Putin vuole mostrare la tenuta di Mosca, nonostante i numeri e la realtà e nonostante le conseguenze delle sanzioni e dell'isolamento internazionale
Cooperazione internazionale, sicurezza e stabilità. Gli obiettivi del Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo (SPIEF) indicati in un post Facebook dell'Ambasciata della Federazione Russa in Italia sono il manifesto di un paradosso: la Russia di Vladimir Putin che da quattro anni e mezzo tenta di annientare l'Ucraina, minacciando il resto dell'Europa, chiede ai partecipanti alla Davos russa, una sorta di contro vertice economico della sua parte di mondo, oltre cento Paesi, soprattutto da Asia, Africa e Medio Oriente, di lavorare per un 'Dialogo pragmatico: la strada verso un futuro stabile', come recita il tema portante dell'appuntamento. La scelta di Kiev di colpire San Pietroburgo con i suoi droni proprio nella giornata inaugurale del Forum aggiunge un peso politico ulteriore alla partecipazione all'evento che quasi tutto l'Occidente, ad eccezione di Stati Uniti e Germania, diserta dallo scoppio della guerra.
Nelle parole che Putin rivolge ai partecipanti agli organizzatori e agli ospiti del Forum, nel suo messaggio di saluto, ci sono diversi elementi da approfondire: “Sono convinto che i vostri dibattiti, tradizionalmente ricchi di contenuti e orientati ai risultati, contribuiranno all’elaborazione di nuove soluzioni efficaci in tutti gli ambiti della vita economica e sociale, compresi l’energia, la digitalizzazione, la sicurezza alimentare e lo sviluppo del capitale umano, il rafforzamento della sovranità finanziaria e commerciale. Più in generale, essi opereranno a beneficio dei nostri Stati e dei nostri popoli, favorendo la cooperazione internazionale, la sicurezza e la stabilità”.
Si può partire dai numeri dichiarati. La partecipazione al Forum, scrive l'Ambasciata della Federazione Russa in Italia, è stata confermata da 20.000 persone provenienti da oltre 130 Paesi e territori. Nell’ambito dell’evento sono già state programmate più di 150 sessioni tematiche. Chi sono le 20mila persone che animeranno l'appuntamento di San Pietroburgo? E qual è l'obiettivo strategico principale di Putin?
La risposta più immediata è una: mostrare la tenuta dell’economia russa, nonostante i numeri e la realtà e nonostante le conseguenze delle sanzioni e dell'isolamento internazionale. Una risposta che si concretizza già solo guardando al programma, alla titolazione dei panel e al profilo di chi partecipa. Partendo proprio dall'economia russa, la macro area del programma dedicata è titolata 'Riforme strutturali per tornare su una traiettoria di crescita'. Questo è il capitolo più controverso. I numeri, quelli ufficiali che comunque risentono della propaganda, descrivono un'economia ormai esclusivamente orientata e sostenuta dalla guerra, con una prospettiva chiara: il conflitto in Ucraina sta consumando tutte o quasi le risorse disponibili. Ma di questo non c'è traccia nella sequenza di panel che si stanno susseguendo a San Pietroburgo.
Una serie di approfondimenti sono dedicati all'economia globale, con uno slogan che dice tutto e il contrario di tutto: 'Tra confronto e cooperazione'. Confronto e cooperazione sono evidentemente circoscritti a una sfera di influenza che Mosca ritiene di poter controllare, fino a prova contraria. L'obiettivo dichiarato è quello di costruire "una piattaforma per la crescita globale", che si lega a quello di "plasmare un nuovo modello di sviluppo". Come può avvenire tutto questo? Il filo conduttore è la retorica dei paesi Brics, "Come possono le nazioni BRICS e i loro partner sfruttare al meglio le loro risorse uniche per stabilire solidi legami commerciali? Poi ci sono una serie di suggestioni bilaterali: Russia e Cina, Russia e India, Russia e Brasile, ma anche un più sensibile e controverso Russia e Germania e il dialogo con gli Stati Uniti, affidato soprattutto al ponte della cultura.
Proprio la presenza di tedeschi, più ancora di quella a matrice 'trumpiana' degli americani, continua a far discutere, soprattutto in Europa. Con il ventunesimo pacchetto di sanzioni a Mosca in via di definizione a Bruxelles, la breccia aperta nel fronte occidentale può avere un peso rilevante sia per il dibattito interno ai singoli paesi europei sia nelle scelte che riguardano il sostegno a Kiev e, in prospettiva, la ricostruzione dell'Ucraina. Ma è anche l'economia russa alle corde a poter beneficiare del soccorso, più o meno strutturato e consapevole, di Berlino. Ci sono, sullo sfondo, anche legami che non si sono mai recisi del tutto e interessi che l'industria tedesca non vuole compromettere definitivamente. (di Fabio Insenga)