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La grotta è fragile (e non è una discarica). Dieci cose da sapere

Le linee guida per una speleologia a basso impatto della Società speleologica italiana

RISORSE
La grotta è fragile (e non è una discarica). Dieci cose da sapere

Chi pensa allo speleologo s'immagina subito una figura umana calata in una grotta, con una torcia in testa. Ma al di là degli stereotipi, l'universo di chi esplora grotte, caverne e abissi è retto sulla consapevolezza che il territorio merita sempre di essere rispettato e conservato. Ecco perché, sfatando luoghi comuni e bandendo la retorica, è importante conoscere alcuni principi base di quella che è possibile definire come "speleologia sostenibile".

Per questo esiste un'autoregolamentazione, eredità dello speleologo e docente di fisica sperimentale all'Università di Torino Giovanni Badino (definita da lui stesso 'linee guida per una speleologia dall'orma lieve') attingendo alla quale si può estrarre un primo vademecum per avvicinarsi al mondo sotterraneo con rispetto.

Prima regola: le grotte sono fragili e sebbene non esistano criteri di valutazione sulla loro fragilità biologica, lo speleologo deve considerarle così, soprattutto se si tratta di grotte inesplorate, con correnti d’aria non percettibili, con poco scorrimento d’acqua e con intensa attività biologica.

La grotta non è un wc: il rispetto dell'ambiente è una priorità. Per questo nessun rifiuto deve essere abbandonato, neppure quello prodotto dal nostro corpo. Rispetto alla discesa è quindi opportuno anticipare (o posticipare) ogni bisogno fisiologico. L'importante è bere: limitare l'abbandono dei rifiuti in grotta non significa dover rinunciare alla propria idratazione. È infatti raccomandabile bere adeguatamente (ma senza eccedere).

La pulizia è tutto: per escludere ogni contaminazione, negli ambienti sotterranei è necessario evitare l'utilizzo del legno, ma anche di materiali e attrezzature che non siano state scrupolosamente pulite dopo un precedente utilizzo. La grotta è come una ferrata: per evitare rifacimenti e tempestate di chiodi, lo speleologo sostenibile utilizza spesso attrezzamenti fissi per rendere minima la propria impronta ecologica nell'ambiente. Proprio come se si trattasse di vie ferrate esterne.

Capitolo illuminazione: la grotta è buia ed è quindi necessaria un'adeguata illuminazione, evitando però sistemi ad acetilene (che in molti paesi sono vietati). Meglio alternative elettriche a Led, decisamente più pratiche e meno inquinanti. Il “limite” della ricerca scientifica: durante le ricerche scientifiche devono essere evitati i comportamenti invasivi limitando i sovra-campionamenti (la raccolta necessita lo studio delle norme, visto che in molti paesi certe raccolte sono proibite) e non lasciando trappole incontrollate (o per tempi troppo lunghi).

Elogio della lentezza: spesso lo speleologo si trova a esplorare luoghi mai visitati. L'esplorazione va quindi vissuta con la calma necessaria (e il conseguente e necessario rispetto). Dimenticare il 'tutto e subito': in grotta ci sono dettagli che mai nessuno ha notato prima. È quindi necessario aumentare l’attenzione su quello che stiamo guardando. Non c'è niente che non possa essere rimandato alla visita successiva, perché la grotta sarà ancora lì.

Rispetto per l'esterno: l'attività esplorativa e di ricerca non riguarda solo le grotte, ma anche l'ambiente esterno circostante. Occorre preservare le aree naturalistica e nelle aree protette è necessario adeguarsi alle regolamentazioni esistenti. Da evitare la raccolta di piante protette.

Di questi temi si parlerà giovedì 2 novembre in occasione del festival della speleologia "FinalmenteSpeleo" (Finale Ligure, 1-5 novembre) appuntamento della Società speleologica italiana, che oltre ad essere presente con uno stand e una mostra organizza convegni, corsi e seminari.

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