Casco vietato all'atleta ucraino: Cio concede fascia nera ma nega i volti dei morti in guerra

In un video pubblicato su Instagram, Heraskevych ha dichiarato che la decisione "mi spezza semplicemente il cuore". Zelensky lo difende: "Ricorda la nostra lotta"

Vladyslav Heraskevych
Vladyslav Heraskevych
10 febbraio 2026 | 09.48
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L'atleta ucraino di skeleton, Vladyslav Heraskevych, ha denunciato che il Comitato Olimpico Internazionale (Cio) gli ha vietato di utilizzare un casco che onora gli atleti uccisi durante la guerra in Ucraina. Il 27enne ha indossato il casco durante l'allenamento ufficiale alle olimpiadi Milano Cortina 2026 e sperava di poterlo utilizzare anche nelle competizioni. Ma un rappresentante del Cio gli ha comunicato che non poteva indossarlo né in allenamento né in gara.

Il casco, sul quale ci sono le immagini di circa mezza dozzina di atleti uccisi negli attacchi russi, era stato pensato come un tributo ai colleghi dello sport che sono morti durante la guerra.

In un video pubblicato su Instagram, Heraskevych ha annunciato che presenterà ricorso e dichiarato che la decisione "mi spezza semplicemente il cuore". L'atleta ha detto di avere avuto "la sensazione che il Cio stia tradendo quegli atleti che facevano parte del circuito olimpico, non permettendo loro di essere onorati nell'arena sportiva dove non potranno mai più mettere piede". Ha anche aggiunto che spera che questa decisione sia solo quella di un singolo funzionario e non rappresenti la posizione ufficiale del Cio.

L'atleta ucraino, parlando con i giornalisti ha confermato che indosserà il casco, vietato dal Cio, il giorno della gara. Il suo allenatore Mykhailo Geraskevych aveva precedentemente lasciato intendere alla Cbc che sarebbe stato così, dicendo, con un'occhiata, "Vedremo". Heraskevych indossava un casco con le foto degli atleti, tra cui bambini, uccisi durante l'invasione russa, ma il Cio ne ha bloccato l'ulteriore utilizzo. Il Comitato Olimpico Internazionale ha offerto a Heraskevych la possibilità di gareggiare indossando una fascia nera al braccio, definendola un compromesso. Il Cio ha spiegato che il casco, decorato con le immagini di circa 20 atleti uccisi dall'invasione russa del 2022, viola la regola olimpica sulle dichiarazioni politiche. Heraskevych ha dichiarato che non ha intenzione di indossare la fascia.

Zelensky lo difende: "Ricorda la nostra lotta"

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha difeso il diritto del pattinatore a indossare il casco ai Giochi e lo ha ringraziato per aver ricordato al mondo il prezzo della lotta dell'Ucraina, sottolineando come sia importante mantenere la pressione internazionale sulla Russia. "Il suo casco porta i ritratti dei nostri atleti uccisi dalla Russia. Il pattinatore Dmytro Sharpar, ucciso in combattimento vicino a Bakhmut, Yevhen Malyshev, un biatleta diciannovenne ucciso dagli occupanti vicino a Kharkiv e altri atleti ucraini le cui vite sono state spezzate dalla guerra condotta dalla Russia", ha scritto Zelensky su 'X'.

Secondo il presidente ucraino, Heraskevych "ha ricordato al mondo il prezzo della nostra lotta. Questa verità non può essere imbarazzante, inappropriata o etichettata come manifestazione politica in occasione di un evento sportivo. E questo è ciò che ricorda a tutti il ruolo globale dello sport e la missione storica del movimento olimpico stesso: è tutto per la pace. L'Ucraina rimane fedele a questo. La Russia dimostra il contrario".

La risposta del Cio

Il Comitato Olimpico Internazionale ha confermato che Heraskevych non è autorizzato a indossare un casco che rende omaggio ad atleti uccisi nella guerra in Ucraina. Ma, dopo un meeting informale con il coach, il portavoce del comitato Mark Adams ha riferito in conferenza stampa che "agli atleti sarà consentito indossare una striscia nera a scopo commemorativo durante le gare".

Rispondendo a una domanda sulle differenze con il caso del pesista tedesco Matthias Steiner, che nel 2008 mostrò una foto della moglie defunta sul podio, il portavoce del Cio Mark Adams ha spiegato che “le regole si sono evolute” negli ultimi 20 anni. “All’epoca era permesso, oggi abbiamo norme nuove, concordate con gli atleti, che cerchiamo di far rispettare”, ha detto Adams, sottolineando l’obiettivo di consentire l’espressione personale senza compromettere la neutralità e la tutela del campo di gioco.

Poco prima Adams ha ricordato che "è sempre molto difficile trovare una regola che funzioni per tutto. Ma in termini di libertà di parola, quello che vorrei dire, solo per ribadire il concetto, è che tutti gli atleti sono totalmente liberi di esprimere le loro opinioni su qualsiasi questione sui social media, nella zona mista, nelle conferenze stampa". "Non si può entrare in un centro commerciale affollato e gridare “al fuoco”. Tutti sanno che ci sono delle regole", sottolinea il portavoce del Cio. "La nostra regola è che dobbiamo proteggere il campo di gioco. E ci saranno sempre persone che cercheranno di aggirare il sistema", afferma. "Ma è per questo che dobbiamo avere una regola severa. Ed è per questo che gli slogan non sono ammessi, mentre i colori sì", afferma.

"Noi ci siamo evoluti con le linee guida degli atleti. Ci siamo effettivamente evoluti, perché in passato ci sono stati casi in cui abbiamo rifiutato alle persone persino di indossare una fascia nera al braccio. La gente ci ha criticato e noi abbiamo ascoltato le critiche. E ci siamo rivolti agli atleti", dice. "Con quelle linee guida sull'espressione degli atleti, ci siamo consultati molto attentamente con gli atleti stessi (per cercare di trovare una soluzione", conclude.

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