Sanremo 2026, Nigiotti: "In un mondo a cento all'ora a me piace camminare piano"

A Sanremo con "Ogni volta che non so volare", il cantautore livornese racconta la sua nuova consapevolezza tra paternità e autenticità. Il 13 marzo esce il suo nuovo album "Maledetti innamorati". Eurovision? "Proprio non ci penso"

Enrico Nigiotti
Enrico Nigiotti
02 febbraio 2026 | 18.07
LETTURA: 8 minuti

Torna al Festival di Sanremo per la quarta volta, a cinque anni dall'ultima partecipazione, con una nuova consapevolezza. Enrico Nigiotti, cantautore livornese, si presenta sul palco dell'Ariston con il brano "Ogni volta che non so volare", un manifesto di autenticità e crescita personale. Il brano anticipa il suo sesto album, "Maledetti Innamorati", che uscirà il 13 marzo e Nigiotti racconta all'Adnkronos un percorso artistico e umano dove ha trovato il suo equilibrio nel rallentare, nell'osservare e nel dare valore alle cose vere.

Torni a Sanremo per la quarta volta, a cinque anni dall'ultima. Con quale spirito e consapevolezza ci torni oggi?

"Ogni volta a Sanremo è un po' come la prima volta, la vivi sempre in maniera diversa ma con la stessa emozione. Arrivi e pensi solo a fare bene il tuo, cioè cantare bene il pezzo, cercando di emozionarti per poi emozionare. Chiaramente adesso, essendo più grande e forse anche grazie al tour che sto facendo, c'è una consapevolezza diversa. L'unica cosa è che forse sono più 'saldato' sopra il palco. Sto suonando tanto, vengo da un'estate con una trentina di date. Quindi, anche se lì ci sono le telecamere, è sempre musica, c'è sempre un palco, stai sempre cantando. È quello che è il mio mestiere ormai da otto anni".

Quindi l'ansia da prestazione è un ricordo lontano?

"Io l'ansia la conosco, ma ce l'avevo quando non riuscivo a fare questo di mestiere. Non posso aver paura di fare quello che ho sempre voluto fare. Poi è chiaro, sei emozionato, perché quel palco emoziona. Però è più un'emozione del tipo 'non vedo l'ora'. Come quando devi incontrare per la prima volta una persona che ti piace tanto: hai un po' di ansietta, ma non vedi l'ora. È quella sensazione lì".

"Ogni volta che non so volare" racconta di fragilità e bisogno di supporto. Chi o cosa ti dà le ali quando senti di non saper volare?

"Credo che siano i rapporti veri, le persone che ti vogliono bene. Siamo abituati a un mondo in cui è tutto un 'fra', 'bro', 'fratello', ma in realtà le persone che realmente ti stanno accanto si contano sulle dita di una mano. Sono quelle le persone che, anche senza esserci fisicamente, solo con il pensiero ti aiutano a risalire quando cadi, quando tocchi il fondo".

È anche un invito all'autenticità, in un mondo che premia molto l'apparenza. Senti che oggi più che mai c'è bisogno di portare questo messaggio?

"Io porto la mia storia, ma essendo una persona comune, che vive la vita di tutti al di là del mestiere, penso di parlare di quello che vivono anche gli altri. E poi, sicuramente, siamo in un mondo in cui si va a cento all'ora, ma a me piace ancora camminare piano".

Ti piace fermarti di più a pensare, a non accelerare?

"Sì, non voler accelerare. Io sono una persona che, quando è andata a New York mille anni fa, si era stufata di guardare sempre in alto tutti quei palazzi e voleva tornare a Livorno a guardare per terra, per non rischiare di pestare una merda. Ecco, io sono fatto così".

Hai scritto il testo insieme a Pacifico. Com'è stato unire le vostre due penne?

"Questo era un pezzo che in realtà avevo già finito, ma c'erano due punti in cui volevo un'altra ottica, un altro colore. Siccome stimo tantissimo Gino, perché secondo me è una delle penne migliori in Italia, gli ho mandato il pezzo. Gli è piaciuto moltissimo e gli ho detto: 'Guarda, sono talmente dentro la canzone che non riesco più a staccarmi'. L'abbiamo lavorato insieme e sono davvero felice. Lui è una persona veramente bella, al di là della bravura tecnica, è sensibile, piacevole".

La scelta di un brano senza un ritornello 'sanremese' è coraggiosa. Come mai?

"Per me era il brano giusto perché è una cosa un po' diversa e molto libera. Io non ho schemi quando scrivo, è sempre un flusso di coscienza. In questo caso, per me era già tutto scritto così, non c'era bisogno di trovare per forza quell'apertura che tutti devono cantare. A volte è meglio non mettere un ritornello, piuttosto che metterne uno brutto".

Per la serata cover hai scelto Alfa per "En e Xanax" di Samuele Bersani. Come mai questa scelta?

"Ho conosciuto Alfa per una sessione di scrittura e da lì ci è presa bene. Ho pensato a lui perché lo stimo e perché mi faceva piacere unire due mondi vicini ma anche diversi. Mi piaceva l'idea di omaggiare Bersani, che è un grandissimo artista, e 'En e Xanax' è un gioiello. L'idea era unire due generazioni per onorarne una precedente, visto che io sono la generazione di mezzo tra Bersani e Alfa. È un modo bello per divulgare la musica a giovani che magari non conoscono certe canzoni. Bersani è un artista che, a mio parere, avrebbe meritato anche molto più successo di quello che ha avuto. Sono proprio felice".

Il brano verrà ripresentato in una veste nuova?

"Facciamola rimanere una sorpresa."

Come hai vissuto le pagelle pre-festival?

"Guarda, sono andato anche meglio di come andavo a scuola! (ride) Però non sono uno molto attento a queste cose. Pensa che quando arrivai con 'Nonno Hollywood' me la bocciarono tutti, e ora sono passati quasi sette anni ed è ancora lì. È giusto che ognuno dica la sua, ma a Sanremo i brani vanno vissuti. Capisco che anche i giornalisti siano lì in una stanza ad ascoltarli di fretta, e magari certe cose meno immediate non arrivano subito. Però, so che nella maggior parte dei casi è andata molto bene, quindi sono felice".

"L'amore è" e "Nonno Hollywood" sono pietre miliari della tua carriera. Senti che anche questa è una di quelle?

"Ti dico di sì. Non perché la porto a Sanremo, ma perché è un viaggio mio personale che, penso, abbraccia tutti. A mio parere, è uno dei brani più importanti che abbia scritto. Per cui lo sento tantissimo".

Il 13 marzo uscirà il tuo sesto album, "Maledetti Innamorati", una raccolta di canzoni che segnano una profonda trasformazione, influenzata anche dalla paternità. Chi sono i "maledetti innamorati"?

"Sono quelli come me, innamorati della vita in ogni suo sapore. Adoro il sole, ma è giusto che ci sia anche la pioggia. Sono i romantici, i sognatori. Quelli che ci credono ancora, che camminano in salita ma continuano a camminare. Poi, l'album, non per mia scelta ma per caso, esce il giorno del compleanno dei miei figlioli. È strano, ma è una cosa bella".

In che modo l'album è un diario di bordo di questo cambiamento?

"È una presa di coscienza del mio nuovo essere. Perché anche se si rimane sempre un po' gli stessi, il tempo e tutto quello che ti accade intorno ti cambiano. Cambia la visione, ma soprattutto cambiano le emozioni e il modo in cui senti le cose. È un album che parla del nuovo me, è una crescita".

In che modo la paternità ha cambiato il tuo modo di sentire e di scrivere?

"Da quando sono diventato babbo, tante cose le sento in maniera diversa. Non so come, ma è come se fossi più sensibile, certe cose le sento con un'altra forza. Anche una stupida scena di un film, a volte, mi fa un effetto diverso. C'è più preoccupazione, ma anche più amore. Mi è cambiata un po' la camminata, mi è cambiato un po' il respiro".

Nell'album c'è solo il duetto con Olly in “L’amore è / L’amore va”. Com'è nato?

"L'amicizia è nata perché Olly e il suo produttore, Juli, mi scrissero mentre erano in vacanza e ascoltavano 'L'amore è'. Ci siamo 'annusati come si annusano i cani' e siamo diventati subito amici. Durante una grigliata è nato un mashup tra 'L'amore è' e la sua 'L'amore va', e poi il pezzo 'Sopra la stessa barca' (contenuto nell'album di Olly, ndr). Doveva essere nel mio disco, ma lui mi disse: 'Guarda, esco ora col disco, mi piacerebbe metterla'. Erano tempi non sospetti, Olly non era ancora l'Olly di oggi. Sono le cose vere, nate prima. È la bellezza di cantare con gli amici."

Il duetto con Alfa potrebbe trovare spazio nell'album?

"Anche questa potrebbe essere una sorpresa."

Sanremo non è ancora iniziato ma si parla già di Eurovision. Se vincessi, saresti disposto ad andare, visto anche il clima politico?

"Non penso assolutamente alla gara, né al podio, né a nessun premio. Vado lì per cantare la mia canzone e sono felice così. Ti dico che la guerra è una merda, te lo sottoscrivo e me lo potrei anche tatuare addosso. Non è che evito di rispondere sull'Eurovision perché ho qualche pensiero diverso, assolutamente. È proprio che non ci penso".

Ma la Rai ha già sondato il terreno con voi artisti?

"Io non ho sentito nessuno. Sono un po' fuori dal mondo, fortunatamente sto a Livorno dove non arriva niente. Sono cose che scopro dopo. Ti ripeto, non penso alla gara, penso solo di andare lì, cantare la mia canzone e sono felice già di questo".

Dopo il festival, cosa ti aspetta?

"Sicuramente un tour, che è il mio habitat. Le canzoni vanno ascoltate, ma poi bisogna anche cantarcele in faccia. Per cui non vedo l'ora. Sarà una bella estate, un bell'anno. È un nuovo capitolo della mia vita musicale"

E dove si sta dirigendo l'Enrico di oggi?

"Sempre con la testa fra le nuvole e la merda sotto i piedi".

di Loredana Errico

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