Dopo il via libera al Senato della settimana scorsa, sono state approvate anche dalla Camera le risoluzioni sugli schemi di intesa preliminare tra Governo e Regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto per l’attribuzione di particolari forme di autonomia differenziata in quattro aree: protezione civile, professioni, previdenza complementare, tutela della salute. Il successivo passaggio dell’iter parlamentare prevede ora gli schemi definitivi di intesa che si concretizzeranno in quattro singoli Disegni di legge, uno per ogni Regione, che dovranno poi passare all’esame dei due rami del Parlamento. Nel dibattito post operazioni di voto, diversi deputati delle opposizioni hanno criticato lo schema delle intese, definite troppo simili tra loro e prive di una reale valorizzazione delle peculiarità dei singoli territori. Al centro delle critiche la mancata definizione preventiva dei Livelli essenziali delle prestazioni (Lep), i rischi di nuove disuguaglianze tra regioni del nord e del sud, oltre ai dubbi sulla sostenibilità finanziaria con il rischio di nuove tasse locali. La maggioranza ha invece difeso le preintese, sostenendo che trasferiscono funzioni limitate e non interi ambiti, senza intaccare l’unità repubblicana né i livelli essenziali dei diritti. In sintesi, secondo i deputati di centrodestra, l’autonomia differenziata consentirà una gestione più efficiente dei servizi, lasciando invariati i criteri di finanziamento e adattando le nuove competenze alle caratteristiche di ogni territorio.