Autonomia differenziata, approvate al Senato le risoluzioni sulle preintese

20 luglio 2026 | 15.38
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Il tema dell’autonomia differenziata è tornato al centro del dibattito parlamentare con l’approvazione da parte dell’Assemblea del Senato delle risoluzioni relative agli schemi di intesa preliminare tra il Governo e le Regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto per l’attribuzione di particolari forme e condizioni di autonomia in alcune materie specifiche. Il provvedimento è stato approvato con 84 voti favorevoli e 59 contrari, al termine di un confronto politico particolarmente acceso che ha evidenziato le diverse visioni delle forze parlamentari sul futuro assetto dei rapporti tra Stato e Regioni. Le intese riguardano settori considerati strategici per l’amministrazione dei territori, tra cui le professioni, la protezione civile, la tutela della salute e la previdenza complementare. L’approvazione delle risoluzioni da parte del Senato rappresenta tuttavia soltanto una fase iniziale di un percorso istituzionale più ampio e articolato. Gli atti sono infatti attualmente all’esame della Camera dei deputati, dove la Commissione Affari costituzionali sta svolgendo le proprie valutazioni. Successivamente il Governo dovrà trasformare le preintese in specifici disegni di legge, uno per ciascuna Regione interessata, che dovranno poi essere approvati da entrambi i rami del Parlamento con la maggioranza assoluta dei componenti, come previsto dalla Costituzione per i procedimenti relativi all’autonomia differenziata. Nel corso del dibattito parlamentare, le forze di maggioranza hanno sostenuto che il percorso avviato costituisce un’applicazione delle disposizioni contenute nell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, che consente alle Regioni a statuto ordinario di ottenere ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia attraverso un’intesa con lo Stato. In particolare, Lega e Fratelli d’Italia hanno evidenziato come il trasferimento di specifiche competenze possa contribuire a rendere più efficiente l’azione amministrativa, favorendo una gestione maggiormente calibrata sulle esigenze dei territori e una più rapida erogazione dei servizi ai cittadini. Secondo i sostenitori della riforma, l’attribuzione di nuove competenze alle Regioni interessate non metterebbe in discussione l’unità della Repubblica né il principio di solidarietà nazionale, poiché resterebbero garantiti i livelli essenziali delle prestazioni (Lep), destinati ad assicurare standard minimi uniformi dei servizi sull’intero territorio nazionale. Di diverso avviso si sono invece mostrate le forze di opposizione. I gruppi parlamentari di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva e Azione hanno espresso forti perplessità sia sul metodo sia sul merito dell’iniziativa. Nel corso degli interventi in Aula è stato sostenuto che il percorso avviato dal Governo rischierebbe di procedere in assenza di alcuni presupposti ritenuti fondamentali, a partire dalla piena definizione dei livelli essenziali delle prestazioni e dall’attivazione del fondo perequativo necessario a compensare le differenze economiche e finanziarie tra i diversi territori del Paese. Le opposizioni hanno inoltre richiamato la sentenza n. 192 del 2024 della Corte costituzionale, ritenendo necessario che le indicazioni e i principi affermati dalla Consulta trovino una compiuta attuazione prima di procedere all’attribuzione di ulteriori competenze regionali. Nel dibattito sono emerse anche valutazioni critiche riguardanti gli aspetti tecnici e finanziari delle preintese. Secondo le opposizioni, la documentazione disponibile non consentirebbe ancora di valutare in modo sufficientemente approfondito gli effetti economici e organizzativi del trasferimento delle funzioni previste. Sono state inoltre sollevate osservazioni sull’elevato grado di omogeneità dei testi sottoscritti con le quattro Regioni interessate, elemento che, secondo alcuni interventi parlamentari, ridurrebbe la possibilità di cogliere effettivamente le peculiarità e le esigenze specifiche dei diversi contesti territoriali. Un altro tema particolarmente presente nel confronto politico ha riguardato le possibili conseguenze dell’autonomia differenziata sugli equilibri territoriali del Paese. Le forze contrarie al provvedimento hanno evidenziato il rischio che il trasferimento di ulteriori competenze possa accentuare le differenze esistenti tra le diverse aree italiane, soprattutto in ambiti sensibili come la sanità, dove già oggi si registrano livelli di performance e capacità organizzativa differenti tra le Regioni. Secondo questa impostazione, senza adeguati strumenti di perequazione e senza la preventiva definizione dei livelli essenziali delle prestazioni, l’autonomia potrebbe contribuire ad ampliare il divario tra le aree economicamente più forti e quelle caratterizzate da maggiori fragilità strutturali. Al contrario, i sostenitori della riforma ritengono che il rafforzamento delle competenze regionali possa rappresentare un’opportunità per sperimentare modelli amministrativi più efficaci e favorire una maggiore responsabilizzazione delle istituzioni territoriali. Secondo tale prospettiva, una gestione più vicina ai cittadini consentirebbe di adattare meglio le politiche pubbliche alle esigenze locali, mantenendo al contempo il quadro unitario garantito dallo Stato e dai meccanismi di coordinamento nazionale. L’approvazione delle risoluzioni al Senato non conclude quindi il percorso dell’autonomia differenziata, ma segna l’avvio di una nuova fase di approfondimento politico e istituzionale. Nei prossimi mesi l’attenzione si sposterà sull’esame parlamentare alla Camera e sulla successiva predisposizione dei disegni di legge da parte del Governo. Sarà in tale sede che verranno affrontati in maniera più dettagliata i profili giuridici, finanziari e organizzativi delle singole intese, verificando gli effetti concreti delle nuove competenze richieste dalle Regioni e il bilanciamento tra autonomia territoriale, coesione nazionale e garanzia uniforme dei diritti dei cittadini su tutto il territorio della Repubblica.

Le risoluzioni approvate/1

Le risoluzioni approvate/2

Le risoluzioni approvate/3

Le risoluzioni approvate/4

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