Corrado Rustici dai Cervello al nuovo podcast: "L'arte non segue gli algoritmi"

Il produttore e musicista racconta il ritorno della band prog con un album dopo 50 anni e suo 'Il Musicista Transmoderno'. E osserva: "L'Ia cambierà tutto ma non potrà mai sostituire gli artisti"

Corrado Rustici
Corrado Rustici
03 gennaio 2026 | 12.45
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Cinquanta anni dopo ‘Melos’, i Cervello ripartono dal punto esatto in cui si erano fermati. Senza operazioni di maquillage ma con un album che restituisce idee e visioni: ‘Chaire’, uscito il 5 dicembre scorso per Sony Music esclusivamente in formato cd ed Lp. Al centro di questo ritorno c’è Corrado Rustici, mente creativa e testimone di un’epoca irripetibile della musica prog e non solo, oggi più che mai deciso a interrogare il presente e il futuro dell’arte sonora. I Cervello nascono a Napoli nei primi anni Settanta, nel pieno del fermento del rock progressivo italiano. Accanto a Osanna, Pfm e Banco del Mutuo Soccorso, costruiscono una voce personalissima, capace di fondere radici mediterranee, slanci sinfonici e sperimentazione. Il loro unico album in studio, ‘Melos’ (1973), ispirato ai miti dell’antica Grecia, è oggi considerato una delle gemme assolute del prog italiano: un disco audace e colto, accolto con entusiasmo dalla critica ma incapace, all’epoca, di garantire continuità alla band, che si scioglie poco dopo. Da allora, però, ‘Melos’ non ha mai smesso di vivere. Anzi, è cresciuto nel tempo, diventando un disco di culto riscoperto da generazioni di appassionati in tutto il mondo. Ed è proprio da lì che oggi prende forma ‘Chaire’.

“Ho cominciato a tirare fuori tutte le registrazioni, ci ho lavorato per un paio d’anni per estrarre tutto, rimettere insieme le idee, organizzarle in una maniera coerente” confida Rustici, che si è dedicato a un lavoro quasi archeologico. Ma il nodo centrale arriva inevitabilmente su una domanda: chi canta questi brani, ora che Gianluigi Di Franco non c’è più? Voce e anima dei Cervello, Gianluigi Di Franco è scomparso nel 2005. Ed è proprio la sua presenza, oggi, a rendere ‘Chaire’ un progetto unico. Grazie ai progressi nel restauro audio e all’uso delle nuove tecnologie, le sue interpretazioni, salvate da fragili registrazioni a due tracce, tornano a vivere all’interno di nuovi arrangiamenti. “Per nostra grande fortuna la tecnologia negli ultimi anni ha fatto passi enormi - spiega Rustici -. Mi sono messo lì con grande e buona volontà e sono riuscito, attraverso Machine Learning e altri software, a ricostruire il suono della voce di Gianluigi e a ridare alle performance estratte dai provini originali una veste sonora con una qualità accettabile”.

Un lavoro che va ben oltre l’aspetto tecnico: “Io e Gianluigi eravamo quasi come fratelli, mi manca ancora molto. È stata un’esperienza abbastanza commovente. Ho sentito spesso la sua presenza durante il lavoro, come se mi guidasse nella scelta delle frasi e degli arrangiamenti intorno alle melodie che avevamo scritto quando avevamo 16 anni”. Rustici rifiuta l’idea nostalgica della reunion: “Io le trovo molto tristi. Come persone e come musicisti si cambia. La cosa buona per noi è stata che queste idee erano rimaste congelate: erano pensate come il follow-up del primo album. Io non sono intervenuto come autore ma come arrangiatore e produttore, cercando di rispettare quella purezza originaria”. ‘Chaire’ esce insieme a un documento storico: una registrazione live del 1973 che immortala i Cervello alle origini, oltre a una nuova edizione rimasterizzata di ‘Melos’. Un trittico ideale che chiude un cerchio artistico rimasto aperto per mezzo secolo.

In parallelo a questo ritorno discografico, Rustici ha lanciato ‘Il Musicista Transmoderno’, un podcast mensile dedicato alla musica, alla creatività e alle trasformazioni dell’industria culturale. Più che un prodotto divulgativo o motivazionale, uno spazio di riflessione radicale, nato da appunti personali. “Sono sfoghi miei - chiarisce Rustici -. Parlo a me stesso. Ma incontrando i giovani mi sono reso conto che non hanno un modello sano a cui riferirsi. Sono persi in una giungla di apparenza, superficialità e mancanza di profondità”. Il podcast affronta temi scomodi: l’impatto dell’intelligenza artificiale, il ruolo degli algoritmi, la scomparsa della “classe media musicale”, la confusione tra arte e intrattenimento. “Arte è sempre intrattenimento - afferma Rustici - ma l’intrattenimento non è quasi mai arte. C’è una grande differenza”. Sul presente dell’industria non usa mezzi termini: “La musica popolare globale non avrà nessuna chance contro l’intelligenza artificiale. Verrà fatta in secondi e gratis. L’industria non vuole più investire negli artisti perché sono imprevedibili. La gente non si accorge più della differenza”.

Ma non è un discorso apocalittico. Anzi: “La parte positiva è che ci sarà una distinzione tra chi è un artista e chi no. L’Ai può diventare uno strumento importante se usata da menti con lungimiranza e passione per creare qualcosa che gli algoritmi non conoscono”. Non è un caso che 'Chaire' e 'Melos' escano solo in formato fisico. Una decisione coerente, quasi controculturale. “È una visione di quello che sta succedendo - spiega Rustici -. C’è una grande confusione tra intrattenimento e arte. Siamo nella risacca più bassa possibile. Questo progetto non nasce per entrare in classifica o guadagnare ma per fare un regalo ai fan che ci hanno seguito per 50 anni”. Il percorso di Rustici è sempre stato segnato da incontri decisivi e collaborazioni con leggende italiane e internazionali. Come produttore e chitarrista ha lavorato con artisti come Zucchero, Elisa, Ligabue, Negramaro, Andrea Bocelli ma anche con star come Whitney Houston, Aretha Franklin, Eric Clapton ed Herbie Hancock.

"Sono stato così fortunato, non so perché mi sia capitata tutto questo”, racconta. Il primo vero spartiacque arriva nel 1975, quando lascia l’Italia per trasferirsi in Inghilterra. “Dopo sei mesi mi fu presentato quello che per me è la persona che ha inventato il ruolo del produttore: George Martin, storico produttore dei Beatles. Ho avuto la fortuna di rincontrarlo più volte e di parlarci per ore. È stato una grandissima ispirazione”. Quando il discorso si sposta sulle collaborazioni viste oggi con curiosità o desiderio, nomina le sue due vere eroine: “Joni Mitchell e Kate Bush. Per me sono incredibili”. Figure fuori dal tempo, appartenenti a “un’epoca in cui la gente scriveva musica di un altro livello”. Un incontro non ancora avvenuto: "Non so se accadrà mai - ammette - ma sarebbe un sogno lavorare con loro". Resta il fatto che il lavoro di Rustici continua a essere guidato dall'ascolto e dalla ricerca, lasciando il futuro come una questione ancora aperta. (di Federica Mochi)

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