Serbia, Gozi (Renew): "Miracolo democratico degli studenti, Vucic come Orban"

L'eurodeputato all'Adnkronos: il presidente serbo ha ceduto perché 'non c'erano margini', effetto possibile in altri Paesi balcanici. "Ora governo di esperti lavori per 18-24 mesi su riforme chiave per l'adesione all'Ue". Mosca? "Legami senza doppio gioco, ma allineamento alla Politica estera comune europea".

 - Valentine Zeller/© European Union 2026 - Source: EP
- Valentine Zeller/© European Union 2026 - Source: EP
Segui Adnkronos su Google
26 ottobre 2026 | 17.16
LETTURA: 4 minuti

Con la vittoria alle elezioni parlamentari in Serbia, la lista studentesca ha compiuto "un miracolo democratico". Lo dichiara all'Adnkronos Sandro Gozi, eurodeputato di Renew Europe e segretario generale del Partito democratico europeo, che segue da tempo la crisi serba e si è più volte schierato con il movimento studentesco, fino a sfidare Aleksandar Vucic a un dibattito pubblico dopo le critiche ricevute dal presidente uscente.

Gozi commenta la scelta del presidente di riconoscere la sconfitta e il parallelo con la caduta di Viktor Orban in Ungheria. Indica poi cosa si aspetta dagli studenti in termini di governo e riforme, e come questi passaggi si legano sia al processo di adesione di Belgrado all'Ue, sia ai rapporti del prossimo esecutivo con la Russia.

Come commenta a caldo questa elezione?

È una bellissima vittoria della democrazia e degli studenti, una bellissima vittoria per la Serbia e direi anche per l'Europa. Vucic è stato il protagonista di una deriva autocratica molto pericolosa, ma gli studenti sono riusciti a fare un miracolo democratico. Grazie alla loro determinazione, tanti serbi che avevano rinunciato ad andare a votare sono tornati alle urne, perché per la prima volta in tanti anni hanno visto una reale alternativa all'autocrate Vucic.

Come commenta il fatto che Vucic abbia concesso la sconfitta senza recalcitranza, senza provare a delegittimare i risultati come hanno fatto altri nel mondo?

Abbiamo notizie riguardo al fatto che avrebbe potuto farlo. Ci sono state irregolarità e violenze in vari seggi. Credo però che anche Vucic abbia capito che neppure i suoi metodi avrebbero potuto cambiare il risultato questa volta. La maggioranza assoluta dei votanti ha scelto il movimento studentesco, ed era troppo anche per lui: credo quindi che abbia preso atto di non poter fare altro che riconoscere la sua sconfitta. Lo ha fatto solo perché non c'erano margini per fare altrimenti, altrimenti credo che avrebbe agito diversamente.

Vede un parallelismo con le elezioni ungheresi dello scorso aprile?

Sì. Vucic ci ha attaccato, e ha attaccato me personalmente, più volte, negli scorsi mesi. Aveva anche accettato di fare con me un dibattito televisivo su Serbia, Europa e giovani, ma poi non ha mai dato seguito all'impegno. Abbiamo sempre detto che avrebbe fatto la fine del suo amico Orban.

Ci sono molti parallelismi tra Orban e Vucic: questo deve dare fiducia in tutti quei Paesi in cui ci sono leader che hanno vinto democraticamente le elezioni, ma poi hanno tentato, o stanno tentando, di trasformare la democrazia. Orban lo ha fatto in modo evidente a tutti, come sappiamo, in Ungheria, e alla fine è stato sconfitto.

Il modello anti-Orban ha ispirato in parte anche i serbi. Tanti partiti hanno rinunciato a presentarsi, e il fatto che lo scontro fosse davvero a due, tra gli studenti e Vucic, è stato il segreto del successo. Anche la sconfitta di Orban, quindi, in modo indiretto, ha dato coraggio e ispirato quello che hanno fatto gli studenti serbi. Magari succederà anche in altri Paesi dei Balcani. Penso all'Albania, ad esempio.

Parliamo del movimento studentesco. Come osservatore della Serbia, che cosa si aspetta in termini di formazione del governo e percorso politico?

È un movimento con molte diversità, perché tanti studenti erano uniti sulla necessità di liberarsi di Vučić e di restaurare i fondamentali della democrazia. Non so cosa succederà. Quello che auspico, e spero, è che formino un governo tecnico, un governo di esperti, di persone con le competenze necessarie, che si trovano tra l'altro nella lista degli studenti. Penso che per 18-24 mesi si dovrebbe lavorare per rimettere in piedi i fondamentali della democrazia: Stato di diritto, trasparenza, lotta alla corruzione, libertà della stampa e della magistratura, e la revisione di alcune regole elettorali. Sono tante le questioni del funzionamento democratico e della lotta alla corruzione da affrontare.

Ce la possono fare?

Spero che riescano a farlo. Sarebbe importantissimo per la Serbia, per i serbi e per la democrazia. Lo sarebbe anche per il percorso europeo della Serbia, perché questi sono, assieme ad altri, i principali ostacoli al momento nel negoziato di adesione all'Unione europea. Anche dal punto di vista europeo ci permetterebbe di accompagnare e sostenere questo processo di rinnovamento democratico.

 Crede che l'atteggiamento ambivalente degli studenti verso la Russia, o perlomeno la mancanza di una posizione, possa influire negativamente sul processo di adesione?

Lo vedremo. È l'unica speranza che rimane a Vucic: usare i legami storici, e per alcuni serbi affettivi, con la Russia per creare problemi alla nuova maggioranza. Penso che si possano assolutamente rispettare i legami con la Russia e con tutto il mondo slavo senza fare il doppio gioco con Putin, come ha fatto Vucic.

Credo anche che la Serbia, se vuole proseguire nel suo processo di adesione, dovrà allinearsi alla Politica estera e di sicurezza comune dell'Ue. Ci sono anche le sanzioni, ma non partirei da lì, perché è quello che spera Vucic, cioè una divisione immediata su questo. Credo che il momento arriverà, ma non penso che dovremmo chiedere che questo sia uno dei primi punti da affrontare.

Riproduzione riservata
© Copyright Adnkronos
Vedi anche


SEGUICI SUI SOCIAL

threads whatsapp linkedin twitter youtube facebook instagram

ora in
Prima pagina
articoli
in Evidenza