Trattive in stallo all'esito dell'ultimo incontro finora calendarizzato sulla vertenza, il tavolo riprenderà dopo la pausa estiva ma i sindacati temono che l'azienda arrivi a ottobre con un piano semplicemente "mitigato" e denunciano una delocalizzazione nei fatti già in atto
Electrolux rimandata a settembre. Dopo due ore di confronto, tanto è durato l'incontro di oggi al Mimit, l’ultimo di quelli finora calendarizzati sulla complicata vertenza, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso rinvia tutto ai prossimi incontri tecnici del 2-3 settembre che affronteranno “i singoli aspetti della vertenza” per arrivare alla plenaria a ottobre. Dopo i tre tavoli tecnici del 25 e 30 giugno e del 14 luglio scorsi e la plenaria di oggi, resta dunque in stallo la trattativa azienda-governo-sindacati sul piano presentato da Electrolux che prevede 1719 esuberi e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d'Esi. Da una parte Electrolux, che si è detta disponibile a rivedere il piano ma in cambio di maggiori investimenti, un taglio dei costi energetici e un aumento della competitività degli stabilimenti italiani; dall'altra i sindacati che chiedono di avviare una discussione che non preveda né esuberi né chiusure; in mezzo il governo che ha giudicato sin dall’inizio “irricevibile” il piano dell’azienda.
“Ci aspettiamo che l’azienda dia seguito al confronto, ritirando il piano presentato e trasformando il confronto in una nuova proposta industriale che assicuri prospettive concrete agli stabilimenti italiani, salvaguardando l’occupazione e la capacità produttiva”, ha detto Urso oggi al tavolo, chiarendo anche che "il costo dell’energia, pur meritevole di attenzione, ha un’incidenza limitata e non può essere indicato come la causa determinante della crisi. Serve dunque un vero progetto industriale". Il governo, ha detto Urso, è pronto "ad accompagnare questo processo di transizione verso una soluzione condivisa" mettendo in campo tutti gli strumenti disponibili: ammortizzatori sociali, sostegno dei volumi produttivi e strumenti di incentivo agli investimenti. "Ma ogni intervento pubblico - ha sottolineato il ministro - dovrà inserirsi in un piano serio e verificabile, con impegni chiari da parte dell’azienda e dei sindacati, sulla produzione, sull’occupazione e sul futuro degli stabilimenti italiani”.
A quanto apprende l'Adnkronos, l'amministratore delegato di Electrolux Italia, Massimiliano Ranieri, oggi al tavolo avrebbe rassicurato i presenti sul fatto che "se siamo seduti a questo tavolo vuol dire che vogliamo riscrivere un piano per generare un percorso di sostenibilità che ci porti a una soluzione diversa rispetto a quella che avevamo definito inizialmente". Ma restano forti le perplessità dei sindacati. Intanto perché la delocalizzazione sarebbe di fatto in atto, con il confronto ancora in corso. “Nel sito di Cerreto, l'azienda continua insistere con codici che vengono trasferiti in Polonia, questa cosa è inaccettabile soprattutto quando la discussione è ancora in corso”, fa notare il segretario generale della Fim Cisl, Ferdinando Uliano, al termine del tavolo di oggi. E poi, come ha evidenziato Barbara Tibaldi, segretaria nazionale Fiom Cgil, c'è il timore che si arrivi a ottobre “con una proposta di mitigazione di un piano dannosissimo” mentre per Fiom “il tema è uno solo: ritiro dei licenziamenti e rinunciare a chiudere Cerreto”.
Per Davide Sperti, segretario generale della Uilm, "la trattativa è vitale, ma a patto che sia a vantaggio di tutti. Non vogliamo discutere di tagli. Non parliamo di numeri da esibire sulle slide, ma del futuro di migliaia di vite umane, bisogna avere la serietà di non partire già come stanno facendo su Cerreto, su cui ancora parlano di mancanza di soluzioni con delocalizzazioni verso la Polonia o la Thailandia. Questo vuol dire rispettare anche tutto il tavolo di interlocuzione".
Insomma, sì ai sostegni ma solo a condizione che si salvino posti di lavoro, capacità produttiva e stabilimenti, Cerreto compreso. Si vedrà, dunque, a ottobre. Nel frattempo “gli stabilimenti sono tutti in stato di agitazione. È evidente che, se in questi giorni di pausa estiva non ci saranno forzature, noi non ne faremo. È altrettanto certo che a settembre ricominceremo la trattativa con i lavoratori allertati e in mobilitazione”, sottolinea la Fiom.
Il tavolo - cui, oltre a Urso, hanno preso parte il ministro per i rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, sindacati, azienda, rappresentanti di Confindustria, Comuni e Regioni - ha messo in luce anche un'altra questione, che travalica i confini: “La vertenza Electrolux è un caso europeo, non solo nazionale. Negli ultimi sei anni sono già stati chiusi 25 stabilimenti dell’elettrodomestico in Europa: bisogna agire subito o rischiamo il collasso industriale”, ha fatto notare il ministro Urso, che per il 26 settembre si aspetta anche di avere dalla Commissione Europea risposte concrete sulla revisione Cbam e sulla strategicità del settore elettrodomestico.