Il 5G cresce nel mondo, ma l’Italia rischia di arrivare in ritardo alla fase decisiva della rivoluzione digitale: quella in cui intelligenza artificiale e reti mobili diventano un’unica infrastruttura strategica per l’economia, l’industria e i servizi pubblici. È il messaggio lanciato da Andrea Missori, presidente e amministratore delegato di Ericsson Italia, che AdnKronos ha incontrato ieri a Milano in occasione di un evento stampa. Senza una rapida accelerazione degli investimenti nel 5G Standalone – il cosiddetto “vero 5G” – il divario competitivo tra Europa, Italia e le economie più avanzate è destinato ad ampliarsi.
A livello globale, il 5G è oggi l’unica tecnologia mobile in crescita per numero di utenti. Gli abbonamenti hanno superato i 3 miliardi alla fine del 2025, con 660 milioni di nuove attivazioni nell’ultimo anno, mentre metà del traffico dati mobile mondiale viaggia già su reti di quinta generazione. Nel mondo sono 390 gli operatori che offrono servizi 5G e oltre 90 hanno già lanciato reti 5G Standalone commerciali.
Il cambiamento più significativo riguarda però la trasformazione del traffico dati provocata dall’intelligenza artificiale. Se finora la crescita delle reti è stata trainata soprattutto dal consumo di video e servizi cloud, con un traffico prevalentemente orientato al download, l’AI sta aumentando rapidamente il peso dell’“uplink”, cioè dei dati inviati dai dispositivi verso la rete. Una tendenza destinata ad accelerare con la diffusione di agenti intelligenti, robot industriali, veicoli autonomi e sistemi di sensoristica avanzata.
Anche in Italia i segnali sono già evidenti. Negli ultimi cinque anni il traffico mobile in uplink è aumentato del 165%, superando la crescita del download, ferma al 128%. Tra il 2023 e il 2025 il divario si è ulteriormente ampliato: +68% per l’uplink contro +36% per il downlink. Oggi il traffico in uscita rappresenta già il 12,3% del totale sulle reti mobili nazionali.
Per sostenere questa evoluzione, le reti dovranno essere ripensate. L’infrastruttura mobile è stata infatti progettata per privilegiare il download, mentre le nuove applicazioni basate sull’intelligenza artificiale richiederanno connessioni sempre più simmetriche, stabili e con tempi di risposta garantiti. Le previsioni indicano che entro il 2031 il traffico uplink potrebbe triplicare rispetto ai livelli attuali nello scenario intermedio di adozione dell’AI e arrivare a quintuplicarsi in quello più avanzato.
In questo contesto il nodo centrale è rappresentato dal 5G Standalone, la versione della tecnologia che utilizza un’architettura completamente nuova e indipendente dal 4G. Questa evoluzione consente di offrire prestazioni avanzate, bassa latenza e soprattutto servizi di connettività differenziata, con livelli di qualità garantiti per applicazioni industriali, logistiche o di pubblica utilità. A livello internazionale, 84 delle 151 offerte commerciali basate sul 5G Standalone prevedono già forme di connettività premium e dedicata. L’Europa, tuttavia, resta indietro rispetto a Stati Uniti, Cina e Corea del Sud. Nel continente il 5G Standalone raggiunge appena il 5-6% della popolazione. In Italia il primo servizio commerciale di questo tipo è stato lanciato da WindTre alla fine del 2025.
Il ritardo europeo è legato anche a fattori regolatori e industriali. Tra le priorità indicate figurano il consolidamento del mercato delle telecomunicazioni, la revisione del modello di assegnazione delle frequenze, una riflessione sul principio della net neutrality per consentire servizi differenziati e un maggiore orientamento degli investimenti pubblici verso reti considerate infrastrutture critiche per difesa, sanità, trasporti e sicurezza.
Il tema non riguarda soltanto la competitività tecnologica ma la stessa autonomia strategica del continente. La capacità di sviluppare e controllare infrastrutture di comunicazione sicure e affidabili viene indicata come una condizione essenziale per sostenere la crescita dell’intelligenza artificiale e dei servizi digitali del futuro. "Osserviamo una tendenza sempre più evidente: le reti mobili non sono solo infrastrutture di connettività per i consumatori, ma il sistema nervoso su cui si regge la competitività economica e la resilienza dei sistemi Paese", ha dichiarato Andrea Missori, presidente e amministratore delegato di Ericsson Italia e responsabile South Europe and Eurasia. "L’Europa e l’Italia hanno il talento, la competenza e una base industriale solida per essere protagoniste, e non spettatrici, della prossima rivoluzione tecnologica. Serve il coraggio di trasformare questi punti di forza in scelte concrete, investendo su reti sicure e affidabili, pronte a sostenere i cambiamenti dirompenti portati dall’intelligenza artificiale". (di Andrea Persili)