Il presidente Usa: "Armada sta facendo rotta verso l'Iran ed è pronta a compiere la sua missione, con rapidità e violenza se necessario". Teheran: "Sì a dialogo ma forze armate hanno dito sul grilletto". Il consigliere di Khamenei: "Se attaccati colpiremo Tel Aviv". Merz: "Il regime ha i giorni contati"
Ultimatum di Donald Trump che torna a minacciare con forza l'Iran: negozi sul nucleare o ci sarà un attacco. Immediata la replica di Teheran: la risposta sarà senza precedenti.
"Un'imponente Armada sta facendo rotta verso l'Iran. Si muove rapidamente, con grande potenza, entusiasmo e determinazione - ha avvertito il presidente americano in un post su Truth -. È una flotta più grande di quella inviata in Venezuela, guidata dalla grande portaerei Abraham Lincoln. Come nel caso del Venezuela, è pronta e in grado di compiere rapidamente la sua missione, con rapidità e violenza, se necessario".
Se vuole evitare un attacco che sarebbe "peggiore" di quello del giugno scorso contro i suoi siti nucleari, l'Iran torni al tavolo per negoziare un accordo "giusto ed equo", è il monito del presidente americano. "Si spera che l'Iran si sieda rapidamente al tavolo delle trattative e negozi un accordo equo e giusto - SENZA ARMI NUCLEARI - che sia vantaggioso per tutte le parti. Il tempo sta per scadere - ha avvertito - è davvero essenziale!".
"Come ho già detto una volta all'Iran - ha intimato ancora Trump - CONCLUDETE UN ACCORDO! Non l'hanno fatto, e c'è stata l'Operazione Midnight Hammer'" a giugno, che ha provocato "una grave distruzione dell'Iran". "Il prossimo attacco sarà molto peggiore! Non fate in modo che ciò accada di nuovo".
L'Iran è "più debole che mai" è la convinzione espressa dal segretario di Stato americano, Marco Rubio, che ha parlato davanti alla commissione Esteri del Senato. "Quel regime - ha detto - è probabilmente più debole di quanto sia mai stato e il nucleo del problema che affrontano, diversamente dalle proteste viste in passato sugli stessi temi, è che non hanno il modo di rispondere alle richieste dei manifestanti", che protestano perché "l'economia è al collasso".
Anche per il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, il governo iraniano "ha i giorni contati". "Un regime che può mantenere il potere solo attraverso la violenza e il terrore contro la propria popolazione: i suoi giorni sono contati", ha detto Merz durante una conferenza stampa congiunta con il primo ministro romeno, Ilie Bolojan. "Potrebbe essere questione di settimane, ma questo regime non ha alcuna legittimità per governare il Paese", ha aggiunto Merz.
L'Iran da parte sua ha messo in chiaro: non ci possono essere negoziati tra Washington e Teheran se gli Stati Uniti minacciano la Repubblica Islamica. Ad affermarlo è stato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, prima del post di Trump. "Fare diplomazia attraverso la minaccia militare non può risultare efficace o utile, se vogliono che i negoziati prendano forma, devono sicuramente rinunciare al ricorso alle minacce, alle richieste eccessive e agli argomenti privi di logica", ha sottolineato. "Non si può parlare di colloqui in un clima di minacce", ha concluso, nelle dichiarazioni trasmesse in televisione.
Dopo l'avvertimento del presidente Usa è intervenuta in un post l'ambasciata iraniana all'Onu: "L'ultima volta che gli Stati Uniti si sono lanciati in guerre in Afghanistan e Iraq, hanno sperperato oltre 7.000 miliardi di dollari e perso più di 7.000 vite americane". "L'Iran è pronto al dialogo basato sul rispetto e sugli interessi reciproci, ma se costretto si difenderà e risponderà come mai prima", ha scritto l'ambasciata.
"Abbiamo sempre accolto con favore un accordo nucleare vantaggioso, giusto ed equo, su un piano di parità e libero da coercizioni, minacce e intimidazioni, che garantisca i diritti dell'Iran alla tecnologia nucleare pacifica e assicuri l'assenza di armi nucleari", ha poi ribadito su X il ministro degli Esteri iraniano, che nello stesso post ha anche minacciato ritorsioni nel caso di attacco alla Repubblica islamica.
"Le nostre coraggiose forze armate sono pronte, con il dito sul grilletto, a rispondere immediatamente e con forza a qualsiasi aggressione contro la nostra amata terra, il nostro cielo e il nostro mare", ha proseguito, sottolineando che "le preziose lezioni apprese dalla guerra dei 12 giorni ci hanno reso in grado di rispondere in modo ancora più forte, rapido e profondo". Araghchi ha concluso, ribadendo che l'Iran "non ha mai cercato di acquisire" armi nucleari né queste fanno parte della sua dottrina difensiva.
"Un 'attacco limitato' è un'illusione. Qualsiasi azione militare da parte degli Stati Uniti - di qualsiasi origine e a qualsiasi livello - sarà considerata l'inizio di una guerra e la sua risposta sarà immediata, totale e senza precedenti, colpendo il cuore di Tel Aviv e tutti coloro che sostengono l'aggressore". Così su X il consigliere della Guida Suprema Ali Khamenei, Ali Shamkhani.
Racconti di pile di corpi sepolti in fretta e furia, dopo esser stati ammassati su furgoni per gelati, timori che le vittime della repressione delle proteste in Iran possano essere anche più di 30.000, denunce di una "brutalità senza limiti". Il Guardian ha raccolto testimonianze di medici, voci in obitori e cimiteri, mentre continua a essere difficile conoscere la verità su quanto accaduto nella Repubblica Islamica.
Il governo di Teheran ha ammesso che ci sono stati più di 3.000 morti. Secondo le ultime notizie pubblicate sul sito di Human Rights Activists News Agency (Hrana) sono almeno 6.221 i morti confermati durante l'ondata di proteste. L'organizzazione, con base negli Usa, conferma che si continua a lavorare per verificare le circostanze di altri 17.091 decessi segnalati. In alcuni casi, secondo il Guardian, ci sono tutti gli indizi che parlano di esecuzioni.