Il regista e sceneggiatore interviene così sulla proposta di legge presentata alla Camera che prevede una pena fino a tre anni di carcere per chi "ripropone atti o comportamenti" di personaggi mafiosi. La promotrice della Pdl: "Non amo i reati di opinione ma credo che questo sia ormai non più rinviabile"
“Ci faremo arrestare in parecchi, dovranno allargare di molto le patrie galere. E ricordiamoci che i detenuti pesano sulla spesa pubblica: il nostro è un Paese che ha un debito pubblico importante, quindi non gli conviene". È la provocazione del regista, sceneggiatore e attore Marco D'Amore, durante la conferenza stampa di ‘Gomorra - Le Origini’ (dal 9 gennaio su Sky e in streaming su Now), commentando la proposta di legge presentata da Fratelli d'Italia, prima firmataria Maria Carolina Varchi, che prevede di punire il reato di 'apologia e istigazione' dei comportamenti mafiosi, estendendo l'articolo 416 bis.
Il testo - che è alla Camera da ottobre ma nei giorni scorsi è stato assegnato alla commissione Giustizia - prevede una pena fino a tre anni di carcere e una multa fino a 10mila euro.
“Nei momenti di difficoltà come questo - prosegue D’Amore - è lì che ancora continueremo cose interessanti, più acide e più resistenti a questa forza che ci viene contro e ci dice di smettere”, conclude il regista.
Nel testo, incardinato il 10 dicembre alla Camera, si prevede la reclusione dai 6 mesi a 3 anni e multe fino a 10 mila euro per chiunque pubblicamente esalta fatti, metodi, principi o comportamenti propri delle associazioni criminali" o "ne ripropone atti o comportamenti con inequivocabile intento apologetico ovvero istiga taluno a commettere i medesimi delitti". Prevedendo l'aggravante se "il fatto è commesso con il mezzo della stampa o attraverso strumenti telematici o informatici".
"Sono soddisfatta di aver acceso un dibattito sulla normalizzazione del fenomeno mafioso, che negli ultimi anni ha spesso sconfinato in una vera e propria esaltazione, a partire da fiction apparentemente innocue fino ad arrivare ai social", dice Varchi all'AdnKronos.
Per Varchi siamo di fronte a "un crescendo dell'esaltazione della criminalità" da parte di fiction e social "dal quale sembra complicato uscire senza un intervento legislativo serio che dimostri quanto per il legislatore siano comportamenti distorti e carichi di disvalore". "Il dibattito sulla mia proposta andrà avanti, se ne facciano una ragione. Gli italiani non sono più disposti ad assistere alla diffusione di prodotti televisivi o contenuti social in cui non si capisce se il mafioso sia il buono o il cattivo. Non amo i reati di opinione ma credo che questo sia ormai non più rinviabile", avverte Varchi.
"E' inimmaginabile che alcuni prodotti, che spacciano per artistici o culturali siano una istigazione a delinquere, Gomorra non ha modelli positivi, ma sono solo modelli negativi, così come tante canzone dei neo-melodici, vanno bene le fiction dove c'è il bene e il male, dove c'è il male, dove ci sono solo modelli negativi si fa del male ai ragazzi", afferma all'AdnKronos, il senatore della Lega, Gianluca Cantalamessa, firmatario di una ddl che prevede una stretta sulle opere artistiche, canzoni e fiction che possano portare alla imitazione di modelli criminali, come nella analoga pdl presentata alla Camera dalla deputata di Fdi, Carolina Varchi. "Lo dice anche Daniela di Maggio, la madre di Giogio, ucciso da ragazzi che hanno preso a modelli negativi i protagonisti di alcune fiction", avverte il leghista.