Cinecittà protagonista al 79esimo Festival di Cannes con un progetto che celebra la sua stessa leggenda. Presentato oggi in anteprima all’Italian Pavilion, 'Girato a Cinecittà': il nuovo film di Roland Sejko (David di Donatello per 'Anija-La nave', Nastro d’argento per 'La macchina delle immagini di Alfredo C.') di cui è stata mostrata una clip, offrendo un primo sguardo sul racconto che nel 2027 ripercorrerà i primi 90 anni degli iconici studi cinematografici italiani, fondati a Roma nel 1937 e divenuti un hub leader dell’audiovisivo, un marchio e un simbolo riconosciuti in tutto il mondo. Una 'città del cinema', dove sono stati realizzati oltre 3000 film, e che per 50 volte, con titoli girati dentro le sue mura, ha vinto l’Oscar. Decine di registi tra i più importanti della settima arte, divi, artisti, e i grandi artigiani e le maestranze, hanno non solo lavorato a Cinecittà, ma l’hanno vissuta e fatta grande. "Cinecittà è un patrimonio dell’umanità e di umanità. Ha accompagnato la crescita e le trasformazioni della nostra democrazia, è uno specchio del Paese, e ha donato e dona immaginario a tutto il mondo", dichiara il presidente di Cinecittà, Antonio Saccone. Un luogo che "ci ha reso tutti più cosmopoliti: negli Studios è entrata ed entra tutti i giorni la produzione nazionale e internazionale, e da Cinecittà partono verso gli altri Paesi capolavori, film spettacolari, dei maestri italiani e esteri, di ogni genere", racconta il presidente Saccone, che conclude: "Ci voleva un film per raccontarne l’incredibile storia e il suo presente, un film per il pubblico adulto che ama la grande storia del cinema, e per i giovani che oggi si entusiasmano sapendo che a Cinecittà si gira 'Assasin’s Creed'".
'Girato a Cinecittà' è un progetto che "ho desiderato fortemente, perché Cinecittà non ha eguali nel pianeta", dice Manuela Cacciamani, amministratore delegato di Cinecittà. "È una parola conosciuta da tutti in ogni Paese. È un’idea immediata che si associa al cinema più bello e spettacolare, ai più grandi nomi della regia, al divismo. È il posto di lavoro dei grandi geni dell’artigianato cinematografico: gli scenografi, i costumisti, i direttori della foto. I maestri della tecnica". Ma per Cacciamani è anche "un avamposto tecnologico" e "l’incarnazione del cinema, un’idea astratta e di sogno, e totalmente concreta e professionale. È un mito che sopravvive, storia che si perpetua ogni giorno nel lavoro di migliaia di persone e negli sguardi di miliardi di spettatori. Non c’è chi non sogni di fare cinema a Cinecittà. Questo film - conclude - vuole essere una restituzione di questo sogno e un ‘grazie’ a tutti quanti nel mondo la amano".
A quasi novant’anni dalla fondazione, Cinecittà "non è soltanto un complesso di teatri di posa ma è una città vera, con le sue mura di cinta, i suoi viali, i pini, i bar, le botteghe degli artigiani, i teatri, i suoi abitanti illustri e quelli anonimi", spiega il regista Roland Sejko. E come le città vere - osserva Sejko - "anche Cinecittà ha avuto una fondazione, una crescita, stagioni di splendore, crisi, trasformazioni e continue ricostruzioni. Nelle sue stagioni cinematografiche la città ha visto il fascismo, la guerra, il bombardamento, i rastrellamenti nazisti, i profughi, gli scioperi, le proteste". Cinecittà nasce come "città del cinema", sottolinea il regista. "È la città di Blasetti, Camerini, Rossellini, Visconti, De Sica, Fellini, Antonioni, Pasolini, Leone, Cavani, Scola, Olmi, Wertmüller, Godard, Coppola, Scorsese, Gilliam, Annaud, Scott, Emmerich, Zalone, Joe Wright, Mel Gibson". E ancora "di Magnani, Loren, Mastroianni, Sordi, Cardinale, Ekberg. Il divismo di ieri oggi e domani. Ma è anche "la città delle migliaia di comparse in fila a fare gli antichi romani per 'Ben-Hur' e 'Cleopatra', dei falegnami, dei pittori, dei costumisti, dei macchinisti, degli elettricisti, maestranze che hanno ricostruito Roma e New York, il Vaticano e Gerusalemme, il Transatlantico Rex, il mare, la neve, e anche il cielo. Nel tempo il backlot di Cinecittà è diventato una sorta di area archeologica del cinema, fatta di città costruite e demolite una sull'altra".
Oggi Cinecittà vive una nuova stagione produttiva, con teatri rinnovati e lavorazioni che ne confermano la centralità internazionale. Ma proprio questo presente rende ancora più evidente la sua natura stratificata: quella di un luogo in cui la storia del cinema si intreccia con la Storia, con il lavoro, con la memoria e con i resti lasciati dalle immagini. Il documentario entrerà in questa città per raccontarla dall'interno: attraverso le riprese di oggi, i materiali d'archivio e le testimonianze di chi – registi, attori, produttori, professionisti italiani e internazionali - l'ha abitata, attraversata, costruita, facendone una capitale dell’immaginario. Il racconto di un luogo dove per novant'anni si sono costruiti film e si sono incrociati immaginari, uomini e eventi. La storia di Cinecittà è una storia italiana. E del mondo.