Energia, da Ue flessibilità dello 0,6% in tre anni

Il margine di manovra, concesso dalla Commissione europea, per affrontare la crisi energetica determinata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz

Bandiere europee - Afp
Bandiere europee - Afp
04 giugno 2026 | 00.07
LETTURA: 5 minuti

La Commissione Europea ha deciso di concedere a tutti gli Stati membri dell'Ue che lo desiderino un margine di manovra fino allo 0,3% del Pil annuo, per un periodo di tre anni e con un tetto massimo cumulativo dello 0,6% del Pil, per affrontare la crisi energetica determinata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. La misura rientra nella clausola di salvaguardia nazionale già concessa per le spese nella difesa ed è stata ufficializzata oggi a Bruxelles dal commissario all'Economia Valdis Dombrovskis che, sia pure al "passo dell'alpino lettone" come aveva detto Giancarlo Giorgetti, ha trovato una soluzione in grado di soddisfare le richieste di Roma.

CTA

E' la risposta della seconda Commissione, presieduta da Ursula von der Leyen alla richiesta arrivata via lettera direttamente dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, di utilizzare la clausola di salvaguardia nazionale, nei limiti già concordati per la difesa, in parte anche per l'energia, come aveva scritto la premier, preso atto che la prima opzione, l'applicazione della clausola di salvaguardia generale (usata nel marzo 2020) era impraticabile, perché non c'erano le condizioni.

Flessibilità sì, ma non per l'acquisto di combustibili fossili

Il ministro dell'Economia, che due settimane fa a Nicosia era apparso tutt'altro che pessimista sull'esito della trattativa con il commissario Dombrovskis, ha subito espresso soddisfazione per il risultato, frutto di un lavoro "lungo, serio e riservato". La flessibilità concessa, tuttavia, non potrà essere utilizzata per sostenere l'acquisto di combustibili fossili, cosa che la Commissione e l'Eurogruppo considerano entrambi inutile, costosa e controproducente. Se lo sconto sulle accise venisse prolungato per tutto il 2026, secondo la Commissione, avrebbe un costo pari, per l'appunto, allo 0,3% del Pil.

Dombrovskis: "Misure mirate e temporanee"

La clausola aggiuntiva, ha detto Dombrovskis, "non copre una riduzione non mirata delle accise". E' pensata per favorire "misure temporanee e mirate", e non per "sostenere la domanda di combustibili fossili", dato che misure di sostegno alla domanda, in un contesto di anelasticità dell'offerta (a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz, l'offerta di petrolio e prodotti raffinati si è ridotta), non farebbero altro che "sostenere prezzi più elevati", con il risultato che gli Stati Ue "spenderebbero molti soldi per ottenere vantaggi limitati".

Flessibilità per progetti energie rinnovabili

Invece, la flessibilità servirà per progetti che accelerino la transizione alle energie rinnovabili, un campo in cui l'Italia, ha sottolineato la Commissione nelle raccomandazioni, è troppo "lenta". Ogni Stato membro, ha spiegato Dombrovskis, potrà "richiedere l'estensione" della clausola nazionale di salvaguardia anche per l'energia, coprendo "misure adottate da febbraio 2026" che "aiutino a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili".

Ad esempio, ha elencato il commissario lettone, servirà per finanziare "investimenti su larga scala in progetti per rafforzare le reti elettriche", per sostenere lo sviluppo delle "energie rinnovabili", misure come aiuti per le aziende che "si allontanano dalle fonti fossili", come "sussidi per auto elettriche", per l'acquisto di "pompe di calore", per "installazioni solari", oppure "batterie" per stoccare l'energia prodotta e misure di questo genere.

La flessibilità fino allo 0,3% del Pil per tre anni, per un massimo cumulativo pari allo 0,6% nel periodo, è all'interno dell'1,5% utilizzabile per le spese nella difesa; per i Paesi che abbiano già utilizzato tutto lo spazio disponibile, anche per garantire la "parità di trattamento", potrebbero ricevere una flessibilità aggiuntiva "temporanea e limitata", alle stesse condizioni degli altri Stati membri. In questi casi, la Commissione dovrà "rivalutare" se le deviazioni non compromettano la sostenibilità di bilancio.

Perché, come ha detto Dombrovskis, "competitività" dell'Ue e "sostenibilità" dei conti pubblici vanno "di pari passo" e la solidità dei conti pubblici dei Paesi dell'Eurozona è una precondizione per la tenuta dell'euro. Ora la Commissione, anche per evitare problemi nel Consiglio, che era tutt'altro che propenso ad accogliere le richieste dell'Italia, dovrà vigiliare per evitare 'partite di giro', cioè che la flessibilità finisca in realtà per finanziare quelle misure di sostegno ai fossili che l'Ue scoraggia e sconsiglia: "Dobbiamo lavorare sull'eligibilità" delle misure finanziabili, ha spiegato un alto funzionario Ue. "Dovremo trovare un modo per assicurare che tutto quello che verrà fatto sia aggiuntivo".

Il rapporto saldo tra Ursula von der Leyen e Giorgia Meloni

In ogni caso, al di là della soluzione tecnica individuata e della rimodulazione della destinazione dei fondi, la scelta di Ursula von der Leyen di rispondere positivamente alle richieste dell'Italia conferma il rapporto saldo che la lega a Giorgia Meloni. Il suo partito, Fratelli d'Italia, conta su una delle delegazioni più numerose dell'intero Parlamento Europeo ed è un pilastro del gruppo Ecr, che fa saldamente parte di una delle due maggioranze sulle quali la Commissione von der Leyen due si appoggia in Aula, con la politica dei 'due forni' praticata dal bavarese Manfred Weber, presidente e capogruppo del Ppe.

Per il resto, il pacchetto di primavera del semestre europeo non ha riservato enormi sorprese. L'Italia rimane sotto procedura per deficit eccessivo, come già noto perché il deficit 2025 è attualmente stimato al 3,1% del Pil, insieme ad altri otto Paesi membri, tra cui la Francia. L'Ungheria di Peter Magyar, reduce dalla gestione di Viktor Orban, è a "serio rischio" di non compliance sulla traiettoria della spesa netta: la situazione verrà rivalutata nel prossimo autunno.

Le raccomandazioni specifiche per l'Italia ripercorrono la lista di riforme e di azioni che il nostro Paese, dove la produttività rimane troppo bassa anche a causa della ridotta dimensione delle imprese, avrebbe dovuto intraprendere da tempo e che la Commissione snocciola ogni anno, come la riforma del catasto, una maggiore spesa nella ricerca e sviluppo, la rimodulazione del carico fiscale, che oggi penalizza troppo il lavoro. Secondo il capodelegazione del M5S a Bruxelles, Pasquale Tridico, le raccomandazioni sono "disastrose" per il governo italiano. Per il capodelegazione del Pd Nicola Zingaretti e per il presidente della commissione Envi, il Dem Pierfrancesco Maran, la flessibilità concessa dalla Commissione è una "buona notizia", perché con 14 miliardi di euro (lo 0,6% del Pil italiano) si può finanziare un piano energetico nazionale focalizzato sulle rinnovabili.

La Commissione, tra l'altro, raccomanda a Roma di preparare il bilancio dello Stato per una spesa nella difesa "strutturalmente più alta" e sottolinea che l'Italia deve "accelerare" nel dispiegamento delle energie rinnovabili. L'accesso alla sanità pubblica è peggiorato, con le liste d'attesa che si sono allungate e i livelli di apprendimento restano ancora sotto i livelli pre-Covid. I rischi di povertà ed esclusione sociale restano "alti" e le disparità territoriali in questo campo si stanno "ampliando". E nella Pubblica Amministrazione ci sono "ampi margini" di miglioramento, visto l'alto livello di insoddisfazione delle imprese. (di Tommaso Gallavotti)

Leggi anche
Riproduzione riservata
© Copyright Adnkronos
Tag
Vedi anche


SEGUICI SUI SOCIAL

threads whatsapp linkedin twitter youtube facebook instagram

ora in
Prima pagina
articoli
in Evidenza