Il commissario Ue Brunner afferma che l'Unione Europea ha superato il test della crisi migratoria a Ceuta, nonostante divisioni interne e critiche sulla solidarietà verso la Spagna
La crisi migratoria di Ceuta era "un test" per la "resilienza europea" e per la solidità del confine esterno dell'Ue. E, secondo il commissario alle Migrazioni Magnus Brunner, l'Ue questo test "l'ha passato". Dopo cinque giorni di liti tra gli Stati membri, la presidenza di turno irlandese è riuscita, convocando una riunione dei ministri dell'Interno in videoconferenza su richiesta dei leader, a tamponare una crisi d'agosto che ha esposto davanti a tutti le profonde divisioni che percorrono l'Ue, specie su un tema politicamente ipersensibile come le migrazioni.
Le immagini delle decine di migliaia di giovani marocchini che hanno attraversato a nuoto la frontiera con la città spagnola sulla costa nordafricana hanno mandato l'intera Ue in cortocircuito, inclusa la Commissione. La presidente Ursula von der Leyen, in occasione di precedenti crisi migratorie non dissimili, si era recata a portare solidarietà ai governi europei vittime di attacchi ibridi, in cui le migrazioni erano usate come un'arma.
Nel marzo 2020, mentre la Lombardia chiudeva a causa del Covid, von der Leyen, davanti ai migranti inviati sugli autobus dalla Turchia di Recep Tayyip Erdogan, era al confine greco-turco per dire che la Grecia era l''aspida', lo scudo dell'Europa, a fianco del premier Kyriakos Mitsotakis (Ppe). Il 17 settembre 2023, con Giorgia Meloni (Ecr), era in visita a Lampedusa, nel cuore di una grave crisi migratoria. Il 31 agosto 2025 era al confine tra Polonia e Bielorussia, al fianco del premier Donald Tusk (Ppe).
Questa volta, davanti all'afflusso di decine di migliaia di cittadini marocchini, e non solo, secondo molteplici testimonianze incoraggiati ad andare a Ceuta dalle autorità di Rabat, si è limitata a twittare che le immagini erano "inaccettabili", senza alcun accenno di solidarietà con la Spagna del socialista Pedro Sanchez.
E' noto che nel Ppe il Partido Popular conta parecchio. E si sa che i Popolari spagnoli non hanno ancora digerito la sconfitta politica che ha loro inflitto Pedro Sanchez alle ultime elezioni politiche, grazie anche alla deludente prestazione di Vox. Questa combinazione di fattori determina frequenti tracimazioni della politica interna spagnola, ad alto tasso di conflittualità, a livello dell'Unione.
Per l'ex Alto Rappresentante Josep Borrell, a Ceuta "è morta" la solidarietà europea, dato che la Spagna ha subito un "attacco ibrido" e i Paesi partner, anziché aiutarla, l'hanno criticata. I ministri dell'Interno, riuniti oggi in videoconferenza, hanno espresso "forte solidarietà" alla Spagna, hanno fatto le "condoglianze" per le decine di persone morte nel tentativo di raggiungere Ceuta e hanno riconosciuto che la comunicazione dell'Ue, specialmente in tempo di crisi, dovrebbe essere più "coerente".
Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha spiegato che i controlli alle frontiere introdotti dall'Italia non sono una misura "contro la Spagna", alla quale ha espresso "solidarietà", per poi ricordare che nel 2023 l'Italia dovette caricarsi sulle "spalle" la crisi di Lampedusa, mentre gli altri Paesi si preoccupavano solo di evitare i "movimenti secondari". I controlli di frontiera, ha ricordato dal canto suo il commissario Brunner, devono essere "temporanei" e motivati: la Commissione condurrà una "valutazione", ha detto, esprimendo comprensione per la decisione presa dalle autorità italiane, "perché la gente era preoccupata".
Tuttavia, ha aggiunto, "ora la situazione è cambiata", perché è chiaro ormai che il confine esterno dell'area Schengen non è stato violato neanche da un singolo migrante di quelli entrati a Ceuta, dato che per volare o navigare dall'exclave alla Spagna occorre passare il confine, come se si arrivasse dal Senegal.
La lettera dei 22 capi di Stato e di governo di sabato scorso, che criticava le politiche spagnole, non portava la firma né del presidente francese Emmanuel Macron (Renew), né di quello portoghese Luis Montenegro (Ppe). Francia e Portogallo sono gli unici due Paesi che hanno un confine terrestre con la Spagna e dunque sono, in teoria, quelli maggiormente esposti ad eventuali movimenti secondari dei migranti arrivati a Ceuta, molti dei quali sono tornati indietro.
Brunner ha anche escluso che ci sia un "legame diretto" tra le regolarizzazioni di migranti disposte dalla Spagna e la crisi migratoria di Ceuta. Questa misura era già stata oggetto di critiche durante il Consiglio Europeo di giugno, critiche alle quali il premier Pedro Sanchez aveva risposto facendo notare che si tratta di una competenza esclusivamente nazionale e che l'economia spagnola ha bisogno di personale.
Il commissario Brunner, pur riconoscendo che si tratta di una competenza nazionale e che la maggior parte dei regolarizzati sono latinoamericani, quindi vicini agli spagnoli per cultura e per lingua, ha fatto chiaramente capire che la misura alla Commissione non è affatto piaciuta: "Non è un bel segnale, proprio no", ha detto.
Il problema, ha fatto capire Brunner, è che le immagini di Ceuta, con la loro potenza, hanno oscurato i progressi fatti finora dall'Ue nel porre sotto controllo l'immigrazione irregolare. "L'immigrazione clandestina - ha rivendicato - è diminuita del 55% negli ultimi due anni e di quasi il 40% dall'inizio dell'anno. Ciò ha comportato che poco più di 49mila persone hanno attraversato illegalmente i confini esterni dell'Unione Europea".
Si tratta, ha spiegato Brunner, all'incirca dello "stesso numero di persone arrivate nelle sole isole greche in una singola settimana di ottobre 2015". Questo calo degli arrivi comporta anche, ha notato, "una diminuzione delle richieste di asilo in tutta l'Unione Europea". In Germania, ad esempio, "i numeri sono diminuiti di oltre un terzo anche quest'anno. La Svezia, ad esempio, ha registrato 8.400 domande l'anno scorso. Si tratta del dato più basso degli ultimi 40 anni. La Danimarca ne ha registrate 1.800 entro la fine di novembre. Anche lì si tratta di un minimo storico".
Per Brunner, "sotto ogni punto di vista, l'Europa non ha avuto un controllo così elevato sull'immigrazione clandestina da decenni. Ma, ovviamente, gli eventi di Ceuta, e questo è piuttosto chiaro, dimostrano che le immagini drammatiche hanno più peso delle migliori statistiche".
Il commissario ha poi definito "legittimi", per il diritto Ue, gli hub per i rimpatri ubicati in Paesi terzi sicuri che "cinque o sei Paesi" vorrebbero creare, anche come deterrente contro le partenze, dei quali ha parlato esplicitamente il ministro Piantedosi invitando a superare "vecchi tabù". Ha però invitato a guardare anche alla possibilità, ora prevista dal diritto Ue, di espletare le procedure di asilo in Paesi terzi sicuri. Per Brunner, comunque, la crisi di Ceuta è ora "risolta".
Non lo è quella latente tra i Socialisti europei. La seconda famiglia politica dell'Ue conta tre capi di Stato e di governo in carica: lo spagnolo Pedro Sanchez, la danese Mette Frederiksen e il maltese Robert Abela. Gli ultimi due hanno firmato la lettera dei 22 capi di Stato e di governo di sabato, che criticava le politiche spagnole del loro compagno Sanchez. Si vedrà al rientro dalle vacanze se questa frattura avrà prodotto degli effetti visibili nel gruppo S&D e nel Pes.
Da parte dell'Ue, poi, nessuno si è pubblicamente esposto contro il Marocco, il Paese che detiene il rubinetto delle migrazioni verso la Penisola Iberica e, ancora di più, come si è visto, verso le enclave di Ceuta e Melilla. "L'integrità dell'area Schengen è stata preservata - ha detto Brunner - e questo è il risultato di una stretta e costante cooperazione tra Spagna, Marocco e Commissione negli ultimi giorni. Voglio ringraziare la Spagna e l'amministrazione di Ceuta per aver ristabilito l'ordine e per aver lavorato a stretto contatto con il Marocco, per garantire un rapido ritorno alla normalità".
La monarchia nordafricana ha uno Stato che funziona e ha già dimostrato in passato di poter controllare a suo piacimento i flussi migratori verso le enclave spagnole. Rabat ha rapporti consolidati con l'Ue ed è un Paese molto importante, come hanno lasciato intravedere alcuni elementi emersi dall'inchiesta belga sul cosiddetto Qatargate. Non pochi a Bruxelles pensano che, se non fosse stato per i Mondiali di calcio in Qatar che richiamava l'attenzione dei media internazionali, quell'inchiesta avrebbe avuto un nome diverso.