Unc: "Gasolio record dal 28 luglio". Le associazioni dei consumatori: "Governo intervenga subito". I taxi: "Presto stop servizi senza regole contro i rincari"
Non si ferma la corsa dei prezzi dei carburanti. Il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha reso noto che, in base agli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit, in data odierna - giovedì 20 agosto 2026 - il prezzo medio dei carburanti in modalità ‘self service’ lungo la rete stradale nazionale è pari a 2,002 euro/l per la benzina e 2,116 euro/l per il gasolio. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 2,077euro/l per la benzina e 2,186 euro/l per il gasolio.
“La benzina sfonda oggi i 2 euro nella rete stradale, mentre il gasolio, sia in autostrada che nella rete stradale, registra il valore più alto dal 28 luglio, primo giorno in cui in teoria entrava in vigore il taglio di 14 centesimi sulle accise che, dopo la proroga del 6 agosto, durerà fino al 24 del mese, riduzione che però si è vista alle pompe solo a partire dal 29 luglio - afferma Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori - In particolare, in autostrada si vende, secondo le medie Mimit, a 2,186 euro al litro, mentre nelle strade, dove ieri ha già sfondato la soglia di 2,1 euro (2,107), si trova, secondo i nostri calcoli basati sulla media dei prezzi regionali che, a differenza di quella del Mimit, include anche Bolzano e Trento, a 2,119 euro al litro".
"La benzina, che in autostrada costa oggi 2,077 euro al litro, nella rete stradale, secondo le medie regionali che includono Bolzano e Trento, si vende a 2,005 euro al litro - prosegue Dona - Per questo chiediamo al Governo di intervenire subito, prima della scadenza del 24 agosto, per innalzare la riduzione sul gasolio da 14 a 30 centesimi, così da far scendere il prezzo sotto i 2 euro al litro in autostrada e per fare finalmente qualcosa per chi ha l'auto a benzina: urge un taglio di 15 cent per tornare a un prezzo ragionevole di 1,9 euro al litro in autostrada".
Per il Codacons, con la benzina che supera la soglia psicologica dei 2 euro al litro in tutta Italia il governo non ha più scusanti e deve intervenire immediatamente con un ulteriore taglio delle accise esteso anche alla verde. L'escalation dei listini alla pompa sta avendo effetti devastanti sulle tasche degli italiani, denuncia l'associazione. Solo a luglio gli italiani hanno speso per i rifornimenti di benzina e gasolio 782 milioni di euro in più rispetto allo stesso mese del 2025, e il conto rischia di aggravarsi: con i listini ai livelli attuali la stangata complessiva per il bimestre luglio-agosto rischia di raggiungere quota 1,8 miliardi di euro solo a titolo di maggiore spesa ai distributori rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
"Il governo deve intervenire con urgenza non solo per prorogare fino alla prima settimana di settembre il taglio delle accise sul gasolio in scadenza il prossimo 25 agosto, ma anche per estenderlo alla benzina considerando che oltre 17 milioni di automobili in Italia sono alimentate con tale tipologia di carburante - afferma il Codacons - In assenza di misure il controesodo estivo si trasformerà in un massacro per i portafogli delle famiglie, e ci aspettiamo nelle prossime ore dall'esecutivo un provvedimento incisivo che non può più essere rimandato".
"Le segnalazioni che riceviamo dalle nostre 370.000 imprese associate sono sempre più numerose e allarmanti: molte realtà sono allo stremo e in diversi comparti si concretizza il rischio di fermare la produzione. Non si può fare impresa in queste condizioni. La produzione non va in ferie, ma i provvedimenti del governo restano del tutto inefficaci. Mentre il Parlamento è fermo per la pausa estiva, migliaia di imprese vedono lievitare i costi di trasporto, produzione e distribuzione", ha dichiarato in una nota Stefano Ruvolo, presidente di Confimprenditori, in merito alla questione carburanti.
Anche Ruvolo ha aggiunto che "servono provvedimenti immediati: chi lavora ogni giorno non può permettersi di aspettare la fine delle ferie. Il rischio concreto è il collasso di interi settori produttivi".
Con la benzina che sfonda oggi i 2 euro nella rete stradale, attestandosi sui 2,002 euro al litro, e il gasolio registra il valore più alto dal 28 luglio (2,116 euro/l), i taxi rischiano di fermarsi "a breve". Lo denunciano all'AdnKronos i lavoratori e i sindacati di settore, paragonando la situazione a un 'buco nero': "Il prezzo del carburante sale ma non le tariffe, così si rischia di andare a lavorare sottocosto", dice Riccardo Cacchione, coordinarore nazionale Usb Taxi e da 20 anni tassista nella Capitale.
"Se facciamo un conto a spanne - spiega Cacchione, citando i numeri del Mimit - da gennaio di quest'anno a oggi la benzina è aumentata del 22,8%, il gasolio del 26%. Avevamo chiesto a Roma Capitale un aggiornamento delle tariffe prevedendo un aumento del 5%, invece è stato inferiore all'1%. Tra l'altro, l'aggiornamento dovrebbe essere annuale e invece è arrivato dopo 2 anni. Inoltre, abbiamo una cosa che si chiama credito d'imposta che ci permette di recuperare annualmente parte delle accise. Facendo un rapido calcolo, recuperiamo circa un euro al giorno. Ora con l'intervento sul taglio delle accise perderemo anche quello".
Sulla questione delle tariffe insiste anche Vincenzo Donzelli, tassista napoletano da 15 anni e nel direttivo nazionale dell'Uti - Unione tassisti italiani: "Non abbiamo nessuna agevolazione sui rifornimenti e abbiamo una tariffa amministrata, significa che il prezzo del servizio noi non lo possiamo aumentare e il costo delle spese, compresi i rincari dei carburanti, è tutto a discapito del guadagno. Faccio un esempio: la tariffa stazione-aeroporto di Napoli è ferma da anni a 21 euro". A gravare ulteriormente sulla situazione, il caldo record di questa estate: "Con le temperature che ci sono, la corsa in taxi si fa con l'aria condizionata, altrimenti il cliente soffre, ma l'auto così consuma di più. Le misure messe in campo finora sono solo palliativi, servono interventi strutturali".
Quali? Lo ricorda Alessandro Genovese, responsabile nazionale Ugl Taxi. "A giugno e alla fine di luglio abbiamo più volte scritto al governo ma non abbiamo avuto risposte", dice in riferimento al documento condiviso con tutte le principali sigle dei tassisti (Agci, AtiTaxi, Associazione Tutela Legale Taxi, Claai, ConsulTaxi, Fast Confsal Taxi, Federtaxi Cisal, Filt Cgil Taxi, Orsa Taxi, SataM, Sitan, Sul Taxi, Tam, Ugl Taxi, Uiltrasporti, Unimpresa, Unione Artigiani, Uritaxi e Usb Taxi) in cui si chiedeva "urgentemente" il rafforzamento del credito d’imposta sul carburante, la riduzione del costo dei carburanti per i taxi, meccanismi automatici di adeguamento del credito in relazione all’andamento dei prezzi di benzina e gasolio e l'apertura di un tavolo di confronto. "La categoria taxi sta affrontando una fase estremamente critica. Senza interventi concreti e tempestivi, molte imprese individuali e familiari rischiano di non riuscire più a sostenere i costi dell’attività", si legge nel documento.
L'aumento dei prezzi dei carburanti "non è solo un problema delle imprese dell'autotrasporto ma riguarda la competitività dell'intero sistema produttivo italiano". "Il governo italiano dovrebbe intervenire con più determinazione", dice all'AdnKronos Paolo Uggè, presidente della Fai-Conftrasporto e di Unatras, perché "intervenire sul costo per queste imprese, che garantiscono più dell'80% del trasporto merci in Italia, vuol dire consentire al sistema italiano di non perdere competitività. Aspetto, questo, non adeguatamente preso in considerazione".
"Non è possibile che quando il prezzo del barile diminuisce ci vogliono 2-3 giorni per vedere l'effetto sui prezzi, mentre non accade il contrario, quando il prezzo del barile sale i rincari sono immediati. La speculazione è evidente", denuncia Uggè tornando a sollecitare "un confronto tra le parti, anche con l'obiettivo di mettere in campo un monitoraggio per evitare forme speculative", ma "siamo ancora in attesa che la Consulta Generale dell'Autotrasporto e della Logistica diventi operativa, e questo non è positivo".
Per Uggè c'è anche una questione legata alla sicurezza. "Bisogna smettere di scaricare i costi sulle imprese, anche perché il rischio è che queste cerchino di aumentare la propria competitività in altri modi che finiscono per impattare sulla sicurezza stradale, per esempio sulla manutenzione".
A chidere un intervento del governo è anche Giuseppe Conte, leader del M5S. "La benzina sfonda i 2 euro al litro anche fuori dalle autostrade, il gasolio è fuori controllo e si è mangiato da un pezzo i miseri e tardivi interventi del Governo, settembre è alle porte e per diverse famiglie fra libri e materiale scolastico potrebbero andare via fino a 1.400 euro a studente, per non parlare del rischio di nuove stangate delle bollette visto il prezzo del gas. Serve un Consiglio dei ministri straordinario per intervenire subito, anche se siamo già in forte ritardo", scrive sui social, aggiungendo: "Serve recuperare risorse anche dagli extraprofitti di settori che hanno fatto utili record con le varie emergenze e che sono intoccabili per questo Governo. Serve che il nostro Governo riunisca subito a Bruxelles i leader europei per un nuovo Pnrr contro questa crisi collegata a guerre che hanno lasciato correre anche se a pagare sono i cittadini. Serve rivedere subito gli impegni sul Riarmo per spostare gli investimenti dove servono davvero. Per 4 anni hanno completamente dimenticato di fare quello per cui erano stati scelti: offrire soluzioni ai problemi reali".