Nella maggioranza di centrodestra è tornata al centro del dibattito l’ipotesi di cambiare la legge elettorale con cui si voterà alle prossime elezioni politiche, al momento previste nel 2027. La premier Gorgia Meloni, durante la conferenza stampa di inizio anno ha spiegato perché, a suo giudizio, serve una nuova legge elettorale: “Il tema non è solo fare una legge che garantisca il rispetto del voto popolare, ma anche fare una legge che garantisca una stabilità a chi dovesse vincere le elezioni”. Nel dibattito, però, pesano le posizioni dei diversi partiti all’interno dei due schieramenti: ogni forza politica tende a sostenere il sistema che ritiene più favorevole ai propri interessi elettorali, e questa dinamica sta creando tensioni non solo tra maggioranza e opposizioni, ma anche all’interno della stessa coalizione di governo. La proposta che si delinea è quella di superare i collegi uninominali e puntare su un sistema proporzionale corretto da un premio di maggioranza. L’idea sarebbe quella di distribuire i seggi in base ai voti, ma garantendo alla coalizione vincente un numero aggiuntivo di parlamentari sufficiente a ottenere la maggioranza assoluta. Secondo diverse fonti, la prima bozza prevederebbe un premio del 55 per cento dei seggi per chi supera il 40 per cento dei voti, con la possibilità di salire al 60 per cento in caso di risultato intorno al 45 per cento. Perché si spinge nel centrodestra per andare in questa direzione? Essenzialmente perché, nonostante i sondaggi nazionali continuino a indicare la coalizione in vantaggio, in diverse aree del Paese, le recenti elezioni regionali hanno mostrato una maggiore forza dei partiti di opposizione, che potrebbero conquistare numerosi collegi uninominali. Messa in questi termini, diventano evidenti le ragioni che portano l’opposizione del centrosinistra, ma anche Forza Italia e Lega che possono contare su un forte radicamento in specifici territori, a difendere i collegi uninominali, grazie ai quali è possibile eleggere parlamentari anche con percentuali di voto relativamente basse a livello nazionale. Altro elemento dibattuto è la possibile indicazione, sulla scheda elettorale, del candidato Presidente del Consiglio per ogni coalizione che dai detrattori viene letto come un sostanziale ‘premierato di fatto’. Una possibile mediazione, almeno all’interno della maggioranza, potrebbe essere un premio di maggioranza suddiviso in parti uguali tra tutti i partiti della coalizione vincente. Anche all’interno del centrosinistra, vanno evidenziate sensibilità diverse. Un sistema che rafforzi il partito principale di ogni coalizione potrebbe favorire Fratelli d’Italia, ma anche il Partito Democratico. Il Movimento 5 Stelle, storicamente favorevole al proporzionale puro, oggi potrebbe invece trarre vantaggio dai collegi uninominali nel Sud. Una soglia di sbarramento più bassa sarebbe invece interesse dei partiti più piccoli come Azione, Italia Viva e Più Europa. In questo quadro, è importante anche il fattore tempo, visto che l’iter di una legge elettorale è complesso e potrebbe richiedere molti mesi. A fare la prima mossa potrebbe essere Fratelli d’Italia con una proposta che potrebbe essere depositata prima del referendum sulla giustizia.