Venezia 83, Maggie Gyllenhaal: "Marilyn Monroe è lo specchio delle attrici di oggi, il sistema non è cambiato"

La regista e presidente di giuria del Concorso di questa edizione presenta il corto 'Flesh Impact'

Maggie Gyllenhall alla 83esima Mostra del Cinema di Venezia - Ipa
Maggie Gyllenhall alla 83esima Mostra del Cinema di Venezia - Ipa
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07 settembre 2026 | 19.43
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"Marilyn Monroe è un esempio estremo perché non è sopravvissuta. Si potrebbe dire che è stata mangiata da noi, consumata da noi, e continua a esserlo. Quando qualcuno non sopravvive, come Marilyn Monroe, siamo responsabili. Il nostro giudizio, il nostro consumo di quelle immagini fa parte del problema. È pericoloso parlare di ciò che le è accaduto, perché facciamo la stessa cosa ad altre attrici, ogni giorno". Così Maggie Gyllenhaal, in un incontro riservato a pochi giornalisti, parla di Marilyn Monroe al centro del suo cortometraggio 'Flesh Impact', presentato nella sezione 'Venice Open – Fuori Concorso' alla 83esima Mostra del Cinema di Venezia, dove ricopre anche il ruolo di presidente della giuria del Concorso. Dedicato all'attrice di 'A qualcuno piace caldo' e 'Quando la moglie è in vacanza' nel centenario della sua nascita, il corto offre un’altra straordinaria interpretazione di Ellen Burstyn, mettendone in luce il raro talento di interprete. Nel cast figurano anche Dakota Johnson, Peter Sarsgaard e Sepideh Moafi. Johnson interpreta Marilyn Monroe all’apice della sua fama, mentre Burstyn dà vita a una versione di Marilyn che il mondo non ha mai conosciuto. Il titolo 'Flesh Impact' riprende un’espressione un tempo usata per descrivere l’aura di Marilyn Monroe: sullo schermo appariva così reale e luminosa da dare agli spettatori l’impressione di poterla toccare.

Per la regista, la vicenda di Monroe non è un caso isolato ma la manifestazione più evidente di un meccanismo che attraversa l’industria da decenni: "La sua esperienza è quella di moltissime attrici. Qualcosa che Ellen, Dakota e io riconosciamo profondamente". Gyllenhaal sottolinea che il problema non appartiene al passato: è ancora qui, vivo, quotidiano. "Il nostro giudizio, il nostro consumo delle immagini femminili fa parte del problema. È per questo che parlare di ciò che è accaduto a Marilyn è pericoloso: perché continuiamo a fare la stessa cosa ad altre attrici, ogni giorno". In 'Flesh Impact', Monroe diventa così il prisma attraverso cui leggere una ferita collettiva: la trasformazione delle donne in immagini da desiderare, osservare, consumare. E il prezzo che questo comporta. Il titolo 'Flesh Impact' nasce proprio da questa riflessione: "'Impact" significa imprimere qualcosa, lasciare un segno. Billy Wilder (regista di 'A qualcuno piace caldo', ndr) diceva che potevi allungare la mano e toccare Marilyn sullo schermo, ed è vero: è bellissimo, irresistibile. Che tu voglia davvero fare sesso con lei o semplicemente guardarla, è qualcosa che attrae tutti". Ma c’è un prezzo: "Offrire questo al mondo ha un costo. Essere osservati così ha un costo. Per lei, quel costo è stato la vita".

Il rapporto con Marilyn, racconta, è nato tardi: "Non avevo una connessione profonda con lei. Mi hanno portato questo progetto e non ero sicura: sapevo di Marilyn quanto chiunque viva nel mondo. Ma studiandola, pensando a lei, andando in profondità, ho sentito che potevo relazionarmi alla sua esperienza", conclude. (di Lucrezia Leombruni)

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