Giada, rigore e grazia per la primavera-estate 2027 di Gabriele Colangelo

Rifioriscono i gelsomini rinascimentali che nel Seicento conquistarono Cosimo III de’ Medici, reinterpretati però attraverso suggestioni sartoriali contemporanee

Giada, rigore e grazia per la primavera-estate 2027 di Gabriele Colangelo
24 settembre 2026 | 22.23
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Per la spring-summer 2027 di Giada rifioriscono i gelsomini rinascimentali che nel Seicento conquistarono Cosimo III de’ Medici, reinterpretati però attraverso suggestioni sartoriali contemporanee, immerse in un immaginario urbano e sensuale. L’ispirazione iniziale prende forma in ricami che richiamano i florilegi in porcellana dell’artista Zuleika Melluish e il suo giardino perenne. Come l’artista trasforma la fragilità dei fiori in opere destinate a durare nel tempo, così Gabriele Colangelo traduce l’effimera bellezza della natura in una visione di eleganza senza tempo. La collezione, composta da 30 look, è stata presentata durante la Milano Fashion Week nella Sala Stirling di Palazzo Citterio, dove una scenografia dominata da una colonna di 3.500 fiori di carta amplificava il dialogo tra moda e natura. Le silhouette sembrano catturare la luce di questi gelsomini, che secondo la leggenda sarebbero nati da stelle cadute sulla terra. Anche i capi dalle tonalità più scure sono attraversati da una luminosità particolare, ottenuta grazie a trasparenze e raffinati pizzi di Calais.

Dietro l’apparente essenzialità delle forme si nasconde una ricerca couture fatta di tagli accurati, dettagli sofisticati e tessuti pregiati. La palette richiama le sfumature del gelsomino: un bianco sospeso tra avorio e zinco, un giallo citrino originale, uno champagne luminoso, un rosa deserto e una profonda tonalità terra bagnata. Colori che evocano le campiture dell’artista Anne Truitt, reinterpretate però attraverso forme leggere e sospese, arricchite da dettagli inattesi. Tra questi spiccano le frange in seta bicolore, annodate a mano, che richiamano la ricerca artistica di Eva Hesse. Le loro linee fluide sembrano trasformarsi di volta in volta in gonna, strascico, collana o stola. La ripetizione irregolare dei nodi evita ogni rigidità meccanica e aggiunge un sottile senso di sensualità. Fedele alla sua filosofia minimalista, Colangelo disegna proporzioni slanciate e dinamiche. Come la pittrice Agnes Martin, che sosteneva che “la bellezza sia il mistero della vita”, lo stilista costruisce silhouette che giocano con illusioni ottiche, sovrapposizioni e scomposizioni.

La camicia bianca, la pelle e gli effetti serici vengono reinterpretati all’interno di un power dressing in cui il corpo diventa un’architettura leggera ma vibrante. Nel dialogo tra rigore e grazia, collane, orecchini e bottoni assumono la forma di gelsomini sambac realizzati con perle scaramazze. Ne nasce un linguaggio visivo in cui ogni piega sembra custodire un pensiero e ogni cucitura suggerisce una promessa di quiete. La scelta di Palazzo Citterio non è casuale. L’edificio rappresenta infatti uno dei punti culminanti del progetto della Grande Brera, una realtà museale che unisce tradizione e contemporaneità e che comprende istituzioni come la Pinacoteca di Brera, la Biblioteca Nazionale Braidense e il Cenacolo Vinciano. All’interno dell’ipogeo brutalista progettato dall’architetto James Stirling, Giada riafferma il proprio impegno nel creare esperienze estetiche capaci di mettere in dialogo diverse forme artistiche attraverso il progetto 'Art to Art'. Ad accompagnare la presentazione una colonna sonora firmata da Aimée Portioli, in arte Grand River, musicista olandese-italiana residente a Berlino.

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