Manovra, nuovo vertice a Palazzo Chigi. Sono 105 gli emendamenti inammissibili

Premier Meloni incontra i leader di maggioranza: tra le questioni che restano da affrontare gli affitti brevi e l'ampliamento dell'esenzione dell'Isee per la prima casa

palazzo Chigi
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26 novembre 2025 | 11.32
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E' terminato dopo circa due ore a Palazzo Chigi il vertice di maggioranza convocato per fare il punto sulla manovra 2026 presieduto dal premier Giorgia Meloni. Al tavolo, tra gli altri i due vicepremier, Antonio Tajani e Matteo Salvini, il ministro per i rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, il viceministro, Maurizio Leo, i capigruppo di maggioranza del Senato, Lucio Malan (Fdi), Massimiliano Romeo (Lega) e Maurizio Gasparri (Fi).

L'incontro, che segue quello di giovedì scorso, è stato convocato per sciogliere gli ultimi nodi sul testo della legge di bilancio. Questioni da affrontare restano gli affitti brevi, l'estensione dell'iperammortamento, la fiscalità sui dividendi, l'ampliamento dell'esenzione dell'Isee per la prima casa, e le misure per favorire l'emersione dell'oro dagli investimenti.

"C'è ancora lavoro da fare ma siamo nella giusta direzione", ha detto il Tajani al termine del vertice.

Sono 105 gli emendamenti dichiarati inammissibili

Sono 105 gli emendamenti alla manovra che non hanno passato la tagliola dell'inammissibilità dalla presidenza della commissione Bilancio del Senato. Nel dettaglio, sono 18 quelli dichiarati inammissibili per materia e 87 per copertura.

Per quanto riguarda i primi, questi potranno essere sostituiti con pari numero di altre proposte di modifica alla legge di Bilancio. Il termine per farlo è di 24 ore, ma dalla quinta commissione fanno sapere che già entro stasera, visto il numero esiguo, le forze presenteranno i nuovi emendamenti in sostituzione. Per quanto riguarda quelli inammissibili per copertura, le proposte potranno invece essere eventualmente riformulate in modo da garantirla.

Tre emendamenti su quattro, che prevedono la sanatoria edilizia, hanno passato il vaglio dell'ammissibilità in commissione Bilancio al Senato. A non superare la tagliola e quindi dichiarato inammissibile, per copertura, è quello che invece indicava come i "Comuni abbiano l'obbligo di rilasciare i titoli abilitativi edilizi in sanatoria".

Non è risultato ammissibile in commissione Bilancio al Senato, per materia, l'emendamento alla manovra, a firma Biancofiore, che prevedeva la responsabilità civile del medico se "nell'esercizio dell'attività svolta all'interno di una struttura sanitaria o sociosanitaria, pubblica o privata, cagiona un danno al paziente".

Emendamento oro Bankitalia supera tagliola inammissibilità

L'emendamento a firma Malan (Fdi) che stabilisce come la proprietà dell'oro della Banca d'Italia sia dello Stato ha superato indenne la tagliola dell'inammissibilità in commissione Bilancio al Senato.

Non è passato per mancanza di coperture, invece, quello a firma Testor e Dreosto (Lega) che prevedeva la vendita delle quote del Mes detenute dall'Italia per finanziare il taglio della pressione fiscale. "E' una giornata fantastica, non sono geloso e sono molto felice", ha commentato lasciano l'aula della V di Palazzo Madama, il senatore della Lega, Claudio Borghi, che ha 'ispirato' l'emendamento sull'oro di Bankitalia, suo cavallo di battaglia da anni. La Lega è ora al lavoro per riformulare l'emendamento. "Avevamo messo la cifra esatta di 5 miliardi all'anno. La ratio" della non ammissibilità "è che non sapendo nemmeno se legislativamente sia possibile e quali siano le tempistiche, non possiamo dare per buona la copertura. Ora - ha annunciato - alleggeriamo l'emendamento, per cui si autorizza il governo alla cessione delle quote del Mes e il ricavato, senza quantificarlo, andrà nel fondo per la riduzione della pressione fiscale".

Superano la tagliola dell'inammissibilità gli emendamenti alla manovra di Forza Italia e Lega che prevedono la tassazione sull'oro da investimento. Nello specifico, risulta ammissibile la proposta segnalata a firma Gasparri (Fi), che prevede anche la soppressione della norma sui dividendi e che introduce un'imposta del 13% sulla rivalutazione dell'oro, mentre quella della Lega a prima firma Romeo, anch'esso ammissibile, prevede invece l'introduzione di un'aliquota del 12,5%.

Bocciato anche l'emendamento presentato da Lega e Forza Italia che escludeva dal tetto degli stipendi della Pa i compensi dei manager dalle società quotate, anche se a controllo pubblico. La proposta, che tra le firme contava quelle dei capigruppi del Carroccio e degli azzurri al Senato, Massimiliano Romeo e Maurizio Gasparri, non ha passato il vaglio delle ammissibilità perché considerato estraneo per materia.

Non supera l'ascia dell'ammissibilità, per copertura, l'emendamento alla manovra, a firma Mancini (Fdi), che prevedeva la proroga di Opzione donna. Secondo quanto scritto nella proposta emendativa depositata in commissione Bilancio del Senato, veniva ampliata la platea ed era esteso al 31 dicembre di quest'anno il termine per maturare i requisiti che permettono di usufruire del trattamento pensionistico. L'emendamento verrà riformulato, ha comunque spiegato la senatrice Mancini, per superare la questione delle coperture.

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