Giustizia, studio Csm: 83% assoluzioni Disciplinare non impugnate, per scarsa rilevanza fatto 91%

Giustizia, studio Csm: 83% assoluzioni Disciplinare non impugnate, per scarsa rilevanza fatto 91%
02 febbraio 2026 | 19.12
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Negli ultimi tre anni il Csm ha emesso il 49% di sentenze di condanne nei confronti di magistrati a fronte di un 47% di sentenze di assoluzione. Il dato emerge dai risultati dell’analisi statistica di tutte le sentenze della Sezione Disciplinare emesse nel corso dell’attuale consiliatura, dal 1 febbraio 2023 al 31 dicembre 2025, sulla base dei dati estratti ed elaborati dalla Segreteria della Sezione. Il lavoro è presentato, in relazione al dibattito sulla riforma costituzionale in cui il tema della giustizia disciplinare del Csm è entrato con forza, in un articolo del consigliere togato indipendente Roberto Fontana, membro della sezione disciplinare, che sta per essere pubblicato sulla rivista online ‘Questione Giustizia’ insieme alle tabelle ed ai grafici.

Un dato “molto significativo”, si sottolinea nello studio, è che nel corso dei primi tre anni di consiliatura la percentuale delle sentenze di assoluzione non impugnate, da alcuna delle parti, è pari all’83%: 78 sentenze non impugnate a fronte di 16 impugnate. In particolare risultano non impugnate il 76% (39) delle sentenze di assoluzione per esclusione dell’addebito (a fronte di 12 impugnate, di cui 4 da parte del Ministro di Giustizia). Non solo. Per quanto riguarda le sentenze di assoluzione per scarsa rilevanza del fatto, la percentuale di sentenze non impugnate sale al 91%, risultando, su un numero complessivo di 43 sentenze, solo 4 impugnazioni, di cui 1 da parte dell’incolpato e 3 proposte dal Ministro di Giustizia. Quanto poi alle sentenze di condanna, le impugnazioni del Ministro e della Procura Generale, con riferimento evidentemente alla sanzione applicata, o all’assoluzione su alcuni dei capi, ammontano rispettivamente ad 1 e a 6 a fronte di 82 sentenze pronunciate.

“Le percentuali cosi contenute di impugnazioni da parte degli organi dell’accusa rappresentano un primo indubbio riscontro di qualità della giurisdizione della Sezione Disciplinare – sottolinea il consigliere Fontana - la circostanza che il 91% della sentenze di assoluzione per scarsa rilevanza del fatto e il 73% di quelle di assoluzione per esclusione degli addebiti hanno superato positivamente già il vaglio critico operato dall’Ispettorato del Ministero di Giustizia e dalla Procura Generale, nei termini per proporre impugnazione, depone ovviamente per la solidità delle relative motivazioni”. Una conferma, spiega Fontana, viene proprio dall’esame degli esiti delle impugnazioni. La percentuale dei rigetti ammonta, con riferimento alla totalità delle impugnazioni decise, al 72%. Più precisamente il 77% sono i rigetti delle impugnazioni contro le sentenze di condanna e il 50% i rigetti contro le sentenze di assoluzione. Sulla base di questi dati statistici le sentenze di assoluzione passate in giudicato per mancata impugnazione o per rigetto dell’impugnazione superano complessivamente il 90%, mentre per le sentenze di condanna tale percentuale ammonta a circa l’86%.

Venendo ai dati statistici, in merito alle 83 sentenze di condanna nello studio si evidenzia che in 8 casi è stata applicata la più grave sanzione della rimozione e in 9 quella della sospensione dalle funzioni e dallo stipendio fino a due anni, sempre accompagnata dalla sanzione accessoria del trasferimento in altro distretto. Inoltre, la percentuale più alta delle 47 sentenze di applicazione della sanzione della censura (il 23%) ha riguardato l’illecito di gravi e reiterati ritardi nel deposito di provvedimenti. “In un caso peraltro di numero abnorme di provvedimenti non depositati l’incolpato è stato sanzionato con la rimozione”. Quanto invece alle 92 sentenze di assoluzione, emerge come 42 sono state pronunciate a seguito di accertamento della tipicità del fatto, per riconoscimento della scarsa offensività in concreto. La maggiore percentuale di assoluzioni per scarsa rilevanza del fatto (30%) riguarda incolpazioni per ritardi nel deposito di provvedimenti (valutati di norma in relazione a situazioni di grave difficoltà dell’ufficio per carenze di organico) mentre la percentuale più rilevante di assoluzione per esclusione dell’addebito (34%) è relativa a incolpazioni per comportamenti scorretti nei confronti di parti, difensori, altri magistrati o collaboratori.

“In estrema sintesi l’analisi statistica di tutte le sentenze della Sezione Disciplinare del Csm nel corso dell’intero triennio 2023-2024-2025, alla luce anzitutto del tasso di condivisione di tali sentenze da parte della Procura Generale e del Ministro di Giustizia, non offre il benché minimo riscontro alla tesi di un esercizio dell’attività giurisdizionale condizionato da logiche di giustizia domestica” sottolinea in conclusione il consigliere Fontana.

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