Scelta da Conti tra i conduttori di 'PrimaFestival', racconta all'Adnkronos la commozione nei giorni di tensione per il suo Paese d'origine: "Mi commuove vedere l'emozione di mio padre"
E' un periodo di emozioni molto intense per Manola Moslehi, conduttrice radiofonica e televisiva nata da mamma italiana e papà iraniano: in procinto di vivere l'esperienza sanremese come conduttrice di 'Primafestival', dopo essere stata per due anni (2024 e 2025) nella giuria di Sanremo Giovani, ogni giorno si commuove vedendo sul volto di suo padre l'emozione e la sofferenza per quello che accade in Iran. A raccontare questo groviglio di emozioni all'Adnkronos è la stessa conduttrice, secondo la quale non è escluso che Carlo Conti possa accendere un faro sulla repressione dei diritti umani in Iran dal palco dell'Ariston. "Più che un auspicio - osserva Manola - Conoscendo Carlo e la sua sensibilità verso alcune tematiche in generale, penso che potrebbe esserci spazio per questo tema, non tanto dal punto di vista politico quanto umano. Se succederà, sarà senz'altro un punto a favore del festival".
D'altronde, è già successo in passato che Sanremo accendesse i riflettori sulla questione iraniana: qualche anno fa, nel 2023, con Amadeus conduttore, era salita sul palco l'attivista iraniana Pegah Moshir Pour, portando in diretta sul palco la drammatica situazione dei diritti umani in Iran sulla scia dell'omicidio di Masha Amini. Dopo 3 anni, nel Paese c'è una nuova ondata di proteste che in molti, come Manola, sperano possa portare alla caduta del regime: "Io non sono mai stata in Iran - sottolinea la conduttrice - Faccio un mestiere che lì potrebbe essere punito, sono molto esposta, sono gay dichiarata, andarci potrebbe essere pericoloso e complicato. Ma lo vivo attraverso mio papà ed è comunque molto, molto forte come approccio". Vedere lui "commosso perché torna indietro nel tempo, a quando è stato costretto a lasciare l'Iran esattamente per questo motivo, mi commuove molto di conseguenza", ammette la conduttrice 41enne.
"Mio padre è andato via dall'Iran alla fine degli anni Settanta quando fu cacciato lo scià di Persia e si insediò Khomeini -ricorda- Fino a quel momento aveva vissuto letteralmente all'occidentale insieme alla sua famiglia. I miei nonni decisero di mandarlo altrove perché altrimenti sarebbe impazzito in un regime del genere. Lui venne in Italia, le mie zie andarono due in America e una a Parigi, ci fu una divisione familiare importante. E lui, vedendo ciò che accade, si ricorda del sentimento che aveva vissuto in quegli anni, quando era dovuto scendere ad un compromesso terribile: immagina un ragazzo di diciannove anni scaraventato lontano dal suo Paese e dalla sua famiglia pur di riuscire a vivere in maniera dignitosa".
"Probabilmente -dice la Moslehi- avrebbe fatto la stessa cosa di questi ragazzi se fosse stato lì, e vederlo che cerca informazioni, nella difficoltà di avere un quadro reale della situazione, mi colpisce profondamente: alla fine sono le mie orgini". Nel sentimento del papà, spiega la conduttrice, che ha mosso i primi passi nel mondo dello spettacolo da concorrente in un'edizione di 'Amici', stavolta è però diverso: "Dice ogni giorno una cosa che non aveva mai detto: 'questa potrebbe essere la volta buona'. Il sentore di chi lo ha vissuto in passato è cioè quello di una situazione stavolta più concreta rispetto ad una protesta fine a sé stessa. Certo è che questa ondata di ribellione ha avuto una rilevanza internazionale molto più forte rispetto agli anni precedenti. Quindi auspico che l'Iran possa tornare ad essere un paese libero", conclude.