Sanremo 2026, Sayf: "Non sono Ghali 2.0, l'Italia? È il paese che amo, nonostante tutto"

L'artista italo-tunisino in gara con 'Tu mi piaci tanto': "All'Ariston a testa alta e senza aspettative"

Sayf
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02 febbraio 2026 | 18.31
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Debutta al Festival di Sanremo con la consapevolezza di chi non ha "niente da nascondere" e la scaramanzia di chi preferisce non avere "nessuna aspettativa". Sayf, astro nascente della scena genovese classe 1999, si presenta all'Ariston con "Tu mi piaci tanto", un brano che lui stesso definisce "una supposta": una melodia orecchiabile che nasconde un testo denso e stratificato. Nel brano, l'artista italo-tunisino mescola un viaggio tra citazioni spiazzanti. Si parte dal ricordo vivido dei Mondiali del 2006 ("Me li ricordo vividamente, tifavo in modo sfegatato"), si passa per un riferimento a Luigi Tenco per raccontare la pressione del debutto ("È forse la parte più personale, un modo per esprimere la paura di non venire capito") e si arriva persino a citare lo slogan di Berlusconi, "L'Italia è il paese che amo". "È una frase usata in modo sarcastico - spiega Sayf - ma col fatto di essere anche tunisino, per me ha un valore aggiunto".

E proprio sull'Italia, l'artista non ha dubbi: "La amo, nonostante tutto. Siamo un paese incasinato, però rispetto a tanti nel mondo penso che sia veramente il migliore a livello di qualità della vita, di cucina, di cultura. La vedo difficilmente eguagliabile". Un amore viscerale che si lega a quello per la sua città, Genova: "È fondamentale, è mia madre. È una città viva, forse poco conosciuta e poco romanticizzata, però è bellissima". Una profondità di pensiero che si ritrova anche in un'altra immagine potente della canzone: "un fiore su una camionetta" per dimenticare "le botte in piazza". "È un simbolo di non violenza - spiega -. Significa dire: 'Va bene, ci dimentichiamo un torto subito per andare avanti, per costruire qualcosa di positivo'. Il succo è che noi persone siamo tutti uguali, ma veniamo divisi da economia e contesti. E finiamo per farci la guerra tra noi senza guadagnarci niente. Il manifestante e lo 'sbirro' sono figli della stessa categoria sociale, probabilmente. È un segno di pace da persona a persona".

Interrogato su un possibile impegno politico sul palco, sulla scia di Ghali, Sayf è chiaro: "Rispetto tantissimo Ghali, lo conosco e gli voglio bene, e rispetto il suo impegno politico e sociale. Detto questo, io non sono qui a fare Ghali 2.0 solo perché sono tunisino e ho i capelli simili. Credo che queste cose vadano fatte perché uno se le sente. Un impegno sociale del genere non è uno slogan, non va preso con leggerezza. Condivido le posizioni che ha preso finora e, se ci sarà una questione su cui sentirò di espormi, lo farò".

Una posizione netta che si estende anche all'Eurovision: "È una decisione che prenderò al momento, ma condivido le posizioni di chi si espone, soprattutto sulla faccenda palestinese. È giusto dare un messaggio, soprattutto quando le istituzioni mancano di darlo". Sul suo rapporto con la religione, l'artista conferma di avere uno "spirito religioso" ma preferisce mantenerlo in una sfera privata. "Il rapporto con la fede è una cosa molto personale e sono restio a dargli un'etichetta. Essendo cresciuto con mia madre, ci sono pratiche che mi appartengono, come non mangiare il maiale e osservare il Ramadan. Ma ho enorme rispetto per chi si definisce in una religione e non vorrei mancare di rispetto definendomi, perché poi mi sento un peccatore da entrambe le parti".

E la pressione del palco? Non sembra spaventarlo. "Voglio citare Vaz Tè: 'Davanti a voi non sarò mai in imbarazzo'. Mentalmente ed eticamente non ho questo imbarazzo. Subisco ovviamente la pressione, ma mi sento a posto, a testa alta". E se dovesse 'steccare', pazienza: "Non morirò. La mia dote di punta non è l'estensione vocale, ma più le parole e le melodie". Dall'esperienza sanremese non si aspetta nulla, "un po' per scaramanzia e un po' per attitudine. Spero solo che vada tutto bene". Nella serata dedicata alle cover, l'artista duetterà con Alex Britti e Mario Biondi in una rilettura di "Hit the Road Jack" di Ray Charles. "Loro sono due colossi, sono contento e li ringrazio. È spuntato un video di loro due che suonano insieme e quello ci ha dato lo spunto per chiamarli. La reinterpretazione sarà divertente".

Nonostante un'ascesa che nell'ultimo anno lo ha visto protagonista dell'estate con tre brani di successo – “Sto bene al mare” con Marco Mengoni e Rkomi, “Figli dei palazzi” feat. Néza e il suo singolo da solista “Una can” – Sayf sembra non aver cambiato la sua essenza: "Cerco di mantenere la mia vita per quello che è. I miei amici sono gli stessi, mia mamma è sempre la stessa. Spero di essere circondato da persone che mi vogliono bene per quello che sono". L'orizzonte dopo il Festival è già chiaro: un nuovo album. "Tempo di concretizzare i vari passaggi e teoricamente sì", conferma l'artista. Prima, però, c'è da pensare al presente, il festival, e c'è spazio anche per il FantaSanremo, per cui Sayf si dice pronto a mettersi in gioco. (di Loredana Errico)

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