Difesa, Marrone (Iai): "Equipaggiare esercito con droni e accelerare tempi"

Giorgio Rutelli con Alessandro Marrone
Giorgio Rutelli con Alessandro Marrone
16 maggio 2026 | 13.23
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C'è necessità di "equipaggiare con una grande quantità di droni" l'esercito italiano, processo che "va accelerato" superando appalti dalle tempistiche non compatibili con la velocità di innovazione di questa tecnologia. Lo dichiara Alessandro Marrone, responsabile difesa dell'Istituto Affari Internazionali, nel corso della diretta dell'Adnkronos dalla Lennart Meri Conference a Tallinn.

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I droni devono raggiungere anche le unità più piccole come i plotoni, sottolinea l'esperto, al fine di "risparmiare il più possibile vite umane dando ai droni quei compiti di ricognizione, di sorveglianza, di intelligence, ma anche di portare cariche esplosive che non deve essere quindi il soldato a portare. Questo va accelerato in Italia", a partire da una svolta "molto banale che è cambiare la normativa, perché col codice degli appalti attuali la difesa italiana ci mette due anni per acquisire un drone. Quindi è il tempo che ci mette ad acquisirlo che lo rende obsoleto".

In parallelo occorre attrezzarsi per abbattere i droni avversari, che sono un "elemento importante nella 'zona grigia' prima della guerra", prosegue Marrone, ricordando che ci sono stati sorvoli di centri di ricerca, siti industriali e aeroporti che hanno dovuto fermare le attività sia in Italia che in tutta Europa. "Non possiamo tollerare che le nostre infrastrutture critiche siano bloccate da un semplice sorvolo di drone". In un conflitto aperto i droni "sicuramente giocheranno un ruolo a livello tattico e operativo, non a livello strategico", aggiunge, sottolineando che la pianificazione va fatta in ambito Nato.

Il recente annuncio riguardo al mancato dispiegamento di 4.000 minitari statunitensi in Ue è una "punizione simbolica" del presidente Donald Trump per non aver aiutato gli Usa nel corso del conflitto in Iran. Sottolinea che "non sono poche migliaia di unità che cambiano il quadro", a differenza di un potenziale ritiro delle armi nucleari tattiche in Europa, una "componente essenziale" della dissuasione verso la Russia.

"Trump vuole punire mediaticamente e simbolicamente gli europei che non lo aiutano in Iran, gli europei che fanno bene a non aiutarlo in Iran", rileva l'esperto, sottolineando che probabilmente il sistema istituzionale Usa "lo contiene nel non andare oltre una certa soglia, perché metterebbe a rischio la deterrenza. Ma sappiamo che Trump forza le regole istituzionali statunitensi su mille fronti, quindi, purtroppo questo è un interrogativo che ci porteremo appresso per i prossimi due anni e mezzo".

A tal proposito, Marrone ricorda che la Francia ha proposto di sostituirsi agli Stati Uniti come fornitore dell'ombrello nucleare, scontrandosi con lo scetticismo degli altri Paesi europei, "anche perché nella Nato abbiamo un accordo che codifica l'uso del nucleare" con meccanismi rassicuranti per cui i Paesi che ospitano le testate sul proprio territorio hanno una voce a riguardo. Un nuovo accordo con Parigi andrebbe scritto ex novo: "da qui si presume un po' lo scetticismo italiano rispetto a questa soluzione. Ma la novità portata dall'amministrazione Trump quanto a incertezza, imprevedibilità, sfiducia e frustrazione è tale che Regno Unito, Germania, Svezia, tanti Paesi del Nord Europa hanno considerato l'apertura francese, ci stanno ragionando: quindi la percezione sta cambiando". Dovrebbe cambiare anche in Italia, conclude l'esperto, secondo cui va esplorata un'ipotetica forma di deterrenza anglo-francese complementare a quella Nato e "non antagonizzante" rispetto agli Usa.

"Non si torna indietro" sull'aumento di spese militari per compensare un parziale disimpegno statunitense perché "la maggior parte dell'elettorato americano" e del Congresso, sia da parte repubblicana che democratica, lo chiedono all'Europa da decenni e vedono gli europei come "scrocconi".

"È una rivendicazione sentita del fatto che gli Stati Uniti hanno contribuito alla sicurezza dell'Europa più degli europei, e quindi gli Europei sono avvertiti come scrocconi: questo è assolutamente percepito, non si torna indietro", avverte, sottolineando che nessuno dei due partiti Usa non vogliono apaprire internamente come il partito che ha permesso di nuovo agli "scrocconi" europei di non spendere per la difesa.

"Questo avviene in una situazione in cui la Russia è una minaccia diretta per tutti, perché se domani ci fosse cessato il fuoco in Ucraina, la Russia oggi ha forze armate più numerose, meglio equipaggiate e più testate di cinque anni fa", prosegue Marrone. Ma questo per gli Stati Uniti "è un problema principalmente europeo. E quindi ci sarà meno supporto americano rispetto alla Russia in maniera stabile. Non dico che non ci sarà, ma sarà minore". Starà dunque agli europei "compensare questo delta minore statunitense con qualsiasi presidente americano, anche con quelli che non hanno un sentimento antieuropeo come Trump".

A livello italiano, l'analista rileva come sia stata una "scelta saggia nel breve periodo" l'utilizzo dello strumento finanziario Safe, chiedendo 14,9 miliardi di euro in prestiti all'Ue da ridare in 40 anni a tassi di interesse estremamente convenienti, in modo da arrivare a un "modesto aumento" della spesa militare dall'attuale 2% al 2,5% in rapporto al pil entro il 2030 senza che questo gravasse sul bilancio statale, riducendo al contempo la difficoltà politica dell'operazione. Tuttavia, avverte, "nel lungo periodo rimane un tema di come arrivare al 3,5% che si è firmato l'anno scorso nel vertice dell'Aia".

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