La ricercatrice dell'Ispi analizza come l'alleato yemenita di Teheran stia usando con Riad una tattica simmetrica a quella usata dagli iraniani contro le monarchie del Golfo e come tenti di rafforzarsi sul piano interno e regionale
Gli Houthi sono scesi in campo per ''il secondo tempo della guerra all'Iran'', considerati da Teheran ''alleati da riservare per gli scontri più duri''. Pronti ad adottare contro l'Arabia Saudita ''una tattica simmetrica a quella che l'Iran usa contro le monarchie del Golfo per costruire deterrenza'', ma anche a ''contro-mosse infrastrutturali sul fronte saudita e del Mar Rosso''. Quindi ora ''gli Houthi potrebbero aver scelto di far saltare la tregua d'interesse'' con Riad ''per aiutare Teheran'' e ''per rafforzarsi come movimento armato, sul piano interno e regionale''. Lo spiega all'Adnkronos Eleonora Ardemagni, ricercatrice associata senior dell'Ispi e docente all'Aseri, secondo la quale ''la fase sta velocemente cambiando, nel Golfo e anche in Yemen''.
''Durante il 'primo tempo' della guerra all’Iran, gli Houthi dello Yemen hanno volutamente scelto di stare ai margini. Niente attacchi alle navi, solo qualche missile contro Israele sul finale del conflitto'', ha detto Ardemagni parlando di ''una decisione probabilmente condivisa con Teheran, anche per preservare l'alleato strategico yemenita dai probabili contro-attacchi statunitensi e israeliani''. Ma ''ora che si è aperto il 'secondo tempo' della guerra americana all'Iran, quella decisione potrebbe essere rivista, specie se l'Iran dovesse trovarsi in difficoltà. A riprova che gli Houthi sono attori tutt'altro che marginali ma, agli occhi di Teheran, alleati da conservare per le battaglie più dure'', sottolinea l'analista.
Ma gli Houthi, spiega l'esperta di Yemen e delle monarchie del Golfo, ''non agiscono mai soltanto per motivi esterni: la loro strategia è sempre condizionata da logiche e guadagni interni''. Ardemagni nota che ''in Yemen la situazione economica e umanitaria nei territori controllati dagli Houthi è in ulteriore peggioramento e la propaganda del movimento armato dà la colpa all'Arabia Saudita''. Tra l'altro, prosegue, ''la pax saudita del 2022 sta dando segni di forte cedimento: per la prima volta, in quattro anni di tregua, gli Houthi hanno lanciato missili contro l'Arabia Saudita''. I missili e i droni contro l'aeroporto di Abha, nel sud dell'Arabia Saudita, hanno segnato il primo grande attacco degli Houthi da quando era stato concordato un cessate il fuoco nel 2022 che aveva posto fine a una campagna di bombardamenti contro lo Yemen iniziata nel 2015.
''Le letture possibili sono due'', afferma Ardemagni. ''La prima, legata al conflitto in Yemen, è che gli Houthi stanno adottando una tattica simmetrica simile a quella che l'Iran usa contro le monarchie del Golfo per costruire deterrenza'', dichiara. Infatti, ''gli Houthi hanno mirato a un aeroporto civile saudita dopo che i sauditi avevano impedito a un aereo civile iraniano di atterrare a Sana'a, controllata dagli Houthi''. Ma c'è anche una ''seconda lettura regionale: nel momento in cui gli Stati Uniti rimettono il blocco sui porti iraniani, gli Houthi attaccano un aeroporto saudita, segnalando che il 'secondo tempo' della guerra all'Iran potrebbe contemplare contro-mosse infrastrutturali sul fronte saudita e del Mar Rosso''. Il risultato, spiega l'analista, è che ''si realizza così quella 'unità delle arene' che poi è al centro della mobilitazione generale appena voluta dagli Houthi. Tradotto: ciò che succede a Hormuz si riflette nel Mar Rosso. Per il momento è ancora un avvertimento, ma stavolta gli Houthi hanno dato prova di voler andare fino in fondo se lo riterranno strategicamente utile''.
Bab al-Mandeb è quindi un altro strumento di pressione su Washington. ''Pochi giorni prima che gli Stati Uniti annunciassero il Memorandum d’intesa con l'Iran, gli Houthi avevano dichiarato la ripresa degli attacchi marittimi contro obiettivi israeliani nel Mar Rosso, evento poi non avvenuto'', ricorda l'analista. ''Se la rotta del Mar Rosso e del Bab al-Mandeb tornasse instabile, sarebbe la tempesta energetica perfetta per l'Arabia Saudita, che sta puntando tutto su quel corridoio per evitare Hormuz ed esportare greggio in Asia'', spiega Ardemagni. ''Finora Riad si è impegnata per tenere gli Houthi fuori dal conflitto regionale e gli Houthi hanno messo al primo posto la tenuta territoriale interna. Adesso gli Houthi potrebbero aver scelto di far saltare quella tregua d'interesse, per aiutare Teheran, ma innanzitutto per rafforzarsi come movimento armato, sul piano interno e regionale. La fase sta velocemente cambiando, nel Golfo e anche in Yemen'', conclude.