Carburanti, Marsiglia (Federpetroli): "Taglio accise non basta, serve una riforma energetica strutturale"

Taglio del gasolio e accordi di transito nello Stretto di Hormuz non bastano: per il presidente di Federpetroli, Michele Marsiglia, servono riforme energetiche strutturali anziché interventi spot. Tra i rischi nel Mar Rosso, le tensioni in Medio Oriente e l'impatto economico degli attacchi sulle rotte commerciali, l'instabilità dei prezzi continua a pesare sui consumatori e sullo scenario geopolitico globale.

 - Ipa/Fotogramma
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06 agosto 2026 | 16.35
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Diciassette centesimi di taglio al costo del gasolio sono un "sostegno positivo" alla popolazione, "ma è ancora troppo poco". Quello che serve per uscire dall'attuale crisi energetica e da quelle futuro è "una riforma strutturale incentrata sulla politica energetica a 360 gradi". Solo così l'Italia "potrà contare su un polmone pulsante di una propria energia strutturata senza avere difficoltà". Così il presidente di Federpetroli, Michele Marsiglia, intervistato dall'Adnkronos. Non si tratta di azioni attuabili velcemente - è necessario un Parlamento che voti unitamente a riguardo -, ma l'energia "è la prima cosa cui mettere mano". Marsiglia avverte: "Vedo già da anni il governo fare solo piccole manovre spot, così si perdono soldi e non si portano benefici ai consumatori. Questo taglio delle accise del carburante si esaursce". Ciò che servirebbe, secondo il presidente della federazione, è una politica energetica nazionale "chiara e definita" che metta mano a tutte le fonti di energia disponibile, non solo quelle fossili. "Le compagnie petrolifere sono facenti parte in toto dell'economia circolare".

In Medioriente la situazione resta incerta. Iran e l'Oman sono vicini alla finalizzazione di un accordo quadro per la navigazione commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz, ma il deal non riaprirà automaticamente la via navigabile. L'accordo proposto avrebbe una durata di 60 giorni e non prevede pedaggi né pagamenti per servizi alle navi che transitano nello Stretto. L'intesa avrebbe lo scopo di sbloccare la situazione e avviare i negoziati tecnici tra Stati Uniti e Iran. "Ogni accordo ci dà sempre la speranza ed è sempre positivo. Iran e Oman sono due nazioni molto importanti del Medio Oriente e ci danno più affidabilità. Da questo a dire che la questione si è risolta c'è di mezzo il mare", commenta il presidente della federazione. Nel Mar Rosso proseguono gli attacchi Houthi alle petroliere. In mattinata, una salva di missili è stata lanciata contro una petroliera saudita al largo della costa di Yanbu, città portuale del regno sul Mar Rosso, e un altro attacco contro una petroliera saudita nel Golfo di Aden. "La causa principale di questa fiammata è rappresentata da Israele. Se le politiche belliche di Israele non verranno riviste quell'area resterà sempre compromessa e sarà sempre in una fase di apertura. Uscire da Hormuz e rimanere bloccati in altri stretti comporta ulteriori costi e pericoli".

Dopo quasi sei mesi, perdura la guerra iniziata dal presidente statunitense che si trova ad affrontare le midterm, il prossimo novembre, con una popolarità da mesi in calo. "Negli Stati Uniti quello che non cala è il prezzo della benzina al gallone - evidenzia Marsiglia -.Gli americani hanno scommesso sulle politiche Trump sperando che i loro costi sarebbero rimasti in equilibrio. Questo non è successo e la situazion interna non è ottimale: c'è un presidente che, oltre a essersi accorto di non avere le compagnie petrolifere vicino come immaginava, vede anche un distaccamento degli stati federali".

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