Francamente: "Bitte Leben è il mio invito a vivere nonostante tutto"

Dopo la partecipazione a 'X Factor', la cantautrice pubblica il suo album d'esordio

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17 aprile 2026 | 09.50
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Un invito a vivere, a dispetto di tutto. È questo il messaggio che anima "Bitte Leben”, l'album d'esordio della cantautrice Francamente, in uscita oggi per Carosello Records. Un titolo in tedesco, che affonda le sue radici in un'esperienza biografica e in una filosofia di vita precisa: quella di farcela "nonostante" le difficoltà. L'ispirazione arriva da una scritta su un palazzo di Kreuzberg, sul vecchio confine tra Berlino Est e Ovest, che recita 'Bitte Leben', letteralmente 'per favore vivi', spiega Francamente. "È un invito a perseguire i propri desideri non grazie a qualcosa, ma nonostante tutto", racconta in un’intervista all’Adnkronos.

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La scelta della lingua tedesca non è casuale, ma un omaggio a Berlino, città che per quattro anni è stata per lei un laboratorio creativo e umano. "Il tedesco è una lingua scelta, diventata familiare, e Berlino è stata il laboratorio di questo messaggio", racconta. Lavorando come guida turistica con un focus sulla storia del Muro, Francamente ha raccolto storie di resilienza che hanno plasmato la sua visione. "Mi sono resa conto di quante persone ce l'abbiano fatta nonostante le divisioni, nonostante una città che una mattina del '61 si è svegliata spaccata da un filo spinato".

Questo invito a superare la paura di ciò che è straniero e sconosciuto è il cuore pulsante dell'album. Per Francamente, la chiave per trasformare la paura in opportunità non risiede nell'autosufficienza, ma nella connessione con gli altri. "Non sono una fan del "sì, devi fare tutto da sola, ce la puoi fare", eccetera. Anzi, sono dell'idea che senza gli altri e le altre siamo ben poco. E quindi l’invito è a unirsi, a raccontarsi e a farcela, che non significa raggiungere il successo, significa semplicemente vivere, appunto, con dignità”. Come si riesce? “Trovando altre persone che hanno lo stesso desiderio di vivere una dimensione orizzontale e rendendosi conto che la collaborazione e la condivisione in realtà sono la cosa più feconda a cui si possa pensare”

Questa filosofia si traduce concretamente nel suo percorso artistico. Da cinque anni, infatti, fa parte del collettivo di cantautrici "Canta Fino a 10", un'esperienza che l'ha formata nell'approccio “a essere curiosa verso la diversità, lasciarmi contaminare e provare a essere il più umile possibile per permettere proprio che la vita degli altri mi sporchi o che i luoghi che attraverso mi sporchino”. Persino la sua partecipazione a un talent show come X Factor, un contesto apparentemente dominato dalla competizione, si è trasformata in un'inaspettata esperienza di comunità: “Per me non è stato assolutamente faticoso perché ho trovato delle persone fantastiche. I miei compagni d’avventura sono stati preziosissimi. Non percepivamo questa competizione, ma anzi, tra noi c'è sempre stato uno spirito d'ascolto molto grande, a tal punto che ancora oggi ci vediamo, ci sentiamo, riusciamo a condividere le nostre gioie”.

L’album è un mosaico di luoghi, suoni e biografie: “Ogni luogo in cui ho avuto il privilegio di abitare ha avuto delle conseguenze culturali sia sul mio modo di pensare che sul mio modo di approcciare la vita e dunque anche sulla musica, nei suoni, in ciò che ho scritto. I brani che sono collegati alle città, che quindi sono principalmente Berlino, Milano, Torino e Palermo - ogni brano, penso ad esempio a "Zagara" che è il primo che tra l'altro uscì a giugno dell'anno scorso - provano a portare un po' di quello che ho imparato, sempre rimanendo un passo indietro”.

E per Francamente fare arte è anche un atto politico: “Anche solo salire su un palco, decidere di salire o meno su un determinato palco, banalmente, può essere un atto politico. E ancor di più la musica dovrebbe esserlo, nel senso proprio del fare politica e quindi del fare le cose insieme agli altri e prendersi cura dei luoghi che si abitano. Perché poi alla radice questo dovrebbe essere la politica, sgravata di tutti quelli che possono essere giochi di potere che ben conosciamo. Però io intendo proprio la politica quotidiana: già chi si prende banalmente cura del proprio quartiere sta facendo politica”.

L'influenza di altre artiste è stata fondamentale. Francamente racconta con emozione l'esperienza di aprire i concerti di Carmen Consoli, un'icona che, vista in televisione con la chitarra vent'anni fa, le ha mostrato che "quella cosa lì si potesse fare”. Il processo creativo dietro l’album è stato artigianale, un lavoro quotidiano svolto per un anno intero insieme al produttore Diego Montinaro (in arte Gudi). Una scelta in controtendenza alla "fast music": “Spero che arrivi la passione che ci abbiamo messo dentro, il processo creativo durato chiaramente un anno, la passione dei musicisti e delle musiciste che ci hanno lavorato e le ore interminabili in studio”.

Ora, il prossimo passo è il tour, un'occasione per rendere l'album "tridimensionale" e per incontrare finalmente il pubblico. Alla domanda su un futuro a Sanremo, risponde con umiltà: “In questo momento non mi sento assolutamente all'altezza ma è qualcosa che penso chiunque faccia musica deve quantomeno considerare. Certo, sarebbe un onore molto grande considerando chi è stato su quel palco”. Un passo alla volta, con la consapevolezza che il viaggio più importante è quello di continuare a vivere, "nonostante tutto". (di Loredana Errico)

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