"Il ritorno al gesto atletico estremo porta fisiologicamente con sé il rischio della chinesiofobia, l'inconscia paura di una ricaduta. Le simulazioni di match in allenamento, portate al limite dello sforzo cardiaco e nervoso, servono proprio a smantellare questo freno invisibile"
L'ufficializzazione del rientro di Jannik Sinner al Six Kings Slam di fine 2026, "conferma la tabella di marcia impostata. Il torneo infatti si terrà dal 27 al 30 Dicembre e quindi pienamente in linea con le tempistiche previste dal campione nel suo ultimo annuncio. La scelta si presenta particolarmente indicata infatti, partecipare a un torneo del genere, con un formato decisamente meno stressante rispetto alle maratone al meglio dei cinque set di un Grande Slam, rappresenta la transizione ideale. A due mesi dall'evento c'è il tempo necessario per prepararsi ulteriormente al meglio per poi testare il ginocchio contro i migliori al mondo, calibrando la condizione in vista dei successivi Australian Open, al contempo valutando sul campo la reale tenuta. Infatti, ogni struttura corporea lavora in sicurezza dentro una specifica finestra di tolleranza biomeccanica - a fare il punto per l'Adnkronos Salute è Andrea Bernetti, ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all’Università del Salento - Uscire da questi margini innesca il problema, mentre l'intera riabilitazione serve proprio ad allargare di nuovo questa finestra di carico in modo progressivo e sicuro, preparando il tendine alle sollecitazioni massimali del circuito Atp. In questa delicata fase di avvicinamento al rientro, il focus si sposta dall'ambulatorio al campo di allenamento. L'obiettivo dei prossimi sessanta giorni non è più la semplice guarigione del tessuto, ma il ricondizionamento dell'atleta nella sua totalità per sopportare le frenetiche richieste metaboliche e meccaniche. Il lavoro fisico richiede un incremento calcolato dei carichi, con un focus sulla gestualità sport-specifica ad alta intensità e sulle caratteristiche di gioco individuali del campione".
Secondo Bernetti, segretario generale della Simfer (Società italiana di Medicina fisica e riabilitativa), "altrettanto determinante risulta il lavoro sul sistema neuromotorio e sulla propriocezione, la capacità di percepire il corpo nello spazio. Infatti, dolore e l'inattività alterano inevitabilmente la comunicazione tra il sistema nervoso centrale e la periferia, creando compensi biomeccanici subdoli. Il team di preparatori deve rieducare i recettori a inviare segnali rapidissimi al cervello, garantendo una stabilità istantanea e riflessa durante gli appoggi precari o i cambi di direzione improvvisi".
La costruzione della performance passa infine attraverso una gestione sistemica e olistica del giocatore. "Sul fronte nutrizionale, il rimodellamento delle fibre di collagene e la gestione della fatica vengono supportati da strategie dietetiche specifiche, studiate per abbattere i marker infiammatori e ottimizzare il recupero cellulare post-allenamento. Parallelamente, assume un peso specifico enorme la componente psicologica e mentale. Il ritorno al gesto atletico estremo - osserva - porta fisiologicamente con sé il rischio della chinesiofobia, l'inconscia paura di una ricaduta. Le simulazioni di match in allenamento, portate al limite dello sforzo cardiaco e nervoso, servono proprio a smantellare questo freno invisibile. Arrivare pronti a Riyad significherà - conclude lo specialista - aver restituito a Sinner la piena, incondizionata fiducia nel proprio corpo, trasformando un periodo di crisi nella base per un ulteriore salto di qualità atletico e mentale".