Roberta Sammarelli (ex Verdena) Giulio Ragno Favero (Teatro degli Orrori), Davide Lasala, Giulia Formica (Baustelle) e N.A.I.P. raccontano il disco omonimo in uscita il 16 gennaio: "Un giorno qualcuno pagherà per aver cambiato significato alla parola indie"
Non chiamateli supergruppo. Non chiamateli nemmeno progetto, collettivo o 'all star band': SI! BOOM! VOILÀ!, alias Roberta Sammarelli (ex bassista dei Verdena), N.A.I.P., al secolo Michelangelo Mercuri, ex concorrente di X Factor, Giulio Ragno Favero (chitarrista e produttore del Teatro degli Orrori), Davide Lasala (chitarrista e fondatore dell’Edac Studio), Giulia Formica (batterista in alcuni progetti tra i quali Baustelle) sono cinque musicisti con storie importanti alle spalle, che invece di metterle in vetrina hanno deciso di ripartire da zero, senza alcuna intenzione di piacere per forza a tutti. Dopo l’uscita dei primi singoli ‘Pinocchio’ e ‘Voila’ e l’annuncio di un tour nei club i SI! BOOM! VOILÀ! pubblicano il loro primo album omonimo, in uscita il 16 gennaio per Woodworm. Un debutto che suona tutto fuorché tale e un atto di resistenza artistica in tempi di disgregazione.
L’inizio risale al periodo del Covid. “Questo progetto nasce da una forte amicizia tra me, Roberta e Giulio - racconta Davide Lasala all'AdnKronos -. Ci sentivamo spesso, per chiederci come stavamo. A un certo punto Roberta ha tirato fuori un brano, ma si vergognava a farcelo sentire. Alla fine ce l’ha mandato, io ci ho messo sopra due idee, Giulio ha lavorato sugli arrangiamenti e glielo abbiamo rimandato. Lei era entusiasta e ha detto: facciamo una band. Ma non una band nel senso classico. Qualcosa da fare insieme, senza aspettative”. Si scrive, si rimescola, si smonta. Poi bisogna cercare una voce. “Ed è arrivato Michelangelo”. “Mi hai chiamato Mike? Però mi piace”, lo interrompe lui, giusto per chiarire subito l’atmosfera. I brani sono immediati. “Gliene mandiamo alcuni” dice Davide. “Erano dieci”, lo corregge N.A.I.P. Ne sceglie cinque e li rimanda indietro. Uno in particolare, ‘Santi Numeri’, che parla ironicamente dell’ossessione per i numeri nella musica italiana, accende la scintilla.
I cinque entrano in studio e registrano. “Giulia non aveva mai suonato i pezzi prima - spiega Davide - È entrata e ha inciso il disco. Io stesso ho registrato le mie parti direttamente lì. Buona la prima”. È così che nasce 'SI! BOOM! VOILÀ!', un disco che suona arrabbiato e morde, senza prendersi mai troppo sul serio. O forse sì. “Non c’è nulla di premeditato - spiega Giulio Ragno Favero -. Le canzoni nascono in studio, spesso in un’ora, un’ora e mezza. Ci siamo dati una regola: niente jam infinite. In un’ora il pezzo deve esistere. Se ci convince, gli diamo un’altra mezz’ora. Poi non lo tocchiamo più”. Le basi prendono vita velocemente. I testi arrivano dopo. “Io scrivo parole continuamente - racconta N.A.I.P. -. Ho il computer pieno. Ho iniziato a fare collage, improvvisando, e piano piano le due cose si sono unite”. È lì che emerge il cuore del disco. “Trasformiamo l’emozione negativa in umorismo - dice ancora il cantante -. Come dice Paul Klee, che citiamo: ‘Solo ridendo mi sto elevando al di là della bestia’. La bestia è la rabbia, l’impotenza davanti a quello che succede nel mondo. Ridere ti permette di starci sopra”. La fortuna, aggiunge, è avere un mezzo per raccontarlo e condividerlo. “E non tutti ce l’hanno”.
Nei brani entrano anche la politica e il presente. In ‘Voila’ dicono ‘Sono tornati i fascisti, anzi non sono mai andati via’. “È una constatazione - taglia corto N.A.I.P. -. È una frase che si sente spesso dire ma la verità è che molte volte non se ne sono mai andati. È come per gli anni Ottanta: non è che siano spariti, semplicemente tornano ciclicamente. Il parallelismo è forte ma a volte mi capita di pensare, soprattutto nel nostro Paese, che i fascisti abbiano detto: ‘Ah, ora è il nostro momento’ ma in realtà ci sono da sempre”. I cinque sono consapevoli che oggi si tende a minimizzare questo aspetto nella cultura e non lo nascondono. “C’è una tendenza inquietante a sminuire tutto da parte della classe politica - osserva Giulio -. È già successo nella storia e quello che accede oggi in America o in Palestina è abbastanza fuori di testa. Dire che gli artisti non debbano prendere posizione è assurdo. Non si può stare zitti oggi”. Per Roberta Sammarelli, il punto di rottura è diventato personale: “Non mi interessava parlare di politica - confessa - poi il mondo è cambiato. Sono madre di tre figlie. Far finta di niente oggi è irresponsabile. Non posso cambiare il mondo ma non fare nulla è già una scelta. Quando sei giovane può far comodo non interessarsi a queste problematiche poi capisci che è la realtà”.
Quando il discorso scivola sulla scena musicale italiana, le risate tornano in coro. “Se siamo integrati? Direi che lo siamo tra di noi”, dice N.A.I.P. -. Ma se fossi un ascoltatore sarei interessato da qualcosa che nasce in maniera così cruda e anche menefreghista nei confronti degli algoritmi, come il nostro progetto. Vogliamo dare un pizzicotto alla coscienza di chi ascolta”. E’ questo il bersaglio: l’ossessione per i numeri, per gli algoritmi, per una musica che si finge alternativa usando sempre gli stessi giri. “L’85% della musica oggi usa le stesse progressioni armoniche - sbotta Giulio -. È gravissimo. Tutti vogliono essere diversi usando gli stessi accordi. Si parla di indie in Italia e un giorno qualcuno dovrà pagare il prezzo per aver cambiato il significato a questa parola”. A livello internazionale, sottolinea, “i Fontaines D.C. e gli Idols sono diventati trasversali, 20 anni fa se uno fosse andato a proporre quel tipo di musica a una major gli avrebbero sparato alla gambe".
Giulia Formica aggiunge: “Mi infastidisce l’ossessione per l’immagine. Tutto sembra una pubblicità. La musica sembra venderti qualcosa”. Per N.A.I.P., invece, “l’unica alternativa” è il metal. “E’ un genere aperto - chiosa - perché non è mai entrato nel circo”. L’album dei SI! BOOM! VOILÀ! uscirà anche in formato fisico e sarà seguito dal Club Tour 2026, che porterà la band nei club di tutta Italia, da Livorno a Ravenna passando per Milano, Roma e Torino. “Chi viene ai nostri concerti non capita lì per caso ma sceglie di esserci”, osserva N.A.I.P. e per Giulio “è l’inizio di un percorso, quindi accetto qualsiasi cosa arrivi”. Ma le cose destinate a restare, ricorda, “ho imparato che crescono piano”. “Vivo quello che c’è”, taglia corto Davide ma N.A.I.P. rassicura: “Io invece sento un futuro lungo per questo progetto. Si sta costruendo una casa. E’ l’inizio di un percorso, un mattone di qualcosa che verrà”. (di Federica Mochi)