Nato, Trump manda 5000 soldati Usa in Polonia. Germania "pronta a ruolo da leader"

Il segretario di Stato americano Marco Rubio attacca l'Alleanza sull'Iran: "Si rifiuta di fare qualsiasi cosa". In Svezia vertice per dare risposta a taglio delle truppe da parte degli Usa

Bandiera Nato - Fotogramma Ipa
Bandiera Nato - Fotogramma Ipa
22 maggio 2026 | 00.32
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Donald Trump invia 5000 soldati americani in Polonia. La Germania, intanto, è pronta a recitare un ruolo di primo piano nella Nato. Gli equilibri all'interno dell'alleanza cambiano tra decisioni e annunci. "Con l'elezione dell'attuale presidente della Polonia, Karol Nawrocki, che ho avuto l'onore di appoggiare, e in virtù del nostro rapporto con lui, sono lieto di annunciare che gli Stati Uniti invieranno altri 5000 soldati in Polonia", ha comunicato Trump con un post sul social Truth. La novità formalizzata dal presidente americano si inserisce in un quadro caratterizzato dalla nuova posizione di Washington, orientata a ritirare migliaia di uomini dall'Europa e in particolare dalla Germania.

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In un contesto simile, proprio Berlino è pronta ad assumersi una maggiore responsabilità di leadership all’interno della Nato, come assicura il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul. In occasione della riunione dei ministri degli Esteri dell'Alleanza atlantica a Helsingborg, Wadephul ha dichiarato che "l’obiettivo è una nuova ripartizione degli oneri che rifletta il potenziale economico e militare della Germania e dell’Europa”, aggiungendo che “la Germania accetta la sua responsabilità di leadership”.

Intanto il segretario di Stato americano Marco Rubio ha attaccato la Nato durante la partenza per la ministeriale in Svezia, accusando l’Alleanza di “rifiutarsi di fare qualsiasi cosa” a sostegno degli Stati Uniti nella guerra in Iran. Rubio ha riferito che il presidente Donald Trump “non chiede loro di fornire truppe o inviare caccia”, ma che il mancato sostegno degli alleati “ha molto contrariato” Washington.

Il vertice per rispondere al taglio delle truppe Usa

A Helsingborg, in Svezia, la riunione dei ministri degli Esteri della Nato, appuntamento chiamato a definire gli ultimi preparativi politici e strategici in vista del summit dell'Alleanza che si terrà a luglio ad Ankara. Ieri c'è stata la giornata inaugurale. Per la Svezia si tratta di un passaggio altamente simbolico: il Paese scandinavo è infatti entrato ufficialmente nella Nato il 7 marzo 2024, diventando il 32esimo membro dell'Alleanza Atlantica dopo decenni di neutralità militare. Oggi i lavori inizieranno con i doorstep del segretario generale della Nato, Mark Rutte, e della ministra degli Esteri svedese, seguiti dagli incontri con la stampa dei ministri alleati. Dopo la foto ufficiale dei capi delle diplomazie, prenderà il via la sessione ministeriale del Consiglio Nord Atlantico. Nel pomeriggio Rutte terrà la conferenza stampa finale. Sul tavolo ci saranno innanzitutto gli impegni assunti al vertice dell'Aja dello scorso anno, quando gli Alleati hanno concordato l'obiettivo di portare la spesa per la difesa al 5% del Pil entro il 2035. Alla vigilia della riunione, Rutte ha insistito sulla necessità di trasformare rapidamente gli impegni politici in capacità operative concrete.

"La domanda non è più se dobbiamo fare di più, ma quanto rapidamente gli alleati possano trasformare gli impegni in capacità", ha affermato. Rutte ha inoltre parlato di una Nato "più forte e più sostenibile", fondata su una distribuzione delle responsabilità "più sana" tra Europa, Canada e Stati Uniti.

Il riequilibrio interno alla Nato si accompagna anche alla prevista riduzione della presenza militare americana in Europa. Il numero uno dell'Alleanza ha confermato che il ritiro di circa 4-5 mila militari statunitensi dal continente riguarderà forze a rotazione e "non avrà alcun impatto sui piani di difesa dell'Alleanza". Il segretario generale ha lasciato intendere che a breve potrebbero arrivare ulteriori annunci da parte degli Stati Uniti sui piani di "riequilibrio", aggiungendo che questo cambiamento si riflette anche nella nuova distribuzione delle responsabilità all'interno della struttura di comando dell'Alleanza. Rutte ha parlato di una trasformazione già in corso verso una "Nato 3.0".

Gli aiuti all'Ucraina

Un altro capitolo centrale sarà il sostegno all'Ucraina. Ai lavori parteciperà anche il ministro degli Esteri di Kiev, Andrii Sybiha, con cui gli Alleati discuteranno come garantire aiuti "sostanziali, sostenibili e prevedibili" nel lungo periodo. Da Helsingborg, Rutte ha avvertito che gli aiuti all'Ucraina "non sono attualmente distribuiti in modo equo all'interno della Nato", aggiungendo che "ci sono molti che non stanno spendendo abbastanza in termini di sostegno all'Ucraina". La cena informale del Consiglio Nato-Ucraina di ieri sera, ospitata a Sofiero Palace alla presenza dei sovrani svedesi, Carl XVI Gustaf e Silvia di Svezia, e del premier Ulf Kristersson, ha avuto come tema proprio il coordinamento del sostegno a Kiev.

Sullo sfondo della ministeriale resta anche il dibattito europeo sulla possibile apertura di un futuro canale negoziale con Mosca. Interpellato sulle indiscrezioni del Financial Times secondo cui Mario Draghi figurerebbe, insieme ad Angela Merkel, tra i possibili nomi per un eventuale ruolo negoziale con la Russia, Rutte ha evitato commenti diretti, limitandosi a definire Draghi "un amico personale" e sottolineando che ogni decisione spetterebbe all'Unione europea.

Per l'Italia c'è il ministro degli Esteri Antonio Tajani, atteso a una serie di incontri bilaterali a margine della ministeriale. In programma colloqui con il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, con la ministra degli Esteri canadese, Anita Anand, e con il capo della diplomazia francese Jean-Noel Barrot. Tajani parteciperà, inoltre, alla riunione informale di preparazione del vertice Nato di Ankara con il formato E5 più Paesi Bassi, insieme ai ministri di Germania, Regno Unito, Francia e Polonia.

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