Oltre 40 anni di riff taglienti e musica senza compromessi. La band di Dave Mustaine pubblica l'ultimo album in carriera, 'Megadeth', e si prepara al tour che li porterà in Italia a giugno. L'intervista al batterista Dirk Verbeuren
Oltre quarant’anni di riff taglienti e metal senza compromessi. I Megadeth, colonna portante dei Big Four del thrash, insieme a Metallica, Slayer e Anthrax, celebrano una carriera leggendaria con quello che viene presentato come l’ultimo album in studio della loro storia: ‘Megadeth’. Un disco, uscito il 23 gennaio scorso, che non guarda solo al futuro ma soprattutto alle radici, rilanciando la band di Dave Mustaine in vetta alle classifiche mondiali. Il risultato è stato clamoroso: numero uno nella Billboard Top 200 e top five in numerosi Paesi, Italia compresa. Un successo che ha sorpreso anche il batterista Dirk Verbeuren, interpellato dall'AdnKronos. (Video)
Il vostro nuovo album, 'Megadeth', ha conquistato le classifiche in tutto il mondo, finendo dritto al numero uno della Billboard Top 200 in America, entrando anche nella top five in molti Paesi, come l’Italia. Ti aspettavi un successo del genere? E cosa significa per voi, a questo punto della carriera?
"Speravo che andasse bene, certo, ma ha superato di gran lunga le mie aspettative. Ricordo che da ragazzo ascoltavo la radio, la Top 30 in Belgio, e leggevo le classifiche di tutto il mondo. Anche mio padre ancora oggi le segue. Sono cresciuto con questa passione. Essere in cima a Billboard è una sensazione pazzesca, davvero incredibile. E ovviamente tutti gli altri risultati, in tanti Paesi, compresa l’Italia, mi rendono molto felice".
Avete scelto di intitolare l’album semplicemente ‘Megadeth’. È un modo per riassumere l’identità della band in un solo disco o volevate lasciare il significato all’interpretazione dei fan?
"Dave (Mustaine, ndr) non riusciva a trovare un buon titolo, così ha pensato: 'Non abbiamo mai fatto un album omonimo, questo sarà quello giusto'. Alla fine, però, è davvero un disco che riassume i Megadeth, perché contiene molti degli elementi che hanno reso la band famosa negli anni. Anche se non è stato intenzionale quando scrivevamo, siamo stati sicuramente ispirati dal periodo iniziale fino alla metà degli anni ’90".
Dal punto di vista musicale, l’album è ricco di riff complessi, assoli ipnotici e una batteria potentissima. Molti fan hanno notato somiglianze con il vostro periodo anni ’90. Che tipo di suono volevate ottenere?
"Non avevamo un obiettivo preciso. Volevamo solo fare il miglior album possibile. Abbiamo ascoltato insieme tutta la nostra discografia, più di 200 canzoni, prendendo appunti e condividendo idee. Tutti abbiamo concordato che il primo periodo della band era quello che ci ispirava di più. È stato un processo molto naturale e organico. Per quanto riguarda la batteria, volevo un suono il più possibile naturale, con poche modifiche, per renderlo simile a quello dal vivo".
Come batterista, che sfida ha rappresentato questo album per te?
"La sfida principale è la storia della band: 40 anni di musica. Sono anche un fan dei Megadeth, da sempre, e rispetto ciò che i fan si aspettano. Ho cercato di creare una batteria che mi sarebbe piaciuta ascoltare se non fossi stato nella band. Dovevo unire le diverse epoche e allo stesso tempo mantenere il mio stile personale. Trovare questo equilibrio è stata la cosa più difficile".
In passato, i Megadeth hanno portato temi politici e sociali nel metal mainstream. Oggi molti artisti oggi prendono posizioni forti, penso a quello che accade negli Stati Uniti. Come vedi il rapporto tra musica e politica? Pensi che gli artisti abbiano una responsabilità sociale?
"Credo sia importante usare la propria voce per parlare di ciò che conta. Da giovane ascoltavo rap e hip hop, come i Public Enemy, molto impegnati su questi temi. Poi nel metal ho trovato lo stesso spirito. Ma anche gruppi come i Napalm Death e, in generale, tutta la scena punk, da cui venivano fuori messaggi molto forti, sono stati davvero influenti quando ero giovane. Oggi per me è importante soprattutto la difesa della natura. Ho fondato un’Ong, ‘Savage Lands’, che si occupa di riforestazione e biodiversità. È il mio modo di portare un cambiamento positivo. La distruzione del pianeta è il problema più grave. Se non agiamo insieme, perderemo cose che non torneranno mai più. Anche i piccoli gesti quotidiani possono fare la differenza".
Pensi che il thrash metal possa ancora trasmettere messaggi forti ai giovani?
"Assolutamente sì. Canzoni come ‘Peace Sells’, ‘Symphony of Destruction’ e ‘Holy Wars’ hanno messaggi potentissimi e fanno ancora parte dei nostri concerti. Oggi la politica è molto divisiva, quindi abbiamo deciso di concentrarci più sulla musica. Le nostre posizioni sono già state espresse in passato".
L’album include una bonus track: una cover di ‘Ride The Lightning’ dei Metallica. Che significato ha per la storia dei Megadeth? È stato un modo per fare pace con il passato?
"Sì, in parte. La storia di Dave con i Metallica è nota. Negli ultimi anni l’ho visto crescere molto come persona. Ora vuole vivere in modo positivo. Questa cover è un ramoscello d’ulivo, un modo per dire: “Fa parte della mia storia, va bene così. Celebriamola”.
Il film ‘Megadeth - Behind the Mask’ uscito per tre giorni al cinema, mostra anche i momenti più difficili della vostra carriera. Com’è stato rivedere la vostra storia?
"È stato molto bello. L’ho visto al cinema con i fan. Dave è una figura iconica, con una personalità unica. A volte reagisce in modo impulsivo ma è una persona autentica. La storia dei Megadeth non è solo fatta di conflitti ma anche di grandi successi e collaborazioni. In fondo, Dave ha contribuito a creare un intero genere musicale".
Il nuovo tour farà tappa anche in Italia, con una data il 14 giugno a Ferrara. Cosa possono aspettarsi i fan? La scaletta sarà più incentrata sul nuovo album o sui classici?
"All’inizio celebreremo soprattutto il nuovo album, con diverse canzoni nuove. Stiamo preparando anche un nuovo spettacolo scenico. Più avanti, tra il 2027 e il 2028, ci concentreremo di più su una sorta di tour d’addio, ripercorrendo tutta la carriera".
Questo album è stato presentato come l’ultimo in studio. Significa anche l’addio ai concerti?
"Per ora abbiamo in programma circa tre anni di tour. Dopo ci sarà una pausa e vedremo cosa succederà. Non sappiamo cosa riserva il futuro. Io cerco di vivere nel presente e continuare a lavorare sui miei progetti. Vedremo…"
Guardando a oltre 40 anni di storia, qual è secondo te l’eredità più importante dei Megadeth?
"È una storia di riscatto. Trasformare un momento difficile in qualcosa di straordinario. Senza quella rottura iniziale, forse i Megadeth non sarebbero mai esistiti. Mi sento un po’ parte di questa storia: vengo dal Belgio, sono cresciuto in Francia e sono arrivato fin qui. È un messaggio di speranza: se lavori duro, segui la tua passione e resti fedele a te stesso, puoi arrivare lontano". (di Federica Mochi)