Ucraina, De Wever traccia una possibile nuova via per l'Ue

Il premier belga ha spiegato nel dettaglio, dopo il Consiglio Europeo a Bruxelles, il senso della sua 'apertura' ad un'intesa con la Russia. "Finanziamo la guerra e non sediamo al tavolo negoziale: non è normale", nota.

L'incontro tra Vladimir Putin ed Emmanuel Macron del 7 febbraio 2022, poco prima dell'inizio dell'invasione  dell'Ucraina. Da allora Mosca e Bruxelles sono sempre più lontane. (Afp)
L'incontro tra Vladimir Putin ed Emmanuel Macron del 7 febbraio 2022, poco prima dell'inizio dell'invasione dell'Ucraina. Da allora Mosca e Bruxelles sono sempre più lontane. (Afp)
20 marzo 2026 | 16.28
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Ci voleva un premier fiammingo laureato in Storia, noto per il suo approccio intellettuale alla politica, per aprire uno spiraglio nel 'muro' della posizione ufficiale dell'Ue sull'Ucraina, per la quale la guerra può finire domani: basta semplicemente che la Russia ritiri le truppe dai territori che ha invaso, come se qualcuno credesse davvero che possa succedere. Il primo ministro del Belgio Bart De Wever, uno dei politici dell'Unione più interessanti da ascoltare dopo i Consigli Europei, ha preparato il vertice conclusosi questa notte rilasciando un'intervista ad un quotidiano francofono, L'Echo, che ha fatto molto rumore, in Belgio e non solo.

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In quell'intervista il primo ministro belga, per come è stata sintetizzata, spiegava in sostanza che l'Ue dovrebbe fare un accordo con la Russia e ricominciare ad importare idrocarburi dal grande vicino orientale. In realtà, il ragionamento che De Wever ha fatto è assai più articolato di come è stato riportato e, la notte scorsa al termine del Consiglio Europeo, ha avuto occasione di tornarci sopra, di spiegarlo per esteso e di far notare che si tratta di un pensiero tutt'altro che isolato, nel contesto europeo. Che poi questo pensiero riesca a farsi strada davvero è un altro paio di maniche. Ma, almeno, c'è un dirigente politico che, se ventuno anni fa guidava colonne di furgoni carichi di banconote fasulle in Vallonia per rimarcare gli eccessivi, a suo giudizio, sussidi di cui godevano i francofoni, non teme di esprimere le sue opinioni, andando controcorrente.

Quello che ha detto all'Echo, ha argomentato De Wever, "è in realtà abbastanza logico: ci troviamo in una situazione in cui stiamo finanziando una guerra, stiamo pagando tutti i conti, e con grande convinzione". Il premier belga ha precisato di essere "molto filo-ucraino", venendo da "una famiglia che ha una storia con l'Ucraina che risale a decenni fa". Suo fratello Bruno, prosegue De Wever, "arrivò persino a introdurre clandestinamente denaro in Ucraina, durante il periodo sovietico, per finanziare i dissidenti".

'Qual è il nostro rapporto a lungo termine con la Russia?'

E "dopo la guerra, mio padre", Henri Rik De Wever, un convinto nazionalista fiammingo, "fu il primo ad attraversare il confine con l'Ucraina, per fondare un'organizzazione umanitaria. Per tutta la mia infanzia, ricordo la presenza ucraina in casa mia, dove famiglie ucraine venivano a lavorare e a guadagnare qualcosa". Quindi, ha aggiunto, "l'idea che io non sia filo-ucraino è per me piuttosto offensiva, anche a livello emotivo".

Deve essere "molto, molto chiaro" che, per lui, "qualsiasi sforzo possiamo fare finanziariamente, militarmente, logisticamente o civilmente per l'Ucraina, dobbiamo assolutamente farlo". Tuttavia, ha notato De Wever, "se stai finanziando una guerra e non sei al tavolo delle trattative", al quale siedono americani, russi e ucraini, mentre il conto lo pagano gli europei, "questo è molto strano. Ci sono negoziati, ma chi finanzia la guerra non è rappresentato. E' una questione molto delicata: oserei dire che non è normale".

Se si negozia, ha osservato De Wever, "è ovviamente per raggiungere una pace accettabile per l'Ucraina. Questo - ha sottolineato - è un aspetto dell'intervista che è stato un po' dimenticato: una pace accettabile per l'Ucraina. E una volta raggiunta una pace accettabile per l'Ucraina e per l'Europa, la domanda successiva è: qual è il nostro rapporto a lungo termine con la Russia? Dovrebbe essere ostilità, una nuova Guerra Fredda per decenni, nessuna relazione, nessuna relazione economica, nessuna in assoluto?".

'Senza prospettiva normalizzazione, abbiamo poco da offire a Putin'

Oppure, ha continuato, "il nostro obiettivo dovrebbe, o potrebbe, essere quello di arrivare alla normalizzazione?". In tal caso, "da storico, ritengo che sarebbe meglio puntare alla normalizzazione. Altrimenti, in realtà, hai ben poco da offrire" a Vladimir Putin. Se la Russia non ha alcuna speranza di riallacciare, in qualche modo, i rapporti con l'Europa, perché mai dovrebbe trattare, visto che al Cremlino sono convinti (a torto o a ragione) che il fattore tempo giochi a loro favore?

"Riconosco - ha proseguito De Wever - che è un'ipotesi pericolosa, che ha portato a un dibattito interno in Belgio di grande importanza". Questo, ha continuato rivolto ai numerosi giornalisti non belgi che hanno seguito il suo briefing post-Consiglio, "ha contribuito notevolmente a dare risonanza ai media internazionali; per questo motivo siete qui oggi, ancora una volta, per farmi apparire come se avessi forse un interesse contro l'Ucraina". Accuse simili gli erano state rivolte prima del Consiglio Europeo di dicembre, a causa della sua tenace opposizione (tutt'altro che isolata, come è poi emerso con chiarezza) all'ipotesi di quasi-confisca dei beni congelati alla Banca centrale russa per finanziare l'Ucraina.

Probabilmente, ha riconosciuto, "non avrei dovuto dirlo", ma in realtà si tratta di un "ragionamento molto logico". Il fatto è che, se finanzi la guerra, "se puoi vincere militarmente, allora hai un grosso vantaggio, c'è una logica: finanzieremo e continueremo, finché non vinceremo". Ma se questo esito non è probabile (e si può affermare che non lo è, dato che la controffensiva ucraina del 2023, come è stato notato ripetutamente da Foreign Affairs, è sostanzialmente fallita e da allora il fronte si muove, anche se molto lentamente, verso ovest, non verso est), "allora potresti anche negoziare con tono conciliante, ma in tal caso devi raggiungere una pace accettabile. E l'idea di arrivarci potrebbe essere quella di offrire una prospettiva al proprio avversario", che è il presidente russo Vladimir Putin. "È un'ipotesi teorica, che non avrei dovuto esprimere ad alta voce, perché porta a interpretazioni errate".

'Guerra in Iran, dazi Usa, dumping Cina: è un po' troppo'

Non si tratta, ha osservato De Wever, di cedere a Mosca. "Non spetta a noi offrire concessioni. È molto chiaro - ha aggiunto - che abbiamo un accordo con l'Ucraina su come potrebbe essere una pace accettabile". Ma, "se si proponesse questa soluzione al tavolo delle trattative, forse l'idea di tornare a relazioni normali" con la Russia "potrebbe risultare convincente per l'altra parte". Ma anche questa "è solo un'ipotesi. Non dipende da me".

Ma, ha fatto notare, "avere una guerra in Medio Oriente, avere una guerra in Ucraina, avere protezionismo e dazi dagli Stati Uniti, avere una concorrenza spietata da parte della Cina con il massiccio dumping di prodotti industriali, è un po' tanto per l'Europa. È tanto. Se mi guardo intorno nel mondo, penso che sia un po' troppo. E siamo troppo passivi. Non possiamo continuare così".

Poi si è schermito: queste domande, ha detto, sono "molto, molto pericolose per me". Perché, "se mi fate dire quello che penso, non riesco a fermarmi". Eppure, nell'intervista, gli è stato fatto notare, ha detto che altri leader Ue sono d'accordo con lui, in privato: perché non lo dicono pubblicamente? Per paura? "Forse sono più intelligenti di me", ha risposto. E ha continuato: "Non spetta a me - ha detto - comunicare a nome di altri leader. C'è, ovviamente, una certa logica che seguiamo, ed è difficile cambiarla", perché "il primo che parla, e posso testimoniarlo, di un'altra logica, si prende tutta la cattiva pubblicità che ho ricevuto io".

'Nel Consiglio Europeo nessuno si è agitato per mie posizioni'

Quindi, ha aggiunto De Wever, "posso immaginare che i colleghi abbiano detto 'è meglio che la cattiva pubblicità la riceva lui e non noi'. Ma non posso parlare o comunicare a nome degli altri". Andrebbe chiesto a loro, ma "non sono nervoso". La sua presa di posizione "ha creato scompiglio in Belgio" anche perché "era il momento ideale per fare giochi politici".

Tuttavia, ha sottolineato, "non ho notato nulla di tutto ciò" nella stanza del Consiglio Europeo. "Le persone" che siedono nel Consiglio Europeo "sanno benissimo cosa penso. Sono molto schietto e non hanno dubbi sulla mia lealtà nei confronti dell'Ucraina. A volte si dice quello che si pensa e poi ci si mette nei guai, ma a volte c'è bisogno che qualcuno apra una prospettiva diversa sulla realtà".

A suo "modesto parere", e "sono solo un modesto leader europeo - ha aggiunto - se ci fosse una guerra in Medio Oriente che si aggravasse" ulteriormente (nel qual caso, ha previsto, è probabile un nuovo summit straordinario dei leader Ue), "con una guerra in Russia, la Cina che pratica il dumping di prodotti, i dazi doganali degli Stati Uniti e una forte dipendenza energetica dagli Stati Uniti, sarebbe un po' troppo. È un po' pericoloso". E quindi, ha concluso, "credo che dovremmo riflettere attentamente sulla nostra situazione. E cercare di migliorarla". Chissà se i ragionamenti dell'ex sindaco di Anversa, appassionato di Storia romana, riusciranno mai a far breccia, dopo quasi dodici anni di conflitto nel Donbass e oltre quattro anni in Ucraina. (di Tommaso Gallavotti)

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