Prof accoltellata da studente a Roma: "L'ho già perdonato". A scuola con coltelli da sub e telefono su casco per filmare l'agguato, il piano del 13enne

L'insegnante, Isabella Marsilio, 66enne docente di Storia e materie umanistiche, è stata dimessa dall'ospedale. La testimonianza: "Alunno indossava il casco, ha accoltellato e colpito con due pugni". Ascoltati diversi presenti, anche ragazzo congolese che ha bloccato aggressore

La scuola Giovanni Verga - (Foto Adnkronos)
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18 settembre 2026 | 14.47
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"Che spavento. Non me lo aspettavo". Sono le prime parole, a quanto apprende l'Adnkronos, che Isabella Marsilio, la docente di 66 anni di Storia e materie umanistiche ferita questa mattina con un coltello da un alunno di 13 anni nella scuola 'Giovanni Verga' di Centocelle, a Roma, ha detto al presidente del V municipio Mauro Caliste.

Caliste, insieme all'assessora alle Politiche educative Cecilia Fannunza, ha fatto visita all'insegnante al pronto soccorso dell'ospedale Vannini, dove è stata tenuta in osservazione. "Le hanno messo dei punti di sutura ma, a parte lo choc, sta bene - spiega il presidente del V municipio - Accanto a lei ci sono il marito e il figlio. E' davvero provata, più che altro perché non se lo aspettava dopo tanti anni di insegnamento. Andrà in pensione il prossimo anno, a una cosa simile non si può davvero pensare". La docente è stata dimessa con referto di 7 giorni di prognosi.

A quanto si apprende, per ricostruire l'accaduto sono state sentite la preside e le persone che hanno assistito alla scena. Tra queste sono stati ascoltati anche due ragazzi, uno dei quali, congolese, è il giovane intervenuto per bloccare l'aggressore. Sono stati sequestrati i cellulari del ragazzo che ha ferito la professoressa e saranno svolti approfondimenti per chiarire come è arrivato a un simile gesto.

"Ragazzo aveva gli occhi gelidi di chi ha pianificato azione lucidamente"

L'insegnante è stata intervistata da Dentro la notizia, condotto da Gianluigi Nuzzi su Canale 5. "Quando ho guardato il ragazzo negli occhi, ho visto lo sguardo gelido e senza anima di chi ha pianificato un'azione lucidamente", racconta Marsilio. Che spiega: "Alle nove io ero in classe e lui era assente, tant'è che avevo già fatto l'appello e avevo messo l'assenza al ragazzo". Questa mattina il 13enne avrebbe dovuto recuperare il debito di Storia. "Ho parlato con un'altra ragazza che aveva avuto il debito - ricorda la donna - e mentre parlavo con lei ho sentito aprire la porta e ho visto lui con un caschetto da ciclista e un occhiale con al centro una telecamera. Mai al mondo - dice - mai al mondo mi sarei aspettata che quel ragazzo mi stesse venendo vicino per pugnalarmi".

Sull'arma, poi, riferisce che il ragazzo "aveva un pugnale di almeno un palmo e mezzo, tra l'altro seghettato. Una cosa terribile". E "lui mi ha colpito tre volte, all'altezza dell'ascella sinistra". La prof è certa, "lì ci ha messo la mano Dio". Anche perché "quando ho guardato il ragazzo negli occhi, aveva gli occhi gelidi, freddi, senza anima. Gli occhi di qualcuno che ha pianificato un'azione scientemente, lucidamente e che la stava portando a termine. Proprio questo - ribadisce - ho visto nel volto di quel ragazzo". Tuttavia l'insegnante afferma di non avere alcun timore a tornare in cattedra: "Io non ho paura per niente", dice. E, anzi, "sarei anche disposta a incontrarlo per farmi spiegare tutto quest'odio e questa rabbia verso di me da che cosa deriva". Infine, alla domanda se sia disposta a perdonarlo, assicura: "Assolutamente sì. L'ho già perdonato".

In un'intervista a 'Repubblica.it', rispetto al fatto che è stato uno studente congolese a intervenire in suo aiuto, alla domanda se si senta a disagio visto che sul suo profilo ci sono post sulla remigrazione, la docente replica: "Non c’è nulla di incongruente tra un'idea che esprimo sui social e applaudire a un ragazzino che mi ha salvata. Le mie idee non cambiano”. Quindi la pensa sempre allo stesso modo sulla remigrazione? “Certo - risponde a 'Repubblica.it' - Il mio studente del Congo ha tutti i diritti per stare qui e gli dovrebbero dare una medaglia. Diverso è per chi viene qui e delinque”. Infine la professoressa sottolinea che vorrebbe incontrare lo studente che l'ha ferita: "Sì, per abbracciarlo", conclude.

Il piano del 13enne

Il 13enne che questa mattina ha dapprima spruzzato lo spray urticante sul volto della professoressa per poi ferirla con un coltello aveva programmato tutto. Dall'annuncio sui social '- 5 hours' alla 'vestizione' nel bagno della scuola di tutto ciò che serviva per mettere a segno il suo piano. Secondo quanto emerso dalle indagini avviate dai carabinieri intervenuti sul posto, il 13enne dopo l'ingresso all'istituto Giovanni Verga, dove frequenta la terza media, è andato in bagno, ha indossato un caschetto con sopra attaccato il cellulare come fosse una goPro, gli occhiali da softair, che ha detto di aver comprato su un sito specializzato, e ha tirato fuori dallo zaino due coltelli da sub. Uno lo ha attaccato alla cinta, l'altro lo ha impugnato per ferire l'insegnante. In videochiamata su Telegram con un gruppo di persone, sulle quali ora si concentrano le indagini dei militari dell'Arma, è passato all'azione colpendo la vittima in tre punti diversi, tutti nella regione subascellare. La donna, terrorizzata, è stata soccorsa in tempo e trasportata in codice giallo al vicino ospedale Vannini. Il 13enne è stato portato in una caserma dei carabinieri, accompagnato dai genitori.

Compagni di scuola: "Ragazzo odiava la prof e ci aveva detto che voleva colpirla"

L'alunno ha accoltellato la professoressa “aveva un debito e per questo la odiava” (VIDEO). Lo hanno detto all’Adnkronos alcuni compagni di scuola del ragazzo, all’uscita dalle lezioni. Stando alle prime informazioni, sembrerebbe che il risentimento del ragazzo andasse avanti da tempo, tanto che, dicono i suoi compagni di scuola, “ne aveva anche parlato con alcuni di noi”. Il 13enne avrebbe manifestato ad alcuni compagni l’intenzione di colpire la docente, “ma non è stato preso sul serio”.

Il ragazzo, spiegano alcuni compagni, “voleva riprendere l’aggressione con il telefonino per poi pubblicare il video su Telegram ma non è riuscito a fare la diretta”. A quanto si apprende, sembrerebbe che il 13enne volesse emulare il gesto compiuto qualche mese fa da un altro ragazzo.

L'insegnante viene descritta dai suoi studenti come "severa" e legata ai suoi ragazzi (VIDEO).

La testimonianza: "13enne indossava il casco, ha accoltellato e colpito con due pugni"

“Era entrato per ultimo in classe, è andato in bagno, si è cambiato ed è tornato con un casco in testa sul quale era stato applicato un telefono. Si è avvicinato alla prof, le ha spruzzato lo spray al peperoncino, poi l’ha accoltellata ad un fianco e l’ha colpita con due pugni”. Questo il racconto di uno studente su quanto avvenuto questa mattina. “Era prima dell’inizio della lezione - ricorda lo studente - ed erano tutti quanti in classe; lui è entrato per ultimo, poi è andato in bagno. E’ tornato indossando un casco con su qualcosa come uno stand per telefono. Quindi ha puntato lo spray al peperoncino in faccia alla prof, ha spruzzato un getto. Dopodiché ha estratto un coltello e gliel'ha piantato su un fianco. Poi le ha dato due pugni”. A quel punto una delle alunne che erano in classe “è uscita a chiedere aiuto, ha urlato”. Un altro compagno “ha raggiunto il 13enne e lo ha trattenuto per non fargli dare altre coltellate, lo ha fermato”.

Presidente V municipio: "Sconvolto da quanto accaduto, famiglia 13enne gente perbene"

"Io sono sconvolto, questa storia mi ha turbato tantissimo. Parlo da genitore e da nonno, prima che da presidente del municipio: mi preoccupa la deriva cui sta arrivando il senso di civiltà in Italia. Purtroppo non è il primo episodio e non sarà l'ultimo. Ci deve far riflettere come in una famiglia normale, come quella del 13enne, con genitori di Centocelle che conosco e che so seguivano quotidianamente il figlio, sia potuta accadere una cosa del genere. Anche a scuola non aveva mai dato mai dato motivo di pensare che si potesse arrivare a questo punto", dice all'Adnkronos il presidente del V municipio di Roma.

"Forse, noi adulti dovremmo rivedere la gestione dei social e i contenuti dai quali i minori non hanno strumenti per difendersi - continua Caliste - Non ho sentito ancora i genitori del ragazzino, che ora hanno bisogno di stare tranquilli. La prima cosa che devo e voglio fare oggi è andare a trovare la professoressa in ospedale".

Valditara: "Studente è ragazzo tranquillo, possibile ruolo social e siti violenti"

Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha immediatamente sentito la dirigente scolastica Wanda Giacomini dell'Istituto Giovanni Verga di Roma, esprimendo vicinanza e solidarietà alla professoressa accoltellata e a tutta la comunità scolastica. Il 13enne, si legge in una nota, "risulta essere sempre stato un ragazzo tranquillo, senza particolari problematiche".

"Dalle prime informazioni, ancora da confermare - si legge in una nota del ministro - il giovane avrebbe ripreso in video il gesto e potrebbe aver avuto un ruolo nella vicenda l’influenza dei social e di siti violenti a cui si sarebbe avvicinato negli ultimi tempi".

Oltre alla educazione al rispetto e alla conoscenza dei rischi connessi alla rete, occorre impedire ai minori di 15 anni l’accesso a social e canali pericolosi. In tal senso, il Kids Act della Commissione Ue va nella giusta direzione. Si devono stabilire regole chiare a tutela dei giovani e al tempo stesso - spiega - come stiamo già facendo, ripristinare nella quotidianità della vita scolastica il rispetto dell’autorità dei docenti e delle regole, la disciplina e il senso di responsabilità. Non dobbiamo avere paura di affermare che chi sbaglia deve pagare”.

Presidi: "Scuola reagisca subito denunciando"

"Il fatto avvenuto a Roma, alla scuola media Verga, è particolarmente grave. Naturalmente, è importante che la scuola reagisca subito, come prevede anche la norma, facendo una denuncia all'autorità giudiziaria tramite i carabinieri - dice all'Adnkronos Mario Rusconi, presidente dell'Anp, associazione nazionale presidi - Nello stesso tempo, risulta particolarmente incisivo il discorso che proviene dal nostro Ministero, che uno dei compiti primari della scuola, al di là dell'educazione culturale, sia l'educazione al rispetto. Sempre più, dobbiamo fare in modo che i nostri ragazzi, spesso 'deviati' dall'uso dei device che danno anche indicazioni di violenza e di aggressività, capiscano che per vivere in una società complessa come quella attuale, è necessario, da una parte avere una buona formazione, dall'altra avere un grande rispetto e una grande capacità di relazionarsi con gli altri, sia con i compagni che con gli adulti".

"L'educazione al rispetto vuol dire non solo rispettare i compagni, ma rispettare anche gli ambienti e le regole - spiega - Naturalmente, se poi qualcuno, come in questo caso, interviene in maniera così aggressiva, così negativa, ci sono sempre le misure di tipo repressivo, a cominciare da quelle giudiziarie".

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