Il Senato ha approvato in prima lettura il Decreto Fiscale (Dl 38/2026), rinnovando la fiducia al Governo con 99 voti favorevoli e 56 contrari. Il provvedimento, ora all’esame della Camera per la seconda fase dell’iter parlamentare, presenta diversi interventi sia a favore delle imprese sia dei contribuenti, introducendo modifiche rispetto al testo originario. Tra le principali misure figura l’ampliamento del perimetro della cosiddetta “rottamazione”, che consente ai contribuenti di estinguere i debiti iscritti a ruolo beneficiando di condizioni agevolate. Per quanto riguarda il sistema produttivo, il decreto rafforza il credito d’imposta legato al piano Transizione 5.0 e introduce nuovi strumenti di sostegno, tra cui un contributo destinato all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili. Viene inoltre potenziato il fondo gestito da SIMEST, con un incremento del cofinanziamento a fondo perduto fino al 20% per le imprese colpite dall’aumento dei costi energetici connesso alla crisi nel Golfo, percentuale che può arrivare al 30% nel caso delle piccole e medie imprese. Particolare rilievo assume un emendamento approvato nel corso dell’esame in Commissione, relativo all’interpretazione della normativa sull’utilizzo dei proventi delle aste ETS (Emission Trading System) per interventi di decarbonizzazione nel settore marittimo. La disposizione, formulata come norma di interpretazione autentica, interviene per chiarire l’ambito applicativo della lettera r-ter), comma 7, dell’articolo 23 del decreto legislativo 9 giugno 2020, n. 47. Nel dettaglio, l’emendamento stabilisce che gli interventi di decarbonizzazione nel comparto marittimo – inclusi quelli volti al miglioramento dell’efficienza energetica delle navi attraverso operazioni di ammodernamento (refitting), l’introduzione di tecnologie innovative e l’adozione di sistemi di propulsione a zero emissioni – debbano essere realizzati presso cantieri situati all’interno dell’Unione europea. La norma include anche l’utilizzo di combustibili alternativi sostenibili, come idrogeno, metanolo e ammoniaca prodotti da fonti rinnovabili. L’intervento viene considerato significativo in quanto mira a fornire un quadro interpretativo più definito, riducendo possibili incertezze applicative sull’impiego delle risorse ETS. Allo stesso tempo, introduce un criterio territoriale che orienta gli investimenti verso il sistema industriale europeo, con possibili implicazioni sia sul piano economico sia su quello strategico. In particolare, la disposizione contribuisce a rafforzare il coinvolgimento della filiera navalmeccanica europea nei processi di transizione energetica del settore marittimo e a limitare il rischio di delocalizzazione degli interventi verso Paesi al di fuori dello Spazio Economico Europeo. Nel complesso, l’emendamento si inserisce nel più ampio quadro delle politiche europee e nazionali orientate alla riduzione delle emissioni e alla promozione di tecnologie sostenibili, assumendo una valenza che non è solo ambientale ma anche industriale, in quanto lega gli obiettivi di decarbonizzazione alla tutela e allo sviluppo delle capacità produttive interne all’Unione. Il provvedimento prosegue ora il suo iter alla Camera dei deputati, dove è iniziato l’esame in Commissione Finanze in sede referente. L’approdo in Aula è previsto per il 19 maggio, tappa decisiva per la definitiva conversione del decreto in legge.