Erin Kellyman e Chi Lewis-Parry: "La disconnessione tra le persone è l'orrore contemporaneo"

I due attori sono i protagonisti di '28 anni dopo: Il Tempio delle Ossa', dal 15 gennaio in sala

Erin Kellyman e Chi Lewis-Parry:
14 gennaio 2026 | 16.38
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Dopo la visione di '28 anni dopo: Il Tempio delle Ossa', nuovo capitolo dell’universo creato da Danny Boyle e Alex Garland, una domanda sorge spontanea: sono gli esseri umani la minaccia più grande per sé stessi? Gli attori Erin Kellyman e Chi Lewis-Parry, protagonisti del film Sony Pictures diretto da Nia DaCosta - dal 15 gennaio in sala con Eagle Pictures - non hanno dubbi. "Gli esseri umani sono i peggiori e, allo stesso tempo, i più belli", afferma Lewis-Parry. "Ci concentriamo troppo sugli aspetti negativi delle cose, forse è un nostro difetto". Kellyman fa propria la riflessione del collega: "Sono d’accordo. Non credo si possa citare nulla di peggiore di ciò che ha fatto l’uomo. Se si guarda alla storia, una balena non ha mai scatenato una guerra". 

Prodotto da Boyle e dall’attore Cillian Murphy, indimenticabile protagonista del film originale del 2002 (questo fa pensare che torni nel terzo capitolo, attualmente in lavorazione, nel ruolo di Jim), il secondo capitolo della nuova trilogia di '28 anni dopo' - segue il dottor Kelson (Ralph Fiennes), che si trova coinvolto in una relazione sconvolgente, dalle conseguenze capaci di cambiare il destino del mondo. Allo stesso tempo, l’incontro tra Spike (Alfie Williams) e Jimmy Crystal (Jack O'Connell) - a capo di una sorta di setta, i Jimmys (di cui fa parte il personaggio interpretato da Kellyman) - che offrono carità, ma a loro modo, a chiunque incontrino -si trasforma in un incubo senza via di scampo. In questo scenario, gli infetti - tra questi Alpha Samson (Lewis-Parry) non rappresentano più la principale minaccia alla sopravvivenza: è la disumanità dei sopravvissuti a rivelarsi l’aspetto più inquietante e terrificante. Alla domanda su quale sia l’orrore contemporaneo che il film riflette, Kellyman non esita: "La disconnessione tra le persone. Non vediamo cosa succede davvero, non vediamo chi ha bisogno di aiuto. I media mostrano solo conflitti e la gente finisce per voltarsi l’uno contro l’altro". Per Lewis-Parry è "l'avidità", in quanto "tutte le guerre nascono da lì. Tu hai qualcosa, io lo voglio, e se non me lo dai lo prendo con la forza. È qualcosa che a volte mi fa vergognare di essere umano".

Cosa aspettarsi da 'Il Tempio delle Ossa?' Lewis-Parry parla di un'esperienza intensa: "Ho visto il film sentendomi uno spettatore e non un membro del cast. È un'opera costruita da un ensemble straordinario. Il pubblico deve aspettarsi un film potente con performance profonde". Inoltre, "la regia di Nia DaCosta unita alla sceneggiatura di Alex Garland è pura perfezione". La lezione del film? "Non arrendersi agli altri", dice l'attore, spiegando come il cuore della storia sia un invito a non abbandonare chi è diverso o in difficoltà: "Siamo troppo veloci a rinunciare alle persone. Le mettiamo da parte appena non rientrano più negli schemi. Gli infetti rappresentano proprio questo: 'non fai più parte di noi, quindi ti escludiamo'. Ma in fondo sono tutti vittime. Mi piacerebbe dire che il film cambierà le persone, ma la storia si ripete. Io, però, continuo a sperare", conclude. (di Lucrezia Leombruni)

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