In audizione alla Commissione Trasporti della Camera, Flavio Arzarello (Meta) sul Digital Omnibus
L’Europa ha gli asset industriali, scientifici e professionali per essere protagonista nella corsa globale all’intelligenza artificiale. Ma il rischio, secondo Meta, è che l’eccesso di regolazione e l’incertezza giuridica frenino investimenti, innovazione e competitività. È il messaggio portato da Flavio Arzarello, senior public policy manager Italy & Cyprus di Meta, in audizione alla IX commissione Trasporti della Camera nell’ambito dell’esame dell’Omnibus digitale europeo.
Arzarello ha ricordato che l’Europa può contare su “punti di forza straordinari”: una base industriale solida, eccellenze nella ricerca, 73 milioni di lavoratori qualificati nel tech e settori, dalla sanità alla manifattura avanzata, nei quali l’AI può generare vantaggi competitivi specifici. Il punto, però, è trasformare questi punti di forza in leadership tecnologica.
Un esempio, secondo Meta, è la partnership con EssilorLuxottica, dove “design italiano e AI americana” hanno contribuito allo sviluppo di smart glasses di successo. Un caso che, per Arzarello, dimostra come l’Europa possa essere leader in parti significative della catena tecnologica, soprattutto se inserita in una forte partnership transatlantica.
La partita sull’AI, ha sottolineato il manager di Meta, “non è solo tecnologica ma geopolitica”. Per questo, ha spiegato, è interesse comune che prevalga “l’unità dell’Occidente”, attraverso un rapporto forte tra Stati Uniti ed Europa. Ma il continente, ha avvertito, sconta ancora “un ritardo tecnologico significativo”, che “la iper-regolamentazione degli ultimi anni non ha aiutato”.
Nel merito del provvedimento europeo, Meta giudica il percorso dell’Omnibus digitale “non all’altezza delle ambizioni necessarie”. Arzarello ha indicato tre aspetti considerati centrali: la definizione di dato personale, la base giuridica per l’addestramento dei modelli di AI e il regime dei cookie previsto dalla direttiva ePrivacy.
Sul primo punto, Meta chiede di ripristinare la proposta originaria della Commissione europea, che collegava correttamente il concetto di “dato personale” a ciò che un titolare del trattamento può ragionevolmente fare con i mezzi a disposizione, tenendo conto di costi, tecnologia, tempo e misure di sicurezza. Una formulazione che, secondo Arzarello, è stata eliminata negli ultimi testi di compromesso della Presidenza cipriota e che invece andrebbe recuperata.
Il secondo nodo riguarda l’addestramento dell’AI. La proposta della Commissione introduceva un legittimo interesse specifico per il training dei modelli, ma anche questa previsione è stata eliminata nei testi successivi. Per Meta, si tratta di un passaggio essenziale.
“Affidarsi alla buona volontà delle autorità garanti non dà la certezza giuridica necessaria per chi sviluppa modelli e sistemi di AI”, ha spiegato Arzarello, richiamando anche il parere 28/2024 dell’Edpb, che ha riconosciuto il legittimo interesse come base valida, ma con numerose riserve considerate ambigue.
Il terzo capitolo riguarda cookie ed ePrivacy. Secondo Meta, l’attuale regime non funziona. Arzarello ha parlato di “centinaia di milioni di europei” che ogni giorno cliccano su banner che non offrono una reale protezione della privacy.
Il problema, secondo Meta, è strutturale: la direttiva ePrivacy impone un consenso preventivo generalizzato per il posizionamento dei cookie, indipendentemente da finalità e rischio, finendo per neutralizzare il sistema più flessibile del Gdpr.
La proposta della Commissione, nella lettura di Meta, rischia di aggravare il problema perché introduce un passaggio ulteriore: classificare i dati come personali o non personali prima ancora di arrivare al consenso. Il risultato, per Arzarello, sarebbe “più complessità” e “più incertezza giuridica”.
Particolarmente critico è il cosiddetto Browser Level Consent, il meccanismo che attribuirebbe a browser e, secondo l’ultimo testo della Presidenza, anche ai sistemi operativi il ruolo di intermediari del consenso. Una soluzione che, secondo Meta, rischia di complicare ulteriormente l’ecosistema digitale europeo senza garantire benefici concreti agli utenti.
Per l’azienda, il punto è trovare un equilibrio più efficace tra tutela dei diritti, certezza delle regole e capacità competitiva. L’Europa, è il messaggio di Arzarello, può ancora giocare un ruolo da protagonista nella nuova fase dell’AI. Ma per farlo deve evitare che la semplificazione annunciata si trasformi in ulteriore complessità normativa.