"Non è una parola nuova in senso assoluto", precisa all'AdnKronos Valeria Della Valle (Dizionario Treccani): "Luigi Einaudi l’aveva già usata nel 1955, nel suo testo Il buon governo"
Il controdazio, che in realtà viene usato al plurale 'controdazi', è uno strumento di politica doganale a carattere ritorsivo. Consiste nell’applicazione di tariffe speculari sulle esportazioni di un altro Paese, in risposta a misure protezionistiche giudicate ostili. Spesso non si limita a colpire settori qualsiasi, ma prende di mira beni ad alto valore simbolico, così da amplificare il messaggio politico oltre l’impatto economico.
Un esempio emblematico risale al 2018, quando l’Unione europea reagì ai dazi imposti dagli Stati Uniti su acciaio e alluminio — rispettivamente del 25% e del 10% — introducendo contromisure su una serie di prodotti iconici del made in Usa. Tra questi figuravano il bourbon del Kentucky, le motociclette Harley-Davidson e i jeans Levi’s, gravati da tariffe comprese tra il 25% e il 50%, per un valore complessivo di circa 2,8 miliardi di euro.
"Non è una parola nuova in senso assoluto", precisa all'AdnKronos Valeria Della Valle, linguista e condirettrice dei dizionari Treccani. "Luigi Einaudi l’aveva già usata nel 1955, nel suo testo Il buon governo". Eppure, come spesso accade alle parole, è rimasta a lungo confinata come tecnicismo, “sepolta” nei saggi, per poi riemergere improvvisamente."Tra il 2024 e il 2025 ha avuto un vero e proprio soprassalto di uso", osserva Della Valle. "I giornalisti economici e non solo hanno cominciato a usarla perché serviva a nominare un fenomeno preciso: i dazi imposti come ritorsione verso le esportazioni di un altro Stato". Il destino della parola, però, è legato al contesto: "Finché la situazione internazionale resterà segnata dalle politiche sui dazi, dalle decisioni di Trump e dalle manovre contrarie, controdazio continuerà a circolare". Per questo oggi non è ancora un neologismo pienamente consolidato, ma "una parola di uso incipiente, che potrebbe avere davanti a sé una storia".
Negli ultimi anni, tuttavia, la parola è tornata al centro del dibattito pubblico con l’escalation delle tensioni commerciali tra Washington e i suoi partner, dalle guerre tariffarie dell’era Trump fino alla fase successiva sotto Biden, per riemergere ora con forza alla luce dei più recenti annunci del cosiddetto “Trump II”. "Finché la situazione internazionale resterà segnata dalle politiche sui dazi, dalle decisioni di Trump e dalle manovre contrarie, controdazio continuerà a circolare", spiega ancora Valeria Della Valle. "Per questo oggi non è ancora un neologismo pienamente consolidato, ma "una parola di uso incipiente, che potrebbe avere davanti a sé una storia". (di Andrea Persili)