Guerra Iran, Tagliapietra (Bruegel): "Ci guadagna Putin, continuerà in Ucraina"

Per l'economista del think tank bruxellese, l'Ue rischia di dover tagliare la produzione manifatturiera.

Vladimir Putin e Donald Trump (Fotogramma)
Vladimir Putin e Donald Trump (Fotogramma)
13 marzo 2026 | 15.50
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L'attacco sferrato da Usa e Israele contro l'Iran avvantaggia anzitutto la Russia di Vladimir Putin, che sta facendo "un sacco di soldi" grazie ai rincari di gas e petrolio, cosa che gli consentirà di "continuare" la sua guerra contro l'Ucraina. Avvantaggia anche gli stessi Stati Uniti d'America che, energeticamente autosufficienti, vedranno aumentare la "competitività" delle proprie aziende rispetto a quelle europee, le quali pagheranno di più per il gas e l'energia in generale. E all'Europa, se la guerra in Iran continuerà a lungo, non resterà che riempire comunque le scorte di gas, a caro prezzo, e adottare misure di "riduzione della domanda", come si fece nel 2022 e nel 2023, dopo l'invasione russa dell'Ucraina. Lo dice all'Adnkronos Simone Tagliapietra, senior fellow del think tank Bruegel di Bruxelles e professore di Politiche Europee per l’Energia e il Clima alla School of Transnational Governance dell’Istituto Universitario Europeo di Firenze e alla School of Advanced International Studies della Johns Hopkins University di Bologna.

Certo, osserva Tagliapietra, se gli Stati Uniti hanno potuto "intraprendere questa avventura" è "anche e soprattutto perché, dal punto di vista della sicurezza energetica, sono indipendenti". Gli Usa hanno oggi la produzione "più importante al mondo di petrolio e di gas. Sono autosufficienti, non hanno bisogno del Medio Oriente come gli altri". Tra questi altri, ci sono gli europei. E' pur vero che, continua, questa situazione ha "un riverbero sul prezzo della benzina negli Stati Uniti, perché il mercato del petrolio è un mercato globale".

'Aumenta divario prezzi gas Usa e Ue, a discapito nostra competitività'

Però, per quanto concerne il gas, "gli Stati Uniti sono isolati dalla questione" del blocco dello Stretto di Hormuz. Anzi, osserva Tagliapietra, la strozzatura creata nel Golfo "aumenta il divario" tra il prezzo del gas che pagano gli Usa e quello che paga l'Europa. E questo, naturalmente, "va a discapito della nostra competitività". Anche se negli ultimi giorni c'è stato un viavai di dirigenti europei a Baku, con la visita dello stesso presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa l'altroieri, in realtà oggi, spiega, "l'Azerbaigian manda poco gas in Europa".

Il Corridoio Sud, che comprende anche il Tap e che dall'Azerbaigian attraverso Georgia, Turchia e Penisola Balcanica approda sulle coste pugliesi, pur essendo prezioso, da solo "non può rimpiazzare i volumi di Gnl che noi prendiamo dagli Stati Uniti. Stiamo parlando di ordini di misura completamente diversi. Il Corridoio Sud sono 10 miliardi di metri cubi". Con la guerra in corso nel Medio Oriente si è determinata, spiega, "una situazione in cui la rendita diventa esponenziale per gli esportatori di petrolio e gas". E tra questi, "a me quello che preoccupa di più" è il presidente russo "Vladimir Putin, che sta facendo un sacco di soldi". Cosa che comporta "un incremento nella capacità di continuare la guerra in Ucraina".

Come al solito, prosegue Tagliapietra, in un frangente simile l'Europa ha "abbastanza le mani legate", perché siamo "strutturalmente in una posizione di vulnerabilità", essendo "un continente che importa il 90% del petrolio e del gas che consuma". Per l'esperto, "l'unica cosa che si può fare è, nel breve periodo, da una parte avere un buffer con gli stoccaggi, e sappiamo che i nostri stoccaggi sono molto bassi in questo momento, oppure ridurre la domanda. Queste sono le due armi in mano a chi importa come noi".

'Ue dovrà riempire scorte pagando caro o ridurre domanda'

Certo, prosegue Tagliapietra, dopo l'invasione russa dell'Ucraina del 2022 abbiamo diversificato "con gli Stati Uniti e con il Qatar". Ma il Qatar "ora ci torna indietro, come problema diretto e indiretto, tramite l'effetto sul prezzo del Gnl". Quindi, in realtà, quello che l'Europa potrà fare è "ridurre la domanda di gas, se questa situazione si protrae nei prossimi mesi, come abbiamo fatto nel 2022 e nel 2023". Occorrerà poi "cercare di rimpinguare gli stoccaggi, anche se i prezzi restano alti e con volatilità, perché altrimenti avremo un problema il prossimo inverno". Per Tagliapietra, sul medio termine "l'unica cosa strutturale che si può fare è accelerare lo shift verso le rinnovabili, ma prende tempo: non è una cosa di breve periodo".

Tutti i Paesi, Italia inclusa, hanno dei piani di contingentamento in caso di crisi. "Noi abbiamo, come gli altri Paesi - spiega - i cosiddetti clienti industriali interrompibili. Abbiamo degli industriali che hanno dei contratti con delle clausole di flessibilità, per cui possono essere interrotti nel caso di una situazione di emergenza nazionale. Ora siamo a marzo, non a novembre. Non c'è l'inverno davanti a noi, quindi non penso" che ci sarà bisogno di interrompere le forniture a qualcuno nei prossimi mesi.

Per Tagliapietra, dunque, non sarà necessario 'tagliare' il gas ad alcune imprese. Ma non è una buona notizia: "La gente - prevede - si interromperà da sola. Ci sarà un naturale calo della domanda di gas, perché quando il prezzo è alto i segmenti energivori dell'industria, che non possono permettersi di pagare certi prezzi, rivedono il loro processo di produzione. Perché non ha senso economico tenerlo" così com'è. E' quello che vediamo con "i fertilizzanti e in diverse parti dell'industria chimica", per esempio, che "si ferma nel momento in cui i prezzi troppo alti". E' un fenomeno che vedremo "nelle prossime settimane e nei prossimi mesi", in base alla "dinamica del prezzo", che viene fatto dal "mercato". Se poi "nel prossimo inverno avremo ancora questo problema", a quel punto occorrerà attuare "misure di riduzione della domanda", proprio come è accaduto "nel 2022 e nel 2023". (di Tommaso Gallavotti)

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