La Commissione Europea, tramite il vicepresidente, assicura flessibilità sul patto per le crisi gravi, benché nessuna richiesta formale sia pervenuta finora da parte dei Paesi Ue.
I Paesi membri dell'Ue possono "sempre contare" sulla Commissione Europea per avere "maggiore flessibilità", nel caso di "crisi sistemiche" o di gravi "tensioni internazionali". Lo ha detto il vicepresidente della Commissione Stéphane Séjourné, in audizione stamani a Roma davanti alle commissioni Ambiente, Attività Produttive e Politiche Ue della Camera e alla commissione Attività Produttive e Politiche Ue del Senato.
"Non ho il mandato della Commissione - ha affermato rispondendo ad una domanda - per specificare dettagli in merito. Ma sapete che potete contare sulla Commissione Europea, quando ci sono crisi sistemiche e tensioni internazionali, per avere una maggiore flessibilità. Le nostre discussioni, i nostri negoziati si concentreranno su questo, anche con gli altri commissari e nel Consiglio Europeo con i capi di Stato e di governo".
In un'intervista a Repubblica, stamani, Séjourné ha detto che "in tutti i casi di emergenza, la Commissione ha sempre la flessibilità necessaria. Se questa crisi dovesse diventare una crisi sistemica e non ciclica, se lo Stretto di Hormuz non si riaprisse, se la guerra durasse, probabilmente entreremmo in soluzioni eccezionali. Per ora non è così. È un'ipotesi che non può essere esclusa se la situazione dovesse diventare ingestibile per gli Stati membri e per le industrie".
Nel marzo del 202 il patto di stabilità, che pareva intoccabile, nel marzo del 2020 venne sospeso, davanti all'avanzare dei lockdown imposti dalla pandemia di Covid-19, per consentire ai Paesi dell'Ue di sorreggere le proprie economie, sottoposte a chiusura forzata per ragioni sanitarie.
Ormai inadeguato ai tempi, il patto è stato riformato al termine di un lungo negoziato tra i Paesi membri nel Consiglio, anche se la versione finale del testo è stata resa assai più rigida della proposta della Commissione, per volontà anzitutto della Germania. E' rientrato in vigore all'inizio del 2024.
La nuova versione del patto prevede due clausole di salvaguardia: una generale, che c'era anche prima e che è stata usata nel marzo 2020 per sospenderlo, e un'altra nazionale, che è stata utilizzata da 17 Stati membri per aumentare le spese nella difesa. Ne ha beneficiato soprattutto la Germania, per finanziare il proprio riarmo.
Finora, ha riferito ieri il portavoce della Commissione Balasz Ujvari, "nessuno Stato membro" dell'Ue ha richiesto alla Commissione Europea l'applicazione della clausola nazionale di salvaguardia del patto di stabilità per "mitigare" l'impatto della crisi energetica determinata dall'attacco all'Iran sferrato da Usa e Israele.
Neppure il governo italiano, quindi, ha fatto passi formali, almeno finora, per chiedere l'attivazione della clausola nazionale di salvaguardia. Le due clausole di salvaguardia previste dal patto poggiano su basi diverse. Per la clausola di salvaguardia generale, i criteri sono un po' più rigidi: può essere applicata nel caso di una grave recessione economica nell'area dell'euro o nell'Unione nel suo complesso, a condizione che non metta a repentaglio la sostenibilità fiscale nel medio termine.
La posizione della Commissione, ha ribadito Ujvari confermando quanto riportato dall'Adnkronos il 31 marzo, "è che al momento non ci troviamo in questo scenario. Ma, ovviamente, seguiamo la situazione molto da vicino". Insomma, se la guerra in Iran dovesse riprendere dopo la tregua dichiarata nella notte, e la morsa iraniana sullo Stretto di Hormuz non dovesse allentarsi, allora nulla potrebbe essere escluso.
Il pacchetto del semestre europeo, con le raccomandazioni specifiche per Paese, è previsto per il prossimo 3 giugno, dopo le previsioni economiche di primavera, attese per fine maggio.