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Edilizia: sindacati, per settore cemento è ora di cambiare

Edilizia: sindacati, per settore cemento è ora di cambiare
11 maggio 2017 | 12.37
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Per il settore del cemento è tempo di cambiare. Ne sono convinti i sindacati delle costruzioni di Cgil Cisl Uil, che oggi hanno illustrato le loro proposte in un convegno dal titolo “4.0 Time for Change: innovazione, sostenibilità, economia circolare.Un nuovo ciclo del cemento è possibile?”, al Centro Congressi Frentani di Roma.

“Cambiare è una necessità improrogabile, dopo la lunga crisi che il settore ha subito con il crollo dell’edilizia e che purtroppo non ha ancora dispiegato tutti i suoi effetti negativi -ha spiegato il segretario nazionale della Fillea Gianni Fiorucci a nome delle tre sigle sindacali-. Il settore è in piena tempesta da otto anni, ora occorre tracciare una nuova rotta, dove tutti gli attori - istituzioni e parti sociali - condividano proposte concrete per portare il settore fuori dalla crisi dando vita ad nuovo ciclo del cemento” all’insegna “dell’innovazione e della sostenibilità, attraverso un modello di economia circolare, non solo come soluzione al problema, ma anche come opportunità di sviluppo generale.”

Lo scenario del settore è desolante: continua a calare la produzione nel mondo, anche se in Europa nel 2015 per la prima volta si è tornati al segno positivo, con un debole +0,9, mentre in Italia si conferma un calo superiore alla media mondiale. Impietoso il dato: dai 47 milioni di tonnellate prodotte nel 2008 siamo passati a 19 del 2015.

Una capacità produttiva quindi “doppia rispetto alla richiesta del mercato - prosegue Fiorucci - e quindi gli stabilimenti marciano nella media del 60% nonostante siano già molte le unità produttive che hanno fermato definitivamente la produzione a ciclo completo” con effetti drammatici sull’assetto dei siti produttivi “alcune cementerie sono diventate centri di macinazione, altre sono state chiuse, mentre il 18% dei lavoratori è uscito dal settore con pensionamenti, incentivi, ricollocazioni, licenziamenti e molti altri lavoratori sono in cassa integrazione e rischiano il posto di lavoro.”

La crisi ha favorito poi un profondo cambiamento della geografia mondiale del settore “al netto dell’acquisizione di Italcementi da parte di Heidelberg, il resto dei produttori sono tutti italiani e finora stanno tenendo, nonostante le difficoltà, proprio grazie alle operazioni di internazionalizzazione costruite prima della crisi (Buzzi Unicem, Colacem e Cementir/Sacci) ed ai buoni risultati esteri, che hanno coperto le perdite nel mercato interno.”

Ma quanto ancora potrà durare questa situazione? Molto poco, pensano i sindacati “sentiamo parlare di ulteriori scelte di razionalizzazione, con ripercussioni negative sui livelli occupazionali. Per questo occorre fare presto ed intervenire per orientare i processi in atto” avverte Fiorucci ricordando che fin qui “la maggior parte delle ristrutturazioni sono avvenute, a parte un solo caso, con percorsi condivisi e con minime ripercussioni sociali - pensiamo al piano sociale di Italcementi - ora il nostro timore è che senza un sostegno delle Istituzioni a tutti i livelli, la situazione potrebbe diventare insostenibile.”

Per questo occorre programmare il futuro del cemento, che per i sindacati viaggia lungo tre linee di intervento “il rilancio delle costruzioni come leva di sviluppo del settore e dell’economia in generale; una politica industriale a difesa del sistema produttivo cementiero italiano che spinga le imprese ad investire in ricerca e innovazione; la definizione per il settore dello stato di “crisi complessa”, con l’attivazione di politiche del lavoro attive e passive che accompagnino meglio i processi di rilancio, riconversione, riorganizzazione e gestione degli esuberi.”

E allora, per Fiorucci, è necessario rilanciare una politica industriale a difesa del sistema produttivo cementiero italiano. Non è “questione di campanile e di delimitazione dei mercati in un’ottica protezionista, ma di come garantiamo che il cemento continui ad essere prodotto e verificato in Italia, per difendere qualità e convenienza, frutto del nostro patrimonio industriale, che non va assolutamente disperso, una storia industriale nazionale fatta di tante professionalità di altissimo livello, dagli operai, agli impiegati, agli ingegneri, ai ricercatori, che hanno ideato e reso possibile un processo produttivo, che in termini di efficienza, è tra i migliori al mondo”.

Come il “cemento biodinamico, in grado di interagire con i fattori inquinanti in atmosfera, o il prodotto composto con materiali riciclati provenienti dagli sfridi delle lavorazioni del marmo di Carrara, tecnica resa famosa dal Palazzo Italia di Expo 2015.”

Per Feneal Filca Fillea, infine, occorre che il Governo riconosca che il settore del cemento è strategico, la crisi è complessa e quindi necessitano strumenti straordinari. A partire dal rafforzamento dei “luoghi di confronto istituzionale sui piani industriali delle aziende, affinché essi siano coerenti con gli interessi del paese e rispettosi dei principi di Responsabilità Sociale d’Impresa".

Percorsi da attivare in particolare per quei siti chiusi o in via di dismissione, promuovendo tutte le iniziative in rapporto con il territorio, necessarie alla riconversione produttiva e alla rioccupazione dei lavoratori” perché non accada più che un gruppo “rifiuti qualunque spiraglio di confronto con le rappresentanze dei lavoratori, buttando per strada i lavoratori senza un briciolo di umanità, violando anche gli accordi sottoscritti con i prefetti". Occorre "mettere in campo politiche del lavoro che prevedano, ad esempio, una fase di ultrattività della cassa integrazione straordinaria legata alla riorganizzazione, investimenti, innovazione delle imprese e ricollocazione di personale in esubero e riconversione dei siti produttivi chiusi.”

Ecco perché “chiediamo che venga messa in campo dal Governo un’azione coordinata a livello nazionale per le politiche attive di ricollocamento, attraverso una formazione mirata ed efficace ed un supporto della task force di nuova costituzione dell’Anap sulle ristrutturazioni, riorganizzazioni aziendali e gestione di personale in eccedenza -conclude Fiorucci a nome di Feneal Filca Fillea- chiediamo un tavolo permanente di confronto interministeriale tra Ministero dello sviluppo economici, del lavoro, dell’ambiente, che tenga dentro tutte le questioni che oggi abbiamo offerto al dibattito, in termini di difesa del lavoro e di rilancio dell’occupazione.”

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