In un contesto così incerto e in costante evoluzione, sarà essenziale assicurare che l’azione di politica monetaria resti proporzionata e coerente con il mandato della Bce
La crisi in Iran mette l'Europa di fronte allo stesso shock della guerra in Ucraina. Le parole di un banchiere centrale come Fabio Panetta sono sempre controllate, in linea con il linguaggio misurato della politica monetaria. Proprio per questo, quelle pronunciate oggi nella sua relazione all'assemblea ordinaria dei partecipanti della Banca d'Italia assumono un peso rilevante. Cosa ha detto, precisamente, il Governatore?
Prima, il quadro di riferimento. Le tensioni con l’Iran, acuitesi nella primavera del 2025, "si sono trasformate in un confronto militare di ampia portata che oggi coinvolge il Medio Oriente, un’area cruciale per l’approvvigionamento globale di energia e di materie prime essenziali". Le esportazioni attraverso lo stretto di Hormuz "si sono pressoché interrotte e stanno emergendo danni rilevanti alle infrastrutture di produzione e raffinazione". Poi, la prima conclusione: "Anche in caso di una rapida cessazione delle ostilità, il ritorno a condizioni ordinate nel mercato dell’energia richiederebbe tempi non brevi". Quindi, una nuova premessa. L’effetto più immediato del conflitto, ha rilevato Panetta, "è stato un forte aumento dei prezzi del gas e del petrolio, con un conseguente indebolimento delle prospettive di crescita e nuove pressioni inflazionistiche". E una seconda conlusione: "Più in generale, si consolida un contesto di elevata incertezza, destinato verosimilmente a protrarsi oltre la fase acuta del conflitto".
Panetta ha quindi offerto una lettura di quello che sta accadendo dal punto di vista della politica monetaria, con lo sguardo vigile della Bce. Il conflitto in Medio Oriente "ha modificato bruscamente le prospettive. I mercati finanziari hanno reagito con un aumento dei rendimenti e dei premi per il rischio, un calo dei corsi azionari e un indebolimento dell’euro. Le aspettative di breve termine sull’inflazione e sui tassi ufficiali sono state riviste al rialzo. L’incertezza e l’inasprimento delle condizioni finanziarie hanno riacceso i timori di un deterioramento delle condizioni di accesso al credito".
La politica monetaria, ha quindi scandito Panetta nel passaggio chiave della sua analisi, "si trova così nuovamente a fronteggiare uno shock negativo di offerta in un contesto di elevata incertezza, come già avvenuto nel 2022, all’indomani dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia".
Cosa vuol dire tutto questo? Secondo le proiezioni recentemente diffuse dalla BCE, nel 2026 l’inflazione sarebbe superiore all’obiettivo, con un graduale rientro nell’anno successivo, e la crescita economica sarebbe più contenuta rispetto alle stime precedenti. Ma, ha avvertito il Governatore, "se lo shock energetico risultasse più forte e persistente di quanto previsto nello scenario di base, l’inflazione aumenterebbe ulteriormente mentre la crescita risulterebbe più debole".
Con questa prospettiva, lo scenario si fa più cupo. "Significativi rincari delle materie prime potrebbero derivare da danni alle infrastrutture energetiche; inoltre, eventuali interruzioni delle catene globali del valore potrebbero tradursi in aumenti dei prezzi dei beni intermedi, accentuando le pressioni sui prezzi al consumo. L’intensità di tali effetti dipenderà in misura cruciale dalla trasmissione degli shock alle retribuzioni e dalle ripercussioni sulle aspettative, con il rischio di un circolo vizioso tra prezzi e salari".
C'è però anche una nota di relativo ottimismo. Rispetto al 2022, ha osservato Panetta, "la politica monetaria è oggi in una posizione più favorevole per salvaguardare la stabilità dei prezzi: i tassi ufficiali sono in linea con il livello stimato del tasso neutrale; le aspettative di inflazione di medio e lungo termine sono ancorate; le condizioni del mercato del lavoro risultano meno tese. Inoltre, il sistema bancario nel suo complesso mostra un’elevata redditività e una solida posizione patrimoniale".
In questo quadro, ha ricordato il Governatore, il Consiglio direttivo della Bce in marzo ha deciso di mantenere invariati i tassi ufficiali, ribadendo che le sue decisioni continueranno a essere guidate, di volta in volta, da una valutazione complessiva dei dati disponibili. Resta ferma la determinazione del Consiglio a mantenere l’inflazione al 2 per cento nel medio termine. La conclusione a cui è arrivato Panetta è che "in un contesto così incerto e in costante evoluzione, sarà essenziale monitorare attentamente le aspettative e prevenire effetti di retroazione sui salari, assicurando al contempo che l’azione di politica monetaria resti proporzionata e coerente con il mandato". (Di Fabio Insenga)