Iran, il paradosso della guerra di Trump: Teheran guadagna il doppio di prima con il petrolio

Il passaggio selettivo attraverso lo Stretto di Hormuz si sta rivelando un'arma strategica capace di spostare la partita sul piano economico, anche grazie alla rete sempre più stretta con Cina, Russia e India

Iran, il paradosso della guerra di Trump: Teheran guadagna il doppio di prima con il petrolio
07 aprile 2026 | 17.30
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Oltre il danno, la beffa. La guerra di Donald Trump all'Iran sta mettendo in ginocchio l'economia globale, innescando una crisi energetica che potrebbe durare molto di più del conflitto in corso, soprattutto per chi, Europa e Italia in testa, è più dipendente dalle importazioni di petrolio e gas. Ma Teheran, proprio dall'inizio dei bombardamenti a oggi, ha praticamente raddoppiato le vendite di petrolio. Come è possibile? Un'analisi dell'Economist evidenzia come i Pasdaran stiano vincendo la guerra dell'energia sfruttando una macchina che fa lavorare petroliere, società di copertura e banche ombra in un vortice di denaro in entrata e greggio in uscita.

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Basta vedere chi e cosa sta passando dallo Stretto di Hormuz, e in quale direzione va, per arrivare alla conclusione che se tutti gli stati del Golfo hanno tagliato la produzione, e visto i proventi delle esportazioni crollare, ce n'è uno solo, l'Iran, che sta guadagnando di più. E' un fatto che le petroliere iraniane, o quelle con petrolio iraniano a bordo da esportare, non abbiano mai smesso di solcare lo stretto, con il risultato che Teheran sta guadagnando quasi il doppio dalle vendite di petrolio, ogni giorno, rispetto a quanto faceva prima che le bombe americane e israeliane iniziassero a cadere il 28 febbraio.

L'Iran sta continuando a fare cassa e sta rafforzando tutti i rapporti privilegiati con l'est asiatico, principale destinazione delle sue esportazioni di petrolio. Il principale canale, da sempre, è quello diretto con la Cina. Pechino è il principale partner commerciale dell'Iran e il principale acquirente di petrolio, con acquisti che rappresentano circa il 90% delle esportazioni di Teheran e che si sono intensificati in queste settimane. L'India, che è uno dei Paesi più energivori al mondo, terzo importatore di petrolio e secondo consumatore di GPL, è tornata a comprare oro nero iraniano, e anche greggio russo, preferendo la sicurezza energetica a qualsiasi calcolo geopolitico.

L'Iran e la Russia, insieme, stanno beneficiando di una guerra che sul piano economico sta ridando centralità al loro petrolio. Un altro dato significativo riguarda infatti le esportazioni di Mosca. Nei primi 15 giorni di marzo, ha intascato circa 372 milioni di euro al giorno dalle esportazioni di petrolio, circa il 14 per cento in più rispetto alla media dei guadagni giornalieri di febbraio. Segnale evidente che la la guerra in Iran è un vantaggio per il Cremlino e per Vladimir Putin. Quasi sei settimane di guerra hanno avuto l'effetto, evidentemente sottovalutato o mal calcolato da Trump, di saldare intorno al petrolio gli interessi strategici di un fronte largo, che vede dalla stessa parte Iran, Russia, Cina, India e tanti altri Paesi asiatici che stanno facendo accordi con Teheran per garantirsi i rifornimenti: dalle Filippine al Pakistan e alla Malesia.

Il paradosso è che mentre si sono interrotte le forniture dagli altrio Paesi del Golfo che servono all'Occidente, con la conseguenza di innescare una corsa dei prezzi che può riportarlo nella morsa di inflazione alta e recessione, il passaggio selettivo di petrolio e gas attraverso lo Stretto di Hormuz si sta rivelando per l'Iran, e per il gruppo di Paesi che sta consolidando una rete sempre più stretta, un'arma strategica che, a prescindere da quello che potrebbe accadere nelle prossime ore sul piano militare, ha già spostato tanto sul piano economico. (Di Fabio Insenga)

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