Alla sua 25esima missione a Pechino lo 'zar' manca il suo obiettivo più importante
Vladimir Putin torna a Mosca da Pechino a mani vuote. L'obiettivo più importante del leader russo nella sua missione in Cina, la 25esima, per il 40esimo incontro con Xi Jinping dal 2012, non è stato raggiunto. La costruzione del gasdotto Forza della Siberia-2 che ha, sulla carta, una portata di 50 miliardi di metri cubi di gas dai giacimenti della Penisola di Yamal, che prima della guerra rifornivano i Paesi europei, rimane sospesa. A pochi giorni dalla missione cinese di Donald Trump, la prima di un Presidente americano da nove anni, dopo quella dello stesso Trump del 2017, salta agli occhi la differenza delle due occasioni, simile a quella fra un matrimonio stanco nella sua routine e la novità di una nuova possibile relazione fra caratteri opposti, difficile e da costruire, ma fonte di possibili ricadute positive. Tanto che al Cremlino tengono a liquidare come una "coincidenza" l'arrivo di Putin a Pechino pochi giorni dopo Trump, come ha fatto Yuri Ushakov, e a minimizzare i paragoni, come ha poi chiesto Dmitry Peskov. Difficile però non prendere nota che nove minuti prima dell'inizio dell'incontro di ieri mattina fra Putin e Xi, il ministero del Commercio confermava l'acquisto di 200 aerei Boeing da parte della Cina, il via libera alle importazioni di carne di manzo trattata da 600 aziende diverse americane, l'estensione dell'accordo per la tregua nella guerra dei dazi con gli Stati Uniti sottoscritto lo scorso ottobre.
Le discussioni "serie" e "molto dettagliate" - nelle intenzioni di Mosca della vigilia-fra Xi Jinping e Vladimir Putin sulla questione del gasdotto non hanno portato alla definizione di un calendario chiaro, come ha ammesso il portavoce del Cremlino, dopo l'incontro fra i due leader. "C'è in generale intesa sui principali parametri del gasdotto. Sul percorso e sul procedimento di costruzione. Rimangono alcune nuances da finalizzare, ma l'intera complessiva c'è già", ha dichiarato, senza citare gli scogli, prezzo delle forniture e volumi.
Lo scorso settembre era stato sottoscritto un 'memorandum di costruzione', legalmente vincolante come sottolinea ora Mosca, per la costruzione dell'infrastruttura che attraversando la Mongolia arriva nel nord della Cina, in discussione da anni. Che rimane appunto un intento, anche se Gazprom ha iniziato a definire il progetto tecnico. Pechino continua a chiedere l'applicazione di un prezzo calmierato simile a quello valido per il mercato interno russo.
Ma non solo: analisti citati dal Financial Times ritengono che a Pechino prevalga la convinzione che il consumo interno di gas in Cina abbia raggiunto il picco e per questo temono di dover prendere impegni a lungo termine come lo sarebbe l'avvio della costruzione di Forza della Siberia 2. Questa seconda motivazione non potrà che rafforzarsi in futuro, considerata l'accelerazione sulle energie rinnovabili impressa in Cina, rendendo sempre più improbabile la posa di una prima pietra.
La lunga dichiarazione congiunta sulla partnership strategica sottoscritta al termine dell'incontro, non contiene indicazioni di novità, ma ribadisce le posizioni già assunte in passato, a partire dall'invocazione di un ordine multipolare. I due Paesi sottolineano la loro "preoccupazione per la crescente militarizzazione degli Stati Uniti e dei loro alleati" e condannano le operazioni militari in Iran e America Latina. Nella conferenza stampa che hanno tenuto insieme, Xi ha sì invocato cooperazione nei settori dell'energia e della tecnologia, incluso nell'intelligenza artificiale, e a un lavoro comune per "promuovere la governance". Ha anche denunciato che "unilateralismo ed egemonismo sono profondamente dannosi e il mondo su trova di fronte al pericolo di una regressione alla legge della giungla", ha aggiunto, con un chiaro riferimento agli Stati Uniti. Putin e Xi, è quindio emerso, "sono d'accordo nel continuare ad approfondire le relazioni complessive di partnership nel settore dell'energia" e ad "approfondire la collaborazione positiva per entrambi nei settori del petrolio, del gas e del carbone".
Anche sugli altri argomenti non sono emerse novità. Sull'Ucraina, Russia e Cina sottolineano, con wording del Cremlino, la necessità di eliminare le "cause alla radice" del conflitto. Pechino dal canto suo ha inserito il riferimento alla necessità di rispettare la Carta dell'Onu. Pesa molto di più l'osservazione di Xi nell'incontro con il terzo incomodo della relazione, fatta trapelare dal Financial Times, per cui Putin si sarebbe pentito di aver invaso l'Ucraina.
La Cina acquista la quota più significativa del petrolio che importa dalla Russia (il 20 per cento), con un aumento del 35 per cento registrato in questi primi mesi dell'anno segnati dalla guerra in Iran e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz da cui transita un terzo del petrolio e il 25 per cento del gas importati da Pechino che è per questo ancora più determinata a diversificare le sue fonti di approvvigionamento. E forse non solo dal Medio Oriente. L'interscambio complessivo che dal 2023 ha superato i 200 miliardi di dollari, è diminuito lo scorso anno pur a 240 miliardi. E all'interno di questo dato, sono diminuite le esportazioni di Mosca e aumentate quelle di Pechino, probabilmente delle componenti necessarie per la guerra in Ucraina. La Cina non è pronta a legarsi ancora di più alla Russia e con un progetto di così lunga durata come il nuovo gasdotto, non va in questa direzione. La delegazione russa composta da 39 persone, i 22 gli accordi sottoscritti, la promessa dell'affidabilità come fornitore di risorse di energia" ribadita da Putin, i "rapporti al loro livello più alto" riconosciuti da Xi, non sono però stati sufficienti a imprimere nuovo slancio ai rapporti bilaterali.