Da Tolkien a Pasolini, tra Elly Schlein e Giorgia Meloni la battaglia ora è anche culturale

Domenica dal palco della Fondazione Feltrinelli Elly ha lanciato il vero guanto di sfida a Giorgia in vista della sfida per le politiche del 2027

Giorgia Meloni ed Elly Schlein - Ipa
Giorgia Meloni ed Elly Schlein - Ipa
02 febbraio 2026 | 16.02
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Difficile immaginare le schiere del Nazareno, alla testa Francesco Boccia, cingere d'assedio Minas Tirith. Oppure lanciarsi impavide lungo il Fosso di Helm agli ordini di Peppe Provenzano. Però il fatto è che la segretaria Elly Schlein, novella Galadriel, ha ordinato l'assalto. Domenica a Milano, davanti allo stato maggiore del partito riunito per la prima giornata di ascolto dem, ha sentenziato: "Dobbiamo riprenderci Tolkien".

E sia. La sfida non è da poco. L'autore del 'Signore degli anelli', si sa, è il prediletto in casa Meloni. "Giorgia è il nostro Frodo e noi siamo la Compagnia dell'anello”, ha detto l'anno scorso Arianna chiudendo la Direzione di FdI. Mentre della passione di Giorgia per la Terra di mezzo nemmeno si discute. Nel 2023, quando la premier aveva fatto invitare la leader dem alla festa dei giovani FdI e Schlein aveva risposto 'no, grazie', Meloni dal palco aveva restituito pan per focaccia. Prima citando Nanni Moretti e 'Ecco Bombo', un must della sinistra. Poi parafrasando Tolkien in persona: "L'anello è insidioso, lusinga, ti circuisce. Ma quell’anello non ci avrà mai!".

Insomma, domenica dal palco della Fondazione Feltrinelli Elly ha lanciato il vero guanto di sfida a Giorgia in vista della sfida per le politiche del 2027. Un duello serrato, quello tra le due leader. Ormai quotidiano. Che adesso si sposta con decisione nel campo culturale. Rischiando di far impallidire la battaglia dei campi di Pelennor di tolkeniana memoria. Non è una novità, a dire il vero, che uno schieramento punti alla conquista del Pantheon dell'altro. Sperando, forse, di convincere così gli indecisi al 'salto del fosso'.

A ben vedere, è da un po' che la sinistra ha 'messo gli occhi' su Tolkien. Nel 2016 Chiara Valerio, che era con Schlein domenica scorsa a Milano, aveva curato un numero di 'Nuovi argomenti' dedicato alla 'misericordia di Tolkien'. Tra le firme, quella di Michela Murgia, sicuro punto di riferimento del campo Schlein. "La scrittrice sarda era una appassionata dello scrittore inglese e non ne faceva un mistero. Aveva una predilezione per gli Elfi di cui aveva studiato le lingue", rivendica con orgoglio sul proprio sito l'Associazione italiana studiosi tolkeniani.

"Impazzisco per Il Signore degli Anelli di Tolkien. Lo leggo una volta all’anno. È una bibbia", la confessione di Murgia già nel 2010. I tolkeniani di sinistra, ammesso che esistano come corrente, non da ieri stilano l'elenco dei motivi per cui no, non si può regalare Tolkien alla destra: i 'piccoli' battono i grandi, il no deciso degli elfi alla forza come soluzione delle controversie, l'ambientalismo spinto. Tutti temi cari alla sinistra di cui sono disseminate le pagine delle avventure di Frodo e compagni. Insomma, le motivazioni per sostenere l'assalto ordinato da Schlein non mancano.

Ma non tutto. Perché c'è anche Atreju. Un mito per i giovani conservatori, che ormai anni fa gli hanno intitolato la loro celebre convention annuale. Ma "Atreju non ha nulla da dividere con un programma politico di estrema destra", ha tuonato più volte Roberto Saviano parlando di "ingiusto saccheggio della sua figura". Così anche l'eroe creato da Michael Ende si trova catapultato al centro dell'agone politico italiano. Tirato ora verso destra per aver spazzato via il nichilismo con la sola forza dei valori, ora verso sinistra per la storia ambientalista e progressista di Ende stesso e, più di recente, per i punti di contatto tra l'universo fantasy e il mondo queer e gender fluid.

Ma di fronte a questo attivismo della sinistra, la destra non è certo rimasta a guardare, specie negli ultimi mesi. L'ultimo spunto l'ha offerto il 50/esimo della morte di Pier Paolo Pasolini nel 2025, celebrato dai conservatori italiani come non mai. Oggetto, tra le altre cose, di un convegno al Senato organizzato dalla Fondazione An. La memoria di Pasolini "è bene che sia affidata a tutti senza preclusioni", è stata la riflessione di Ignazio La Russa che, tra le altre cose, ha aggiunto: "L’Msi non cacciò mai un omosessuale per indegnità morale".

Apriti cielo, polemiche e dibattito politico anche qui. Gianni Cuperlo affidò ai social la sua replica: "Effettivamente i fascisti non espellevano gli omosessuali dal partito. Si limitavano a mandarli al confino o nei campi di concentramento. Fine". E mentre alla Camera, in un dibattito in aula, l'eredità pasolianiana veniva rivendicata con pari decisione da tutti i lati dell'emiciclo, il presidente della commissione Cultura della Camera Federico Mollicone (FdI) manifestava pochi dubbi: "Pasolini fu fascista. Attivo e convinto", ha dichiarato in una intervista al 'Foglio'.

Ma l'elenco di nomi celebri che viaggiano da un Pantheon all'altro tra destra e sinistra non è breve. E le polemiche si perdono nel tempo: George Orwell, antifascista e volontario in Spagna nel Puom, arruolato a destra per le sue critiche ai totalitarismi e alle aberrazioni del comunismo sovietico. E poi Friedrich Nietzsche, Noam Chomsky. Persino di Dante Alighieri si è discusso in politica: "E' stato il fondatore del pensiero di destra in Italia", secondo l'allora ministro della Giustizia Gennaro Sangiuliano. Ma questa è un'altra storia. Intanto, fino al 2027 le schiere di Elly e Giorgia si preparano alla battaglia dura.

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