Il vicepresidente della Bce Luis De Guindos avverte che il conflitto in Iran impatterà sull'inflazione, sottolineando la necessità di conservare la razionalità e prudenza sui tassi d'interesse.
Lo choc della guerra in Iran "si manifesterà prima sugli indicatori dell'inflazione che su quelli relativi alla crescita" dell'area euro ed è "importante" che la Bce conservi "la razionalità". Lo dice il vicepresidente della Bce Luis De Guindos, in audizione oggi alla commisisone Econ del Parlamento Europeo a Bruxelles.
Il mondo, osserva il banchiere centrale spagnolo, "è molto diverso da quello del 2021-22: allora avevamo la pandemia di Covid e politiche monetarie e fiscali molto espansive, con la riapertura dell'economia e l'invasione dell'Ucraina, una successione di eventi abbastanza unica. Ci sarà ovviamente un impatto sui prezzi dell'energia" e potrebbe esserci uno "choc sul versante dell'offerta", ma oggi "la politica monetaria e quella fiscale sono molto diverse" da 4-5 anni fa.
Nell'ultima riunione dell'esecutivo, ricorda, "abbiamo deciso di mantenere i tassi invariati", in attesa di "raccogliere più informazioni sull'evoluzione della guerra", su un fenomeno "esogeno" come la guerra. Per valutare l'impatto della guerra "dovremo aspettare ancora un po'", per cui "dovremo aspettare fino a giugno, quando avremo nuove proiezioni".