"Il calcio italiano è in crisi di identità. Non è una provocazione, è un dato di fatto. La Serie A 2025/2026 segna un record negativo: la presenza di calciatori stranieri ha superato il 68% del totale, con club come Milan, Udinese e Verona che schierano oltre il 90% di giocatori non italiani già nelle prime giornate. Un trend in crescita costante, che ha portato la quota di italiani over 21 in Serie A al 34,4% del totale, con gli under 21 fermi al 2,3%. E il dato più preoccupante arriva dai gol: nella stagione 2023/2024 solo lo 0,8% delle reti in Serie A è stato segnato da italiani under 21, con un minutaggio complessivo del 2,3%". Così Meritocrazia Italia in una nota.
"Il paradosso è evidente. Nei campionati dilettantistici il 90% dei calciatori è italiano -si legge nel comunicato-. In Serie A la percentuale crolla al 5%. Questo imbuto dimostra che il problema non sono i settori giovanili: le scuole calcio e i club formatori esistono, sono riconosciuti dalla Figc e lavorano ogni giorno. Il problema è il passaggio al professionismo, dove mancano incentivi reali per valorizzare il giocatore italiano. Il calcio italiano non può continuare a essere un campionato di importazione. Se non costruiamo un percorso che accompagni i giovani dal settore dilettantistico alla Serie A, rischiamo di impoverire la Nazionale e di perdere l’identità stessa del nostro calcio".
"Serve una rivoluzione basata sul merito e sulle regole premiali -propone Meritocrazia Italia-. Non basta parlare di vivai. Bisogna dare valore concreto a chi costruisce una rosa con italiani. La nostra proposta è semplice: equiparare il valore di una vittoria. Lo scudetto e la Coppa Italia devono pesare quanto una salvezza ottenuta con una squadra composta esclusivamente da calciatori italiani. Un riconoscimento che può essere economico, sportivo o di ranking, ma che incentivi i club a investire sulla formazione e sulla crescita dei nostri ragazzi. Solo così si restituisce senso alla parola 'formazione' e si dà una prospettiva ai giovani che oggi scompaiono tra i dilettanti".
"La questione non riguarda solo i giocatori. Riguarda anche il modo in cui si gioca e si arbitra -prosegue il comunicato-. In Italia si fischia ad ogni contatto, si spezzetta il ritmo, si uccide la continuità. All’estero la punizione è l’eccezione: si lascia giocare, si favorisce l’intensità, si abitua il calciatore al confronto fisico e tecnico. I nostri ragazzi arrivano in Europa impreparati a questo tipo di calcio. Non è un caso se in Champions League fatichiamo: siamo educati a un calcio frammentato, non a un calcio di ritmo e contatto. Per questo sosteniamo la riforma in discussione in Figc per rendere il settore arbitrale più professionale e autonomo, sottraendolo alle logiche territoriali e ai condizionamenti politici dell’Aia. Serve un corpo arbitrale a tempo pieno, formato con preparatori, medici e match analyst, capace di garantire uniformità e qualità".
"Il calcio italiano ha bisogno di una leadership forte in Figc come è avvenuto nel Coni (negli anni precedenti). Una figura carismatica che abbia il coraggio di rompere gli equilibri attuali e di mettere al centro il merito, la programmazione e l’interesse nazionale, non quello di bottega. Meritocrazia Italia non chiede protezionismi. Chiede regole che premino chi lavora bene, chi forma, chi rischia. Perché il calcio è un patrimonio culturale del Paese e non può essere lasciato alla logica del risultato immediato e dell’importazione facile. Se vogliamo tornare grandi, dobbiamo smettere di comprare il futuro e iniziare a costruirlo", conclude la nota di Meritocrazia Italia.