LIVE
Pahlavi: "Migliaia di agenti restano a casa per non partecipare alla repressione". Pentagono presenta a Trump opzioni di attacco contro il regime, scrive il New York Times
Sarebbero almeno 12mila le persone che sono state uccise durante la repressione delle proteste in corso in Iran, secondo il sito Internet dell'opposizione 'Iran International'. Si tratta del ''più grande massacro nella storia moderna dell'Iran", afferma il sito spiegando che la maggior parte dei manifestanti è stata uccisa in due notti consecutive, l'8 e il 9 gennaio.
Il bilancio delle vittime è stato ottenuto con testimonianze e rapporti sul campo, con ''prove e resoconti'' accurati esaminati dal comitato editoriale di Iran International, si legge sul sito.
Sarebbero invece circa 2.000 le persone uccise nelle proteste in corso in Iran secondo quanto riferito da un funzionario iraniano alla Reuters, rilanciata da Sky News, precisando che nel bilancio sono compresi anche membri delle forze di sicurezza e attribuendo le morti all’azione di "terroristi".
"Il numero crescente di vittime in Iran è orribile. Condanno inequivocabilmente l'uso eccessivo della forza e la continua restrizione della libertà", ha dichiarato via social la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.
Secondo Reza Pahlavi, figlio dell'ultimo shah, migliaia di uomini delle forze di sicurezza iraniane restano a casa in questi giorni per non partecipare alla repressione violenta delle proteste ordinata dal regime di Teheran: "Il regime sta cercando di instillare in voi paura e terrore attraverso una dura repressione, omicidi e l'interruzione delle comunicazioni, e di scoraggiarvi dal proseguire il vostro movimento e la vostra lotta. Ma sappiate che, grazie alla vostra resistenza e alla vostra lotta, migliaia di militari e forze di polizia non sono andati al lavoro per non avere alcun ruolo nella repressione". Pahlavi su X ha indirizzato "un messaggio speciale agli esperti di Internet e delle comunicazioni: prendete di mira l'infrastruttura informatica del sistema per riconnettere i nostri compatrioti con il mondo".
Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha dichiarato ad al Jazeera che l'Iran ha ordinato il blocco di internet da quando sono iniziate le "operazioni terroristiche" durante le proteste inizialmente scatenate da problemi economici il 28 dicembre a Teheran. "Il governo stava dialogando con i manifestanti. Internet è stato interrotto solo dopo che abbiamo affrontato operazioni terroristiche e ci siamo resi conto che gli ordini provenivano dall'esterno del Paese", ha sostenuto Araghchi.
In Iran è tornata la possibilità di effettuare chiamate internazionali da alcuni telefoni cellulari, dopo che le autorità di Teheran hanno imposto un blackout delle comunicazioni mentre le proteste dilagano nel Paese. Lo riferiscono diversi account sui social e media citando un test effettuato dall'Ap.
Il Pentagono sta presentando al presidente americano Donald Trump una vasta gamma di opzioni di attacco nei confronti dell'Iran, mentre continua a essere valutata la strada diplomatica. Lo scrive il New York Times citando funzionari americani e spiegando che tra gli obiettivi potrebbero esserci i siti missilistici e il programma nucleare di Teheran, già colpito nella guerra dei 12 giorni a giugno.
Un funzionario citato dal giornale afferma comunque che le opzioni più probabili restano un attacco informatico o un attacco contro l'apparato di sicurezza interna iraniano che sta usando la forza contro i manifestanti in piazza. Trump sarà informato delle varie opzioni in un briefing oggi, ma in ogni caso, scrive il New York Times, la risposta americana avverrà tra diversi giorni e potrebbe suscitare una rappresaglia iraniana.
Emergono intanto dettagli sull'incontro di ieri. Non è (parzialmente) vera la notizia, diffusa dal ministero degli Esteri iraniano, secondo cui le autorità della Repubblica islamica hanno convocato gli ambasciatori e gli incaricati d'affari a Teheran di Italia, Francia, Germania e Regno Unito per protestare contro il sostegno dato dai quattro Paesi europei alle proteste antigovernative che dal 28 dicembre stanno scuotendo il Paese. Secondo quanto appreso dall'Adnkronos da fonti informate, si è trattato di un briefing generale, non di una convocazione nel senso tecnico, del ministero degli Esteri con tutti gli ambasciatori accreditati a Teheran.
Non erano presenti quindi solo i quattro rappresentanti europei, come si evince anche da alcuni video dell'evento che mostrano una sala piena. Non sono chiari i motivi per cui chi ha fatto circolare la notizia abbia deciso di mettere in evidenza la presenza dei rappresentanti diplomatici di Italia, Francia, Germania e Regno Unito. Durante la riunione, le autorità iraniane hanno mostrato al corpo diplomatico accreditato dei video di quelle hanno descritto come "violenze da parte dei rivoltosi".