. Riportare la gente nelle biblioteche. Servono nuove iniziative per rendere le biblioteche aperte alla collettività”.

Il tema delle risorse insufficienti e dell’assenza di programmazione pubblica è stato affrontato anche dalla scrittrice Barbara Bellomo. “I territori hanno fame di cultura ma le istituzioni locali non riescono spesso a dare risposte per mancanza di risorse pubbliche o anche per mancanza di interesse”, ha spiegato. Bellomo ha però voluto sottolineare anche l’esistenza di una rete di esperienze positive: “Esistono tante buone pratiche da parte di gruppi di cittadini che vanno raccolte e valorizzate. Mancano bibliotecari e gli orari spesso sono ridotti”. Una fotografia condivisa da Rosa Maria Di Natale, che ha voluto riconoscere il lavoro quotidiano del personale bibliotecario: “C’è tanta buona volontà tra il personale delle biblioteche comunali e danno il loro meglio, ma servono politiche pubbliche di sostegno puntuali”.

Tra le questioni emerse con maggiore forza c’è anche il vuoto normativo che caratterizza il settore. “C’è un vuoto normativo da colmare per fare delle biblioteche un luogo centrale nelle comunità locali”, ha dichiarato Gaspare Grammatico, indicando la necessità di una legge regionale capace di definire funzioni, finanziamenti e standard minimi per le biblioteche siciliane.

Un appello raccolto anche dal giornalista e scrittore Gaetano Savatteri, che ha chiamato direttamente in causa le istituzioni regionali: “La Regione deve occuparsi di questo e da qui parte un appello agli amministratori perché si interessino anche di questa priorità culturale”. Proprio per questo gli Olmi hanno annunciato la richiesta di un incontro con l’assessore regionale Francesco Scarpinato. Dal Salone del Libro, dunque, non è arrivata soltanto una denuncia. È emersa soprattutto la volontà di costruire "una nuova idea di biblioteca: non più semplice deposito di libri, ma presidio democratico, luogo di partecipazione, strumento di emancipazione culturale e sociale", come ha sintetizzato Elvira Terranuova. (di Paolo Martini)

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