L'allarme del sindacato: "Cantieri non si fermano nonostante ordinanze"
Per l'emergenza caldo "la situazione" dei lavoratori nei cantieri edili "è molto grave ed è molto chiara la volontà del governo di non intervenire. Questo perché la bozza che è prevista nel Dl Infrastrutture andrebbe comunque in vigore dal primo luglio, mentre noi siamo già in emergenza. E da giorni. L'altro giorno a Padova è morto probabilmente di caldo in un cantiere Stefano Tonin, un lavoratore di 57 anni. E' inconcepibile che nel 2026 in Italia si muoia di caldo sul posto di lavoro. Questo perché quei cantieri non si sono fermati e perché noi attendiamo forse dal governo un provvedimento che sarà inutile, e che comunque andrà in vigore dal primo luglio". Così, con Adnkronos/Labitalia, Antonio Di Franco, segretario generale della Fillea Cgil, la categoria degli edili di corso d'Italia, fa il punto sugli effetti dell'ondata di calore che sta attraversando l'Italia sui lavoratori impiegati in edilizia, ricordando la tragedia del lavoratore padovano, e commenta l'ultimo provvedimento annunciato dal governo per fronteggiare l'emergenza.
Secondo Di Franco, sul tema "si conferma la volontà del governo di non intervenire e soprattutto anche quanto annunciato non risolverà i problemi, perché sarà tardivo ed introdurrà una mera possibilità per le imprese di richiedere una cassa integrazione in deroga alla legge. Quando invece servirebbe una legge organica che in presenza del rischio alto blocchi i cantieri per salvare la vita a quelli come Stefano Tonin".
Le ordinanze regionali
"In questo momento -spiega Di Franco- ci sono 13 ordinanze In Italia, diverse fra loro, emesse dalle varie regioni, che abbiamo dovuto spesso rincorrere per fargli emettere il provvedimento. Sono ordinanze che danno spazio a troppi dubbi interpretativi. E soprattutto dietro la dichiarazione di pubblica utilità si nasconde difatti l'idea di permettere a molti cantieri di non fermarsi. Cioè tradotto: nelle ordinanze c'è scritto che su tutti i cantieri di pubblica utilità, quindi su tutti i cantieri pubblici non si applica lo stop. E quindi la realtà qual è? Che la maggioranza dei cantieri in questo momento non si sta fermando", spiega.
E poi anche quando le ordinanze 'sono fatte bene' resta il nodo controlli. Ad esempio in Calabria, sottolinea Di Franco, "il presidente Occhiuto è stato uno dei primi a fare l'ordinanza, ma purtroppo i committenti non stanno vigilando sull'attuazione dell'ordinanza e fermando i cantieri, e i committenti nella maggior parte dei casi sono enti pubblici. Questo è molto grave", sottolinea Di Franco.
E non basta l'azione del sindacato "Noi in molti casi stiamo continuando a fare segnalazioni alle autorità competenti, all'ispettorato, alla procura e alla prefettura", rimarca.
Il ruolo dei committenti
"In questo Paese siamo perennemente in campagna elettorale e le opere pubbliche producono consensi e tutti sono interessati a tagliare i nastri. E quindi i lavoratori possono essere sacrificati. La situazione è questa. In questo momento i cantieri soprattutto pubblici, che sono quelli più visibili, e che sono sotto gli occhi di tutti, sono aperti, nonostante l'emergenza caldo e le ordinanze. E tutti a partire dai grandi committenti comunali, regionali e nazionali fanno finta di non vederli. Perché? Perché siamo in campagna elettorale, come sempre", è il j'accuse di Di Franco.
"I cantieri dovrebbero fermarsi nelle ore stabilire dalle ordinanze e comunque fermarsi ogni volta che c'è il rischio alto, ovvero che la temperatura percepita, non la colonnina, sia 35 gradi. E questo, a detta di tutti, è il momento più difficile. L'allerta stress termico ormai tocca tutte le più grandi città d'Italia e tutte le aree del Paese, in molti casi siamo ai 40 gradi", sottolinea.
Ma per Di Franco non si tratta più di un'emergenza. "Ormai il mutamento climatico è una realtà e quindi noi dobbiamo parlare sempre più di adattamento ad esso. Quindi il fatto che ci sono queste alte temperature e la consapevolezza che nei mesi estivi i cantieri sono più lenti perché i lavoratori non possono lavorare deve diventare elemento che viene preso in considerazione già nella fase di progettazione" delle opere. Anche perchè secondo il dirigente sindacale "siccome i committenti non li fermano, l'imprenditore che ha vinto l'appalto non ferma i cantieri perché se non li consegna nei tempi contrattuali previsti ha le penali. Se invece l'assunto che i cantieri d'estate vanno a rilento fosse presente già nella fase della progettazione, è evidente che nei mesi estivi le ore di lavoro previste sarebbero inferiori, ed è evidente che l'imprenditore non incorrerebbe in sanzioni. Quindi il tema è proprio strutturale, non possiamo continuare a rinchiuderlo come se fosse un'emergenza", conclude il leader della Fillea Cgil. (di Fabio Paluccio)