Mostra del Cinema di Venezia, svelata sezione 'Venezia Classici': da Rossellini e Scola a Ciprì e Maresco

Il direttore Alberto Barbera: "Non è da ricercare nella nostalgia la ragione profonda della scelta di una sezione come Venezia Classici"

Una scena da 'Viaggio in Italia' di Roberto Rossellini
Una scena da 'Viaggio in Italia' di Roberto Rossellini
03 luglio 2026 | 11.36
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Da Rossellini e Scola a Ciprì e Maresco fino a Buñuel, Cassavetes e Polanski: è stata definita la selezione di Venezia Classici dell’83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, che presenta in anteprima mondiale 19 restauri realizzati nel corso dell’ultimo anno di capolavori provenienti da cineteche, istituzioni culturali e produzioni di tutto il mondo. "Non è da ricercare nella nostalgia la ragione profonda della scelta di una sezione come Venezia Classici", dichiara in una nota il direttore artistico della Mostra, Alberto Barbera. "Se l’obiettivo consiste nel ricordare la vitalità di quando 'il cinema era tutto' (per dirla con Leonardo Sciascia), un'altra considerazione s’impone, ed è la consapevolezza che il cinema di domani non può che alimentarsi della linfa vitale dei film del passato. Un immaginario vivido - spiega Barbera - fatto di grandi capolavori indimenticabili che attendono solo di essere rivisitati, e di film parzialmente dimenticati, che necessitano invece di un’attenta riconsiderazione".

La Mostra si apre con un omaggio doveroso a un regista per troppo tempo frainteso se non addirittura osteggiato, come Tinto Brass e il suo 'Col cuore in gola', omaggio pop alla Londra degli anni Sessanta, che si avvalse della collaborazione di Guido Crepax. Addirittura "resuscitato" è 'Lo zio di Brooklyn' di Ciprì e Maresco, scomparso dagli schermi dopo l’infelice parentesi di un’uscita quasi clandestina nelle sale cinematografiche del Paese, che Aurelio De Laurentiis ha generosamente consentito di riportare alla luce. "Tra i film più eccentrici e meno visti di Ettore Scola, 'Brutti, sporchi e cattivi' merita sicuramente un’attenta rivalutazione, mentre 'Viaggio in Italia' di Roberto Rossellini è da molto tempo considerato uno dei suoi capolavori dopo l’iniziale ostilità della critica. Chiude la pattuglia italiana 'La lunga notte del ’43', primo film di Florestano Vancini e a detta di molti il suo film più intenso e riuscito", illustra Barbera.

"Non si può evitare di parlare di capolavoro anche a proposito del film di Ernst Lubitsch 'Vogliamo vivere!' che, nel bel mezzo del secondo conflitto mondiale, si servì di Shakespeare per realizzare la più feroce e irresistibilmente divertente satira del nazismo". Dall’America arrivano altri due importanti restauri: 'I selvaggi' di Roger Corman, il più grande successo commerciale del prolificissimo regista, presentato in concorso alla Mostra del Cinema del 1966, e 'Minnie e Moskowitz' di un indimenticabile John Cassavetes. In più di un’occasione, Martin Scorsese ha inserito tra i suoi 10 film preferiti anche 'Cenere e diamanti' di Andrej Wajda, capostipite della nouvelle vague polacca, duramente criticato dal regime comunista dell’epoca, mentre uno dei suoi discepoli, Roman Polanski, considera giustamente 'Cul de sac' (realizzato in Inghilterra) il suo film più riuscito.

Alexander Kluge, morto pochi mesi fa, conquistò invece il suo primo Leone d’Argento alla Mostra del Cinema di Venezia del 1966 con il suo esordio 'La ragazza senza storia', mentre il cecoslovacco Jaromil Jirés ebbe non pochi problemi con la censura di diversi Paesi per il suo 'Fantasie di una tredicenne', ("fascinoso caleidoscopio di sortilegi e allucinazioni", disse Morandini). I restanti restauri consentono un sintetico giro intorno al mondo: dal Messico proviene 'L’illusione viaggia in tranvai', uno dei film forse meno visti di Luis Buñuel, così come assai poco noto è l’argentino 'Los de la mesa 10' di Simón Feldman, mai distribuito in Italia ma considerato uno dei primi e più rilevanti film della cosiddetta Generazione dei Sessanta, la nouvelle vague argentina dell’epoca. Dal Giappone, un altro film che merita di essere riscoperto è 'The Catch' del grande regista Shinji Sōmai.

Opera prima dell’indiano Dev Bengal, 'English, August' vinse il premio come miglior film al Torino Film Festival del 1995, mentre nello stesso anno e nello stesso festival la regista cinese (ma con studi al Centro Sperimentale di Roma) Ning Ying si fece apprezzare con il secondo film della trilogia pechinese, dal titolo 'Poliziotto di quartiere'. Seconda parte di una trilogia e uno dei primi film politici di Hong Kong è invece 'The Story of Woo Viet' di Ann Hui, che affronta il dramma dei rifugiati vietnamiti in una città dominata da sentimenti di incertezza per il proprio futuro. Per finire, 'Gli occhi azzurri' di Yonta di Flora Gomes, secondo film di un regista della Guinea Bissau, rivelatosi qualche anno prima alla Mostra del Cinema con il suo film d’esordio Mortu Negra.

Sarà il regista e sceneggiatore Daniele Vicari a presiedere la Giuria di studenti di cinema che - per il tredicesimo anno – assegnerà il Premio Venezia Classici per il miglior film restaurato. La Giuria sarà composta da 24 studenti, ognuno indicato dai docenti dei diversi corsi di cinema delle università italiane, dei Dams e della veneziana Ca’ Foscari. La sezione Venezia Classici, curata da Alberto Barbera con la collaborazione di Federico Gironi, si tiene dal 2012 alla Mostra.

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